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I RADICALI ARETINI VISITANO IL CARCERE DI AREZZO E PROPONGONO UN SATHYAGRAHA

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I RADICALI ARETINI VISITANO IL CARCERE DI AREZZO E PROPONGONO UN SATHYAGRAHA

Oggi una delegazione di Liberaperta - Radicali Aretini composta da Giuseppina Nibbi, Antonio Stango, Eugenio Mascagni e Angelo Rossi ha fatto visita al carcere di Arezzo. 

Grazie alla disponibilità del Direttore Paolo Basco hanno potuto raccogliere moltissimi dati statistici riguardanti la struttura, i propri dipendenti e la popolazione carceraria. Nel corso della visita alle celle hanno incontrato anche tutti i detunuti ai quali hanno proposto l'adesione al Satyagraha di Natale di appoggio a Marco Pannella che culminerà la notte di San Silvestro quando assieme al Vice-presidente della Camera, Roberto Giachetti e alla Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, entreranno dentro l’istituto di Sollicciano.
- La situazione che abbiamo riscontrato, almeno nella sezione agibile e operativa della struttura aretina - dice Angelo Rossi presidente di Liberaperta- è decisamente buona sia sotto il profilo igienico-sanitario che quello degli spazi dei detenuti, che dei programmi di aiuto al reinserimento. Mi ha molto colpito ad esempio uno dei detenuti che si appresta a intraprendere un percorso universitario grazie alla  collaborazione di alcuni professori aretini che svolgendo una lodevole opera di volontariato hanno portato la scuola e lo studio (anche della filosofia) all'interno del carcere. Il vero problema  è quello che la struttura lavora a un regime di solo il 30% di quella che sarebbe la sua piena funzionalità, il restante 70% è infatti inagibile da molti anni. Il fatto clamoroso e scandaloso è che i lavori di ristrutturazione che erano stati avviati circa 5 anni fa furono repentinamente abbandonati dalla ditta appaltatrice perchè nel frattempo fallita, e da allora il carcere di Arezzo è in massima parte un cantiere abbandonato in totale degrado e nessuno è in grado di dire se e quando i lavori mai riprenderanno. Interventi strutturali per ora sono previsti infatti sulla cinta muraria esterna ma per quanto riguarda il ripristino del resto del carcere nulla è previsto all'orizzonte e quindi Guardie Penitenziarie e detenuti sono costretti a convivere gomito a gomito col degrado di edifici fatiscenti.
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