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Riorganizzazione Asl per migliori servizi con minori risorse. Tempi definiti, ma confronto vero con gli attori fondamentali. Importante anche la definizione geografica

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Riorganizzazione Asl per migliori servizi con minori risorse. Tempi definiti, ma confronto vero con gli attori fondamentali. Importante anche la definizione geografica

La Regione Toscana si avvia a dare inizio all'annunciato percorso di riorganizzazione del sistema sanitario, verso la riduzione del numero delle aziende sanitarie.


La Toscana è risultata la prima regione italiana per l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA), risultato 2012 certificato pochi giorni fa dal Ministero della Salute. Mantenere e rilanciare questo risultato, garantendo migliori servizi con minori risorse, richiede il coraggio di cambiamenti complessi, in linea con un percorso nazionale che sta coinvolgendo diversi livelli istituzionali, con l'obiettivo di uno stato più leggero ed efficiente.
Gli scenari possibili sono innumerevoli, nessuno dei quali perfetto. Occorre ascoltare, con un tempo definito, esperti ed attori del mondo della sanità e della società più in generale e definire con loro diverse opzioni, con i pro e contro, calate sulla situazione Toscana. Tra questi, in un tempo anch'esso ben definito, il governo regionale dovrà scegliere il modello che può essere più calzante al nostro territorio. Quindi ascolto, ma con decisori e tempi definiti: è finito il tempo dei tavoli a vuoto della politica italiana, ma non vogliamo nemmeno iniziare un tempo di decisioni avventate.
L'obiettivo è definire un modello attuabile, sostenibile, che favorisca l'accesso dei cittadini ai servizi in funzione del bisogno. La mobilità dei cittadini per la salute deve essere limitata al minimo indispensabile e per prestazioni sporadiche (quelle che accorpate potranno garantire maggiore qualità oltre a minori costi), e deve essere garantita al massimo livello per le urgenze. Deve essere valorizzato il patrimonio di competenze sviluppatosi nei diversi territori.

Il modello dovrà essere pensato attentamente anche nella sua definizione geografica. La Toscana Sud per esempio è un'entità per molti aspetti artificiosa, per la sua estensione territoriale e per gli scarsi collegamenti. La provincia di Arezzo e di Grosseto hanno in comune l'utilizzo prevalente, per alcuni servizi di 3° livello, dell'Ospedale Universitario di Siena. Se l'azienda ospedaliera sarà fuori dalla ipotetica mega ASL Toscana Sud, perché Poppi dovrebbe organizzare i propri servizi con l'isola d'Elba, ed il Valdarno con l'Amiata?
Anche il rispetto dei confini provinciali non è da dare per scontato a priori, nel momento in cui parte della provincia di Arezzo guarda la città metropolitana ed esiste in Parlamento una proposta del nostro partito per unire la Toscana con l'Umbria

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