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Je suis Ahmed, il dovere della laicità, anche quando scomoda e impopolare.

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Je suis Ahmed, il dovere della laicità, anche quando scomoda e impopolare.

 

I fatti gravissimi di ieri, con la strage di 12 membri della redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo, ci riportano alla mente un'altra terribile strage,opera del fanatismo religioso, se pur di altra matrice, avvenuta ad Utoya in Norvegia con la morte di 77 persone il 22 Luglio 2011.

In questa fase, in cui da più parti politiche si cerca di caricare e strumentalizzare il terribile evento come “scontro di civiltà”, è indispensabile al proposito richiamare la razionalità necessaria per non farsi coinvolgere nella spirale d’odio che consegue spesso, troppo spesso, a questi eventi.

Tale razionalità non può che essere ricercata nella storia e nel principio di laicità (da cui si sviluppano la libertà di espressione e di parola, quindi di satira, anche sulla religione), non c’è dubbio infatti,  nei rapporti tra politica e religione, che il termine laicità(parola sconosciuta fuori dell’ambito europeo occidental-continentale), rappresenti un’eccezione, per di più recente, in una vicenda storica plurimillenaria, in cui si intrecciano conflitti e connivenze: conflitti per la pretesa della religione di diventare politica; connivenze nello scambiarsi reciproci sostegni, offrendo doveri religiosi a sostegno di obbligazioni politiche e viceversa.

E’emblematico in questo processo di ponderazione e razionalizzazione dell’episodio omicida e terrorista, non collocabile in un preteso “scontro di civiltà”, un irrilevanza della professione di fede mussulmana degli autori della strage, ma bensì la loro visione fanatica, antilibertaria e antilaica della stessa, dello stato e della società.

Al proposito esemplari le parole dell’On.Emma Bonino in una recente intervista:
“..Ma vorrei introdurre un discorso che mi sembra importante. Ci sono molti laici nel mondo musulmano; gente che considera la religione un fatto privato. Sono loro i portatori di ogni discorso di tolleranza. Non vorrei che credessimo sul serio che pace e tolleranza siano prodotti occidentali d’esportazione. Pace e tolleranza non sono un evento, sono un processo”.

Testimonianza né è il poliziotto Ahmed Merabet, francese e  musulmano come gli attentatori, in servizio davanti a Charlie Hebdo. Musulmano giustiziato a  freddo mentre difendeva la libertà, l'uguaglianza, la Francia Laica. I valori che oggi vengono calpestati da molti, non soltanto dai feroci assassini di ieri, quelli che hanno ucciso il direttore e i vignettisti di Charlie Hebdo, che piangiamo davvero e non soltanto perché come noi erano libertari e laici, ma perchè sapevano che l'umanità è UNA.

“Al male reagiremo con più democrazia e più umanità.”
[Jens Stoltenberg, ex primo ministro socialista norvegese, in occasione della strage di Utøya].

#‎JeSuisCharlie



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