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CISL: IL 2014 UN ANNO DIFFICILE

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CISL: IL 2014 UN ANNO DIFFICILE

Il segretario Marco Salvini analizza e fa un bilancio della situazione occupazionale di questi dodici mesi in provincia di Arezzo.

 L’anno che si chiude è stato segnato da grandi difficoltà, ma siamo pronti ad affrontare il 2015 con idee e prospettive positive. Voglio iniziare l’analisi di questo 2014, afferma Marco Salvini, segretario generale CISL Arezzo, rivolgendo al nuovo anno un positivo augurio ed impegno.

 

Il 2014 passerà alla storia per essere stato un anno difficile per tutto il comparto lavorativo, sia pubblico sia privato, segnato da scioperi e mobilitazioni su tutto il territorio nazionale per chiedere al Governo politiche occupazionali serie ed il rinnovo dei contratti di lavoro. A causa di ciò non solo si sono persi posti di lavoro, ma si è anche bloccato l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

L’Italia di nuovo in recessione, con il PIL negativo per il tredicesimo trimestre consecutivo. L’economia è tornata ai livelli del 2000. Ed il prodotto interno lordo a -0,1% nel 2014, -0,4% tendenziale sul 2013.

Un quadro generale difficile come non mai. E’ chiaro, prosegue Salvini, che non è più tempo di chiacchiere, promesse e proclami. Occorre un’inversione di marcia che dia risorse per lo sviluppo ed il sociale altrimenti è la fine.

Sotto la lente d’ingrandimento del sindacato CISL di Arezzo non sfuggono, però, i problemi legati al territorio che, in questi ultimi dodici mesi, hanno segnato come non mai, drammaticamente il territorio.

Il segno negativo è stata una costante. Dal 2009 al 2013 abbiamo perso 12.000 posti di lavoro. Dai 116.966 occupati del 2009 siamo scesi a 104.955 del 2013. Nell’edilizia abbiamo avuto un dimezzamento degli addetti e negli iscritti alle casse  siamo passati dai 5.500 del 2008 ai 2.700 del 2014.

In questo quadro di dati negativi, il rapporto Exelsior 2014 per la provincia di Arezzo, presentato recentemente dalla Camera di Commercio mostra, però, una certa stabilizzazione occupazionale dal 2013 al 2014. Questo risultato è determinato sia dalle indagini sulle intenzioni delle imprese sia dal fatto che Arezzo marca l’unico segno positivo tra le province toscane tra entrate ed uscite al lavoro nelle imprese con più di 50 dipendenti.

Il dato sarebbe confermato anche dagli iscritti al collocamento al 20/9/2014 che è di 53.128 unità poco meno di 1.000 in + rispetto ad un trand che vedeva una crescita di 4/5.000 unità.

Anche se il dato del collocamento è, comunque, un dato molto alterato perché, ad esempio, chi va in pensione, chi apre partita iva, chi va all’estero o addirittura è deceduto non è cancellato.

La Toscana ha una disoccupazione del 9,7% (dato ISTAT) ed Arezzo non si discosta molto, quindi, i dati reali della disoccupazione in provincia sino intorno alle 35.000 unità.

La situazione, quindi, è tesa e molte delle piccole, medie e grandi imprese dei settori più vari, hanno perso la battaglia ed hanno tirato i remi in barca mandato a casa molte centinaia di lavoratori. Il caso più eclatante è quello della CADLA, interprete di una situazione occupazionale senza precedenti, protagonista di un crack finanziario fumosamente spiegato.

Il gruppo, ha dovuto cedere la maggioranza dei negozi a Conad, Dimeglio e Symply ma, nonostante ciò, permangono situazioni irrisolte legate sopratutto alla logistica che occupava circa 200 persone e che ancora non trova risposte da parte dei soggetti che hanno rilevato i negozi.

Sempre nel settore dell’alimentazione e servizi la notizia di questi ultimi giorni della chiusura del punto Magrosfera all’interno della galleria Setteponti dell’Ipercoop con la conseguente perdita di 15 posti di lavoro.

E critica rimane anche la situazione della ripresa produttiva della Ferriera di San Giovanni, anche se il nuovo management aziendale sia interessato a sperimentare nuove prospettive. Piccoli segnali che, sistematicamente, nel giro di poche settimane si spengono. Non va certo meglio il settore edilizio che continua ad essere il più penalizzato. Inutile portare a conforto i dati perché è una vera e propria carneficina.

Il manifatturiero è l’unico che tiene. La presenza in alcune zone della provincia della produzione di importanti griffe mantiene il segno più e, in alcuni casi vi è stato un incremento occupazionale di un certo interesse.

Una fotografia in bianco e nero dove inevitabilmente emergono molto di più le zone scure determinate anche da scelte politiche regionali e locali alquanto discutibili. La creazione di macroaree dei servizi ha pesato enormemente. La scarsa attenzione alle infrastrutture continua a penalizzare il territorio.

Il 2015 sarà anche anno di elezioni amministrative e regionali.  Il territorio Aretino deve trovare un percorso dove rilanciare una propria centralità, siamo un area importante che congiunge la Toscana al Lazio da questo punto di vista soluzioni infrastrutturali come la Tav potrebbero dare un respiro importante al territorio. Siamo una provincia di pendolarismo universitario, ma abbiamo sezioni universitarie in Arezzo e Valdarno da valorizzare e potenziare, abbiamo aziende leader nel manifatturiero che possono interagire per lo sviluppo anche di strutture di servizio nelle aree limitrofe agli stabilimenti, dobbiamo seguire con grande attenzione i processi di industrializzazione di servizi importanti come acqua, gas, rifiuti. Il nostro territorio non può rimanere solo una zona di consumatori ed essere non beneficiario anche delle ricadute occupazionali produttive di questi servizi. La politica, conclude Salvini, in questi campi può fare molto e noi cercheremo di sviluppare i necessari stimoli esercitando tutta la nostra responsabilità.

 

 

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