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LIBERTA’ E PLURALISMO PER SCONFIGGERE ODIO E INTOLLERANZA

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LIBERTA’ E PLURALISMO PER SCONFIGGERE ODIO E INTOLLERANZA

           

 

I feroci attentati parigini hanno messo a nudo l’Occidente, hanno fatto emergere e riscoprire i valori della libertà e della democrazia, ma anche in una fetta consistente della società europea le paure, i pregiudizi e gli istinti primordiali. Tanto è pericoloso il fanatismo di matrice islamica quanto lo può essere quello in nome dei “valori” dell’Occidente, quello cioè di ergere dei muri tra “noi” e “loro”, di dichiararsi superiori, di combattere cioè la crociata tra “il bene” e “il male”. Bisogna stare attenti a non regredire, a non rinunciare alla nostra libertà, a non farsi convincere ad esempio che la soluzione contro il terrorismo sia quella di abolire Schengen e cioè la libera circolazione di merci e persone all’interno dei paesi Ue. Il problema di queste regressioni nasce dal fatto che una parte degli uomini non cercano né la libertà, né la giustizia, ma soprattutto la sicurezza. Moltissime persone sono schiave per natura, perché una volta liberate dalle loro catene non possiedono le risorse morali e intellettuali con cui affrontare la prospettiva della responsabilità e di una scelta tra alternative diverse. E quindi liberate da un insieme di catene, inevitabilmente ne cercano altre. Per questo molti si fanno abbindolare da quelli che sono “miti”, dogmi, “sublimazioni”  che permettono agli uomini di evitare quello che considerano il caos e cioè la libera scelta individuale. Questo è un atteggiamento che si può riscontrare sia in gran parte della destra, sia in una fetta consistente della sinistra, soprattutto radicale. Il pericolo è che l’Occidente si faccia risucchiare dalle proprie paure o anche che tenda a minimizzare dicendo che sia la mancata integrazione la causa degli attentati. Tra questi estremi c’è la terza via, ovvero un’Europa laica, liberale e pluralista.  Un’Europa che non si riferisca ad un’unica visione centrale, a un principio ispiratore  universale , il solo che può dare un significato alla vita di individui e popoli, ma un’Europa che persegua molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, non uniti da un principio morale o estetico. Un pensiero che si muove su più piani che colga l’essenza di una vasta varietà di esperienze e di temi, senza cercare di inserirli o escluderli in una visione unitaria, immutabile, onnicomprensiva che si riveli fanatica. Noi non siamo depositari di nessuna verità, perché pensando che esista una verità da imporre che spieghi tutto, finiamo per vedere nemici ovunque,  siano essi persone con diverse culture, diversi stili di vita, diverso modo di pensare o agire.  Occorre fare propri i principi di una società aperta, e cioè della libertà, della tolleranza, dell’inclusione, della giustizia, in una società che dia spazio alle differenze, che sappia valorizzarle trovando però punti di contatto senza  scadere nei miti ipocriti dell’egualitarismo e del multiculturalismo, il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti. Non multiculturalismo, ma intercultura. Non ergiamo muri divisori, né creiamo ghetti a cielo aperto derivanti da una politica immigratoria incontrollata e nemmeno imporre un’integrazione forzata credendo che siamo tutti uguali. Il segreto sta non nel chiedersi cosa possiamo fare per gli alti o cosa gli altri possono o debbano fare per noi, ma cosa possiamo fare insieme. Questa può essere la medicina più efficace contro l’intolleranza, l’odio e il fanatismo di tutti i dogmi religiosi e non. 

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