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Esportare la Dolce Vita: Il bello e ben fatto nei nuovi mercati

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Esportare la Dolce Vita: Il bello e ben fatto nei nuovi mercati

Focus gioielleria Mercoledì 17 dicembre 2014 - ore 16 Confindustria Arezzo

 

 

Confindustria Arezzo, in collaborazione con Federorafi, organizza un Convegno dedicato alle opportunità di crescita che i nuovi mercati esteri offrono al settore orafo in Italia. Nonostante la crisi economica, il settore orafo italiano vanta una posizione primaria sia nella produzione di oro lavorato (3° posto mondiale) sia nell’export (5° posto) e Arezzo rimane il primo distretto industriale orafo in Europa.

Il Convegno, grazie anche alla presenza del Vice Ministro dello Sviluppo Economico Dott. Carlo Calenda, intende sollecitare una discussione approfondita sulle strategie di rilancio internazionale del nostro e naturalmente degli altri settori, e sulle misure che potrà mettere in atto l’attuale Governo, grazie al piano “Made in Italy” contenuto nello “Sblocca Italia”, il più grande mai fatto, che dovrebbe far crescere l’export di 50 miliardi con una ricaduta di un punto percentuale sul PIL.

Lo studio “Esportare la Dolce Vita” del Centro Studi di Confindustria che sarà presentato conferma le grandi potenzialità di crescita dei prodotti “Belli e Ben Fatti” (BBF) nei prossimi 6 anni nei 30 paesi emergenti più dinamici presi in considerazione. Nel 2019 il nostro export in questi paesi potrà raggiungere i 16,6 mld di euro, in aumento del 40% rispetto al 2013 e di 23 punti superiore alla dinamica stimata per le esportazioni nei mercati maturi. Di questi 16,6 mld, ben 3 mld saranno rappresentati da prodotti di oreficeria-gioielleria, con una quota rilevante in più verso gli Emirati Arabi. Anche la Russia, nonostante in questo periodo la politica renda gli operatori più prudenti e le transazioni più caute, nel medio termine offre grandi occasioni imprenditoriali. Per la prima volta in questa edizione sarà presentato un focus sull’importanza della cultura e della produzione audiovisiva italiana come veicolo di esportazione di prodotti “belli e ben fatti”.

 “Visto il mercato interno così fermo, per le imprese esportare è diventata una vera necessità, ed inoltre nel mondo c’è una domanda crescente di “Made in Italy”, anzi, l’Italia rappresenta il Paese con il maggior potenziale di crescita inespressa. Si stima che entro il 2019 ci saranno 202 milioni di nuovi clienti (grazie all’aumento delle classi benestanti e quindi del loro reddito) la maggior parte dei quali in Cina, India, Brasile e Russia, mentre la domanda rimarrà debole in alcuni mercati avanzati - afferma Ivana Ciabatti, Presidente della Sezione Orafi di Confindustria Arezzo - tutte economie in cui il made in Italy già oggi afferma il proprio valore e rappresenta per i consumatori uno status, grazie alla forza dei marchi italiani.  Siamo convinti che il nostro settore possa crescere e svilupparsi, purché gli Enti preposti ci diano una mano riducendo gli ostacoli che abbiamo: difficoltà di accesso al credito, dazi doganali, bassa capitalizzazione delle imprese, alleggerimento della burocrazia e delle tasse. Le aziende stanno facendo la loro parte ma devono essere messe in condizione di lavorare e diventare più competitive - continua Ivana Ciabatti: “le nostre imprese devono adeguarsi ai nuovi scenari competitivi, molto dinamici, occorre consolidare la presenza italiana nei mercati storici ed espandersi verso quelli emergenti, allargare i confini, presidiare i nuovi mercati di sbocco, da dove più intensa è o sarà la domanda. Per entrare nei nuovi mercati sono fondamentali un’attenta valutazione delle potenzialità dei consumi e una selezione delle aree più interessanti dove vendere i nostri prodotti cercando di conoscere gusti, cultura, opportunità commerciali e canali distributivi. Le aziende non possono più improvvisare, bisogna avere le idee chiare su quali sono gli obiettivi di medio-lungo periodo. Bisogna fare squadra, sistema, perché la competizione viene da fuori; è necessario mantenere la qualità, l’innovazione, la velocità, la creatività e la sensibilità estetica, ma ancor più servono nuove visioni, imprenditori per trovare nuovi modelli di business, rendendo protagonista la comunicazione. Dobbiamo ripartire da unità di dialogo, cambiare rete di distribuzione e promuovere forme nuove di marketing. Le nostre imprese sono ancora poco presenti nei mercati emergenti e se vogliamo cogliere questa opportunità dobbiamo unire le forze anche con altri settori, tipo fashion, food, con iniziative congiunte, per presentarsi all’estero con un’offerta rappresentativa dello stile di vita italiano. L’”Italian Lifestyle” è da sempre apprezzato nel mondo e costituisce una risorsa economica ed un forte contributo per il nostro Paese.  I nostri prodotti devono avere la capacità di evocare, attraverso la loro qualità, creatività e forte impatto innovativo, anche l’immagine, il sogno e la qualità di vita dello stile italiano. Quindi, il mercato ci chiede valori come identità, appartenenza, segno, glamour. Sono queste le caratteristiche che fanno moltiplicare il valore del manufatto. Infatti, oltre alla qualità e alla capacità italiana di rappresentare il bello, dobbiamo far sì che i nostri prodotti riescano a creare e a trasmettere emozioni.

Mi rendo conto che, per le aziende più piccole e meno strutturate che vogliono esportare, occorre che lo Stato metta a loro disposizione “risorse umane” e nello stesso tempo presentare e promuovere in modo chiaro i servizi e gli strumenti messi a loro disposizione dall’ICE, siano essi informazioni o servizi.

È un momento delicato ma anche ricco di opportunità perché nei prossimi anni, come già accennato, ci troveremo di fronte ad un’importante crescita della domanda internazionale proveniente da paesi emergenti.  Infatti si stima che nei prossimi 15/20 anni ci saranno 800 milioni di nuove persone affamate di prodotti, cultura e stile di vita italiano, e turisti che possiamo conquistare se indirizziamo bene le nostre strategie. Oggi l’Italia ha un rapporto tra esportazione e PIL del 30%, il governo si è posto l’obiettivo di portarlo al 50%.  Deteniamo una quota di mercato dell’8% circa sulle importazioni mondiali dei prodotti “belli e ben fatti”.

S’impongono analisi attente e una fase di ripensamento complessivo dei modelli di business, conoscenze puntuali della realtà e di come si muove il mondo e i mercati e dei fattori che lo condizionano, di come si muove la concorrenza, delle prospettive di mercato e produttive che si delineano. Semplicemente, occorre ripensare al nostro modello di sviluppo e avere un’idea precisa di ciò che vogliamo essere da grandi. Le imprese che vogliono rimanere sul mercato devono effettuare importanti investimenti nella ricerca, nel marketing e nella riorganizzazione industriale, compreso l’eventuale irrobustimento strutturale (fusioni, acquisizioni) con risorse adeguate al nuovo ambiente competitivo.

Il Convegno è in programma nella sede di Confindustria Arezzo mercoledì 17 dicembre  ore 16.

 

Interverranno Luca Paolazzi Direttore Centro Studi Confindustria e il Vice Ministro dello Sviluppo Economico Dott. Carlo Calenda. Il Convegno sarà aperto e concluso da Ivana Ciabatti, Presidente sezione Orafi- Argentieri di Confindustria Arezzo.

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