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Tanti (FI): Arezzo Wave, meglio se non si fa. Non porta niente ad Arezzo, serve un’altra proposta.

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Tanti (FI): Arezzo Wave, meglio se non si fa. Non porta niente ad Arezzo, serve un’altra proposta.

“Si facciano gli stati generali della cultura musicale con i “nostri” professionisti con esperienza internazionale, con i giovani appassionati, i Festival che già operano, le categorie economiche. Al centro ci sia Arezzo che cresce”



“Ma chi lo ha detto che Arezzo ha bisogno di Arezzo Wave? Ma è possibile che dopo un passato alla fine fatto più di fallimenti che non di successi, se Arezzo è tiepida verso questo Festival se ne deve fare pure una colpa? In un tempo dove la politica non usa mai parole chiare io – ed è una posizione del tutto personale – dico la mia: se Arezzo Wave non si fa, trovo addirittura che sia un punto a favore di  Arezzo e degli aretini. La cultura in generale -  ed in particolare la musica -  può diventare il “petrolio” di Arezzo, ma serve una pianificazione diversa e soprattutto serve una proposta culturale che non porti vantaggio legittimo solo a chi la propone, ma che faccia crescere il PIL cittadino con persone che vengono, restano qualche giorno, visitano Arezzo e le sue Vallate, dormano negli alberghi e non stesi per terra, mangino nei ristoranti, conoscano i nostri negozi e magari comprino qualcosa, visitino i musei e poi tornino ancora. La musica è una grande occasione di crescita, ma un’altra musica: quella che porta gente che di giorno non dorme, ma si mescola con Arezzo e non un popolo di notturni sui quali nulla ho da dire ma che nulla lascia dietro di sé. Quando va bene”. Così Lucia Tanti Vicepresidente provinciale di FI ad Arezzo che, per prima, già nel 2009 ebbe a dire che per lei quella manifestazione era da considerarsi un’esperienza da chiudere.

“Che Arezzo abbia bisogno di una politica diversa in tema di cultura, a partire proprio dalla musica, lo dico da anni e sono anche convinta che in questo territorio serva un grande accordo di programma tra il Comune, gli operatori del settore, le categorie economiche, alcune realtà posizionate a livello internazione,  i tanti talenti giovani e meno giovani che abbiamo in Città e che possono darci un respiro forte, alcuni Festival di generi diversi che da anni operano con successo, ma che ora Arezzo Wave pretenda di essere l’unica carta per portare Arezzo al centro del mondo musicale la trovo un’affermazione che dà il senso che davvero si è persa la misura e pure la memoria di quello che davvero il Festival è stato in questi anni. Da tempo il rapporto tra la Città e Arezzo Wave si è consumato così come quella formula ha dimostrato di non  funzionare e di  non portare alla Città quasi nulla. Non è colpa di nessuno, ma è un fatto sul quale mi pare ci siano pochi dubbi: Arezzo non ama Arezzo Wave e mi permetto di dire che pure Arezzo Wave ami poco Arezzo perchè non ci si è mai posto il problema di come coniugare la propria presenza in maniera cordiale con la Città e soprattutto in maniera utile. Su un punto però Valenti ha ragione: la politica non si nasconda dietro a tattici silenzi e dica come la pensa. Non si tengono sotto scacco le persone, professionisti come Valenti, sperando che capiscano da soli che è tempo di fare fagotto. Il Comune di Arezzo abbia il coraggio di dire che la storia con Arezzo Wave finisce qui oppure al contrario che continua e se continua allora come e a quali costi. La mia speranza è che finisca qui, però chi fa politica deve avere almeno il coraggio di dire che idee ha in mente. Questo è proprio obbligatorio”.

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