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Lettera dedicata a chi cadde da cavallo... sulla via di Damasco!

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Lettera dedicata a chi cadde da cavallo... sulla via di Damasco!

Matteo Bracciali, quando parla, ha uno strano sorriso, che rimane “sotto” alle parole e alle frasi. Noi donne lo riconosciamo, è il sorriso di chi si compiace ad ascoltarsi. Questo sentimento, in altri contesti, si accompagna a qualche manovra di seduzione. Funziona bene con le adolescenti. Credo. Ma è anche il sorriso di un ragazzo che può crollare per una battuta o per una qualche piccola verità.

È il sorriso di chi è incredulo per essere lì, a parlare, senza che qualcuno lo contraddica o gli rinfacci alcune superficialità.

Su You Tube: “Occorrono più progetti e meno dirigenti… e chi non è d’accordo può anche andarsene” (applausi scroscianti). Già tre o quattro burocrati del Comune son lì a progettare mirabilia per sopravvivere …  Spaventati a morte dal buon Matteo.

Poi: “La nostra generazione non può attendere!” (altro scroscio di applausi).

E perché non può attendere? L’attesa è anche un modo per acquisire esperienza e crescere. Un conto è l’ingiustizia generazionale cui i giovani sottostanno dal punto di vista del lavoro (con buona pace dei sindacati), delle pensioni (sempre con buona pace dei sindacati), del debito pubblico (grazie agli accordi dei partiti e dei sindacati), ecc. Ovviamente queste ingiustizie devono essere emendate. Altro conto è l’aspettativa del giovane Matteo di fare il sindaco. Che non tollera ritardi. Come tutti quelli che con la politica ci vivono.

Matteo sorride perché se la fa addosso e avverte la potenziale crisi di tenuta. “Crisi della presenza” avrebbe detto Ernesto de Martino. Roba da antropologia culturale. Ma ogni istante di sopravvivenza lo rassicura e lo fa gioire. E sorride. “Fragili e spavaldi”: ha scritto Pietropolli Charmet.

Ho assistito al dibattito televisivo dei tre contendenti alle primarie a casa di amici. Come si dice: poche idee, ma dette male. Zero emissioni. Tutto molto ecosostenibile. Solo il mio fidanzato che ha (un po’) di pancia e che si era commosso mangiando una carbonara (Èdderoma!), ha iniziato a respirare più lentamente, con la testa reclinata sulla mia spalla. Al primo lieve sibilo, l’ho sgomitato e lui si è pure silenziosamente risentito (Èdderoma!). Forse non aveva torto. Ralli, Gasperini. Il carisma di un’aringa affumicata.

Il problema, tuttavia, non è Matteo, che potrebbe vincere nella generale sconfitta di tutti. Il problema siamo noi Aretini e la politica dei nostri politici.

Fanfani si è sistemato e finalmente si è allontanato da un mondo opprimente che lo faceva molto incavolare. Ha riacquistato il sorriso e con lui i suoi assessori, che non avrebbero riso affatto se Beppe non fosse evaso.

Se il fiuto femmineo non mi inganna, sta meglio anche la moglie.

Sorride bonariamente anche la nostra Senatrice e ne ha ben donde, se consideriamo i vantaggi della professione. Sorride per ciò che ha fatto e davvero può sorridere, perché non ha il fiatone per la fatica.

Anche Donati, giovane con aplomb, appartiene alla specie “ridens” e infatti è già esperto di sorrisi contenuti. Occorre moderazione anche nel sorridere. Meglio se con qualche elegante melanconia. Alla Werther.

La nostra è una classe politica sconosciuta, fuori di Arezzo. Di conseguenza Arezzo non è conosciuta aldilà di Arezzo.

Bracciali. Renziano. Anche Renzi sorride, anzi ride. Qualche battuta gli riesce (spesso meglio di Grillo che un po’ spaventa). E Bracciali sorride per il successo e per il corteo di cortigiani in aiuto del vincitore. Son diventati tutti renziani, anche le amiche in Regione le quali, Annus Domini Bersani, con Renzi c’erano andate giù dure. Ma le conversioni non avvengono solo a Damasco. Anche Arezzo registra i suoi Paolo di Tarso.

Pure Vasai che apriva ogni discorso con la deprecatio del destino ferale che ha abbattuto le province, ha dimenticato che Renzi è un rottamatore delle province. E anche lui è diventato renziano. Paradossi del renzismo: si può essere renziani e detestare il renzismo. Il che non è segno di libertà: lo sarebbe solo se i renziani traessero conseguenze dalle critiche.

Domanda: “I votanti alle primarie sono un campione attendibile per l’universo cittadino dei votanti?”. Forse sì, forse no. Certamente il rischio è quello di un bell’astensionismo. Ma se la destra non fa stupidaggini, potrebbe avere buon gioco. E io, che seguo la massima di Spike Lee “Fai la cosa giusta”, non ne sarei scandalizzata. Ci sono tante altre generazioni, meno giovani, anch’esse stanche di aspettare. E vanno a votare.

 Lettera firmata

P. S.

Che diamine, in questa città manca anche un posto decente dove bere un aperitivo!

 

 

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