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Modica non rinuncia a candidarsi: “Già pronti i lineamenti di un programma per la Toscana”

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Modica non rinuncia a candidarsi: “Già pronti i lineamenti di un programma per la Toscana”

Intervista al professor Luciano Modica, che ha avanzato la richiesta di convocare le primarie per le prossime regionali e annuncia di non voler rinunciare alla sua candidatura nonostante ormai la strada per il Rossi-bis sia spianata

 il prof. Luciano Modica, che ha avanzato insieme all’area civatiana del PD la richiesta di primarie per le regionali, sprona il presidente Enrico Rossi a prendere una posizione sul tema. Al centro della sua missiva l’assenza di un dibattito interno al partito sulle prospettive di governo regionale, e un auspicio finale: “Sarebbe un segnale importante di responsabilità politica il comune impegno a far svolgere le primarie per parlare e far parlare di fatti, proposte, idee”. Ne abbiamo parlato con lo stesso Modica, che preannuncia la pubblicazione imminente dei “lineamenti di un programma per la Toscana”.

Professore, la strada per il Rossi bis è ormai spianata, ma dalla sua lettera emerge la volontà di non fermarsi. Non rinuncia quindi alla sua candidatura?

No, aspetto che si sappiano le regole poi valuterò. Avevo dato la mia disponibilità sulla base di condizioni da verificare: se riscontro interesse nel partito e nella società civile, interesse che sento, sono disponibile ad andare avanti. Decidere oggi è difficile, perché tutto è sospeso con il rinvio dell’assemblea.

Se l’assemblea verrà convocata a metà gennaio, come annunciato dal Pd regionale, come pensate di raccogliere le migliaia di firme necessarie?

I tempi si sono allungati perché a inizio dicembre si pensava di andare al voto regionale il 15 marzo, ora è acclarata l’intenzione di indire le elezioni insieme alle amministrative, quindi a maggio. A questo punto il rinvio delle regionali da marzo a maggio dà i tempi necessari sia per le primarie che per la campagna elettorale vera e propria.

Lei rimprovera Rossi di aver mostrato prima un’apertura alle primarie, senza poi però insistere troppo sull’argomento o esprimersi in tal senso. Cosa indica questo comportamento secondo lei?

Non lo so e spero che la lettera serva a smuovere il silenzio incomprensibile di Rossi, persona che peraltro stimo molto. A me non piacciono i tatticismi di partito, gli equilibri tra correnti; mi piace la politica sulle proposte e sulle idee, mi piace il confronto politico. Il PD è un partito grande e ha al suo interno posizioni che hanno bisogno di confrontarsi: io chiedo di parlarne e mi sembra strano che si voglia evitare un dibattito sui temi, non solo all’interno ma anche all’esterno. Se i partiti rifiutano di assolvere questo compito che corpi intermedi sono? Come possono rappresentare degli interessi comuni? A forza di sfuggire il confronto si fa strada l’antipolitica.

Lei scrive, e lo riafferma anche ora, che il suo obiettivo rimane appunto quello di stimolare un dibattito. Questo deve necessariamente passare dalle primarie o le primarie sono un mezzo per stimolare un dibattito che considera assente?

Le primarie sono sempre un mezzo per aumentare il consenso e stimolare il dibattito, non sono fine a se stesse. Sono una tessera della democrazia, servono a dare entusiasmo e aumentare la partecipazione. Certo, si può fare anche senza, ma – e il mondo dell’informazione ce lo conferma – se non c’è l’occasione vera e calda di una prova elettorale come le primarie il dibattito stenta a decollare. Il fine è il dibattito, le primarie sono un mezzo.

Entrando nel merito dei temi che saranno poi il centro del confronto sulle regionali, quali sono secondo lei i punti dell’operato di Rossi che vanno rivisti?

Non parlo in termini di singoli provvedimenti, credo piuttosto che si debba reimpostare tutta la politica regionale con visioni più strategiche. Occorre studiare e guidare i nostri concittadini verso una prospettiva futura, in altre parole, sapere come sarà la Toscana nel 2030. Per quel che riguarda la mia visione, i lineamenti per il programma che intendo presentare usciranno domattina. Si tratta comunque di puntare a valorizzare caratteristiche del nostro territorio come la creatività, la cultura, l’ambiente e fare molta attenzione alla Toscana della città, dei territori: meno concentramento e più condivisione delle risorse.

Ci dica qualcosa di più sul suo programma.

Uscirà domani, non intendo anticiparne i contenuti. Ma, dal momento che ho chiesto a Rossi di dibattere sugli argomenti e non sui tatticismi, mi sembra giusto che anch’io spieghi la mia visione e quelli che ritengo essere gli elementi principali di un programma di governo.

Prima diceva di aver sentito l’interesse della società civile alla sua candidatura. A chi si riferiva?

La società è fatta di vari segmenti. In tanti hanno risposto al mio appello per le primarie, mi hanno scritto e sostenuto in queste settimane, chiedendomi di impegnarmi per i cittadini. Si tratta di persone che lavorano in tanti campi diversi, non solo nell’università e nella ricerca. In fondo le primarie hanno fatto scoprire ai cittadini cosa significhi far parte della politica. E Renzi ne è l’esempio lampante: senza le primarie non sarebbe stato così facile per lui emergere in politica e diventare premier in così poco tempo. Questo per dire quanto siano entrate nel Dna dell’elettorato di centro sinistra. A partire da questa considerazione e dalle risposte che ho ricevuto, mi attendo che ci sia interesse sul tema delle regionali, non perché mi aspetta di vincerle, so quanto sia difficile, ma per sentire quanto le persone sono disposte a seguirci nel dibattito e fornire il loro contributo. In questa direzione vanno i Lineamenti di un Programma per la Toscana, come ho voluto chiamarli: lineamenti e non punti fermi, perché devono basarsi su quello che si percepisce nel confronto con gli altri e sopratutto, vanno costruiti insieme. Un programma non è la giustapposizione di fogli di carta, ma un fondamento strategico, una visione comune. Da domani discuteremo di questo.

 

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