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IL 2014 DEL TURISMO: SEGNO MENO PER GLI ALBERGHI ARETINI

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IL 2014 DEL TURISMO: SEGNO MENO PER GLI ALBERGHI ARETINI

L’indagine della Confcommercio fra le strutture ricettive del capoluogo

 

Gli operatori segnalano una diminuzione degli affari di circa il 2%, forse non pesante, ma che si aggiunge ad una situazione in affanno. Meno camere vendute, meno turisti a dormire e meno ricavi, anche perché a fronte di tasse, imposte e costi di gestione in costante aumento, le loro tariffe sono rimaste invariate rispetto allo scorso anno (già in calo di 7 euro nel confronto con il 2011). E se in Italia una camera costa in media 144 euro, ad Arezzo ne costa solo 66. “Segnale evidente della debolezza della città, che non si è ancora ritagliata un posto d’onore nel cuore dei turisti”, dice la responsabile della Confcommercio Laura Lodone. Non va meglio per il resto del Paese, che perde 18 posizioni nella classifica mondiale delle mete più agognate: “eravamo primi nel 2005, ora al primo posto c’è la Svizzera seguita da Canada e Giappone. Paesi che non avranno Piero della Francesca, ma di certo sanno come si fa marketing turistico…”.

Meno camere vendute, meno turisti a dormire e meno ricavi. Il 2014 è un anno all’insegna del meno anche per gli alberghi aretini, che rispetto al 2013 accusano una diminuzione compresa nella forbice tra il -1 e il -2%.

Lo conferma il primo bilancio stilato dalla Confcommercio sulla base dei dati forniti dalla strutture ricettive alberghiere di capoluogo e provincia. 151 in totale, di cui 19 nel comune di Arezzo, per un totale complessivo di 5.477 posti letto (1.803 ad Arezzo). “Ci mancano solo i dati del mese di dicembre, ma difficilmente saranno risolutivi per modificare l’andamento di un anno intero”, spiega la responsabile dell’area turismo di Confcommercio Laura Lodone. “A voler essere positivi, si può ipotizzare per gli hotel una chiusura in pareggio rispetto al 2013, ma non è un grande risultato dal momento che era già un anno di crisi. La contrazione dei fatturati è cominciata già almeno tre anni fa”.

I prezzi medi di vendita delle camere sono rimasti stabili rispetto al 2013, con lievissime e quasi impercettibili oscillazioni al rialzo (+0,20/0,50%) , “ma non è una nota positiva”, dice Laura Lodone, “dal momento che dal 2011 ad oggi le tariffe medie da noi sono calate di 7 euro a camera, a fronte di aumenti costanti di tasse, tariffe e costi di gestione. Il problema è che Arezzo non è ancora una destinazione di grande appeal, purtroppo, e gli albergatori per pareggiare i conti ricorrono al prezzo come leva di marketing, non potendo fare leva sull’organizzazione del territorio”.

Il risultato è che, stando ai dati di Trivago, mentre in Italia una camera d’albergo viene venduta mediamente a 144 euro (media calcolata su tutte le categorie), ad Arezzo la stessa camera è venduta a € 66,62. “Un divario enorme, che mette in luce la debolezza della nostra città. Significa che per venire da noi la gente è disposta a pagare al massimo quella cifra, mentre per andare in altre mete spende anche più del doppio. Sono considerazioni che gli amministratori dovrebbero valutare con attenzione quando parlano di turismo”.

La scarsa appetibilità turistica della destinazione Arezzo è dimostrata anche da altri dati messi in luce dall’indagine di Confcommercio: “giugno si è chiuso quest’anno con uno sconfortante -10,13% di camere vendute. Sconfortante perché finora era il mese più gettonato dai turisti stranieri che visitano la nostra provincia, vista anche la coincidenza con le vacanze di Pentecoste”.

C’è poi l’indice di doppia occupazione, ovvero il numero medio di persone che dormono in ogni camera venduta. “Stando ai dati parziali in nostro possesso, fra gennaio e fine novembre 2014 l’indice è sceso a 1,48 nel capoluogo”, dice Laura Lodone, “vuol dire che le camere vengono occupate per lo più da clienti business che dormono da soli. Per fare un confronto, nelle città davvero turistiche l’indice arriva a toccare l’1,85”.

Secondo la Confcommercio, dunque, ad Arezzo la maggior parte delle persone arriva ancora per motivi di lavoro, anziché di svago. È il turismo business, quello per cui qualche decina di anni fa sono nati i primi alberghi. Vocazione legittima e rispettabilissima, se solo ci fosse abbastanza lavoro per tutti. “Alla crisi di alcune grandi aziende e alle nuove modalità di fare business, in cui la rete si è sostituita al contatto personale garantito dai viaggi, negli ultimi anni  si è aggiunta la crescita esponenziale della ricettività, non solo alberghiera, ma anche extralberghiera”, commenta la responsabile dell’area turismo. Una realtà, quella rappresentata da affittacamere, b&b, agriturismo&company, che anche in Italia ha raggiunto livelli altissimi e spesso sfugge alle statistiche per il suo estremo frazionamento.

Una buona notizia, tuttavia, c’è: nella composizione del Pil provinciale, dove tutti i settori si sono ridimensionati, il Pil garantito dal turismo nel 2014 continua a tenere. “Nel senso che non va peggio di prima”, dichiara con ironia la responsabile della Confcommercio, “ma ci sarebbero margini di miglioramento enormi, se solo ci fosse la volontà politica di puntare davvero sul turismo come un’attività economica. Non ci manca nulla per sfondare sul mercato turistico, ma essere belli oggi non basta: si deve essere organizzati a livello territoriale, nella rete tra pubblico e privato ”.

Il caso “Arezzo” non è tuttavia isolato, anzi segue le sorti del Paese: “l’Italia continua a perdere punti nella classifica mondiale delle mete più agognate dai turisti. In neanche un decennio siamo scesi di ben 18 posizioni, scalzati dal 1° posto del 2005 da destinazioni come la Svizzera (oggi al 1° posto), il Canada (2° posto), il Giappone (3° posto). Paesi che non avranno Piero della Francesca, ma di certo sanno come si fa marketing turistico…”.

“Il nostro “Country Brand Index”, che indica la nostra appetibilità per i turisti, continua a scendere. Siamo percepiti come un Paese bello, sì, ma insicuro, in crisi, con una qualità di vita che si sta abbassando, molti ritardi nelle infrastrutture, nella tecnologia, nelle politiche ambientali, negli investimenti per la scuola e la ricerca. Per un turista questi fattori valgono quanto un bel dipinto”, prosegue Lodone.

Secondo la Confcommercio, manca ancora agli enti pubblici e agli amministratori del territorio una visione del turismo complessa e professionale: “all’estero il settore è tenuto in alta considerazione e i risultati economici si vedono. Qualche esempio? Nel Regno Unito, il cui Pil cresce del 3% all’anno, la ricettività garantisce un Pil del 10.5% e 4 milioni di lavoratori. In Italia il Pil delle imprese ricettive è fermo al 4.3% e gli addetti sono poco più di un milione. Di questo passo si vanifica l’impegno di tante imprese. Ma pochi lo capiscono. Basta vedere come ogni anno la BTO di Firenze, ormai accreditata come l’appuntamento annuale di riferimento per le tendenze del mercato turistico internazionale, venga disertata con alterigia da qualsiasi pubblico amministratore…”.

 

 

 

 

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