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Grattacieli e consumo di suolo

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Grattacieli e consumo di suolo

Ieri mattina, il barista, un tipo ciarliero e molto fiducioso nei vantaggi della modernità, mi ha accolto raccontandomi, con grande entusiasmo, di un costruendo grattacielo residenziale in cui ogni appartamento avrebbe 40 mq di giardino a disposizione con alberi e piante. Sapeva anche il prezzo: dai 7 ai 10 mila euro a metro quadrato. Credo si riferisse al così detto bosco verticale già costruito a Milano, ma non ne sono certo. E mi decantava le lodi della forma grattacielo e diceva che è il tipo di costruzione del futuro per consumare meno suolo e che bisogna essere avveniristici e via così fantasticando.

Anche lui ha così scoperto il “consumo di suolo”! Se lo slogan è arrivato alla chiacchiera da bar, vuol dire che la faccenda è seria, il nuovo verbo si è diffuso ed è dunque uscito dal giro di pianificatori, architetti e politici sempre alla ricerca di nuovi temi etico-ambientali, nella speranza di trovare certezze alternative alle morte ideologie del secolo scorso, per diffondersi, grazie alla TV, tra la gente.

E quale mezzo più perversamente vendibile del grattacielo, come risposta architettonica al consumo di suolo? Potenza della propaganda che in un sol colpo riesce a tenere insieme l’idea bene-comunista e vagamente religiosa dell’ambientalismo salvifico con la sua antitesi, il grattacielo, simbolo del potere economico-speculativo dei grandi gruppi finanziari globali e del più dissennato consumo energetico che si possa immaginare, veicolandolo però come panacea per un futuro green, smart, eco e quasi new age!

Proviamo però ad intaccare quella che viene acriticamente veicolata come certezza.

Possibile che non prenda qualche dubbio a vedere questi sigari altissimi che senza energia a sostegno dell’imponente impiantistica sarebbero morti, e con loro chi vi abita o lavora? Edifici con pareti per forza di cose sottili e leggere, spesso vetrate, prive di massa e quindi incapaci di accumulare calore d’inverno, e del tutto indifese dai raggi solari d’estate. Non credete alle storie dei vetri: il vetro è…vetro e in macchina d’estate si schianta e d’inverno si bubbola senza climatizzazione. Un grattacielo non è concettualmente molto diverso da un’auto come non lo è da una baracca di cantiere.

Come prova porto uno studio datato 2000, di 164 pagine, commissionato da fonte molto interessata alla verità, cioè un pool di compagnie assicurative, ad una società di servizi aziendali. Di mezzo ci sono i soldi per assicurare i grattacieli, ed è necessario che i dati siano veri. Lo studio affronta il tema grattacielo sotto ogni aspetto, compreso quello sociale ed ecologico, definendo tra l’altro il suo ambiente inadatto e ostile per le famiglie ed i bambini. Ma è l’aspetto della “sostenibilità” ambientale che qui ci interessa.

Cito questa parte: “Un grave difetto dei grattacieli, che forse un giorno segnerà la loro fine, è l’enorme consumo energetico. Essi si allontanano al massimo dalla forma ideale per un ridotto consumo energetico, la sfera o, per le case, il cubo. Ciò vale sia per il riscaldamento che per il raffreddamento…..Il World Trade Center (ricordo l’anno dello studio: 2000) consuma per esempio nelle ore di forte irradiazione solare 680.000 kWk al giorno di energia elettrica, la Messeturm a Francoforte sul Meno consuma mensilmente per il condizionamento dell’aria, energia pari a 40 marchi per metro quadrato di superficie utile. Per contro una casa ben isolata a basso consumo energetico consuma meno di 1 marco di energia a metro quadrato…….. In generale, sotto l’aspetto dell’economia edilizia, i grattacieli sono sempre la peggiore delle soluzioni prospettabili….” . E prosegue con l’insalubrità dell’aria dovuta all’ambiente totalmente artificiale, le turbolenze e i venti che creano nelle vicinanze ecc. Aggiungo di mio, come è ovvio, il pericolo sismico. Dunque una condanna senza appello dal punto di vista energetico e della sostenibilità, con buona pace dei fiumi di parole bugiarde sulla magnifiche sorti e progressive del grattacielo.

Ma, si dice spesso, che quello e quell’altro grattacielo siano autosufficienti energeticamente. Ammesso sia vero,e io penso non lo sia, il fatto è comunque irrilevante, capzioso ma soprattutto irrazionale, perché quello che conta è quanto esso consuma, non quanto “produce”. Se per ogni metro quadrato consuma 40 volte di più di una casa normale, questo dato rimane e il tipo edilizio è bocciato, punto e basta. Infatti con la stessa energia prodotta, invece che 1.000 mq di grattacielo si potrebbero raffrescare  40.000 mq di abitazioni normali. Che è come dire: invece di 1.000 abitanti, 40.000 abitanti (così è più chiaro). Che è come dire che 2.500 residenti nei grattacieli consumano quanto 100.000 residenti in una città normale con edifici ben isolati.

Ma la propaganda si chiama così proprio perché propaga non un pensiero ma una fede. In questo caso un fritto misto ambiental-speculativo. Così ben riuscito che quella predizione della fine dei grattacieli si è tutt’altro che avverata.

 

Tutto quanto sopra per dimostrare che quello che passa nei media come sicuro, come dato di fatto incontrovertibile è spesso, sicuramente in questo caso, una opinione, talvolta in buona fede, tal’altra propaganda ingannevole. Il peggio è quando questa propaganda si associa ad un’idea politica, ad un pensiero etico e peggio ancora alla disciplina dell’urbanistica: a quel punto possiamo stare certi che prima o poi qualche grattacielino verrà previsto in qualche piano. Magari per ridurre il “consumo di suolo”.

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