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Il sindaco e il potere di ordinanza… ma de che?

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Il sindaco e il potere di ordinanza… ma de che?

 

In piu’ occasioni, attraverso comunicati stampa e interviste televisive, ho sentito invocare il potere di ordinanza da parte del sindaco. Mi sento pertanto in dovere di ben circoscrivere questo potere, che grazie all’uso sconsiderato (le ordinanze dei sindaci costituivano un florilegio da libro di barzellette) che ne era stato fatto, è stato infine cancellato dalla Corte Costituzionale.   

1) Il Sindaco è abilitato all’ esercizio all’ esercizio di tale potere “eccezionale”, esclusivamente nel caso in cui non sussistano altri rimedi ordinamentali attivabili. La giurisprudenza del Consiglio di Stato, ha affermato a più riprese questo principio, al fine di porre un freno al suo utilizzo, potenzialmente derogatorio rispetto alle disposizioni normative di rango primario e quindi dotato di carattere “eversivo” rispetto al principio di legalità di cui all’ art. 97 della Costituzione

2) La Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul punto, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ art. 54, comma 4, D.lgs. 276/2000, nella parte in cui attribuisce al Sindaco il potere di emanare provvedimenti “anche non contingibili ed urgenti.” I giudici della Consulta, difatti, hanno sottolineato che, ai sensi dell’ art. 97 Cost., il principio di legalità detiene carattere fondamentale nell’ ordinamento amministrativo, nel dettare l’organizzazione ed il funzionamento dei pubblici uffici e che lo stesso risulta derogabile soltanto sulla base di situazioni di contingibilità ed urgenza non risolvibili tramite gli strumenti ordinari. Pertanto la deroga potrà considerarsi giustificata soltanto in presenza di una situazione di “urgenza qualificata”, che renda cioè necessario l’immediato intervento allo scopo di ovviare all’eventuale compromissione irreparabile dell’interesse pubblico.

3) La Corte Costituzionale ha ulteriormente ravvisato un contrasto anche con l’ art. 23 Cost., che afferma che “nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”. Anche tale disposizione, analogamente a quanto avviene per il principio di legalità, risulta orientata alla salvaguardia della libertà dei cittadini, libertà che può essere oggetto di compressione soltanto sulla scorta di un apposito provvedimento legislativo che risulti espressione della volontà popolare di autorizzare la compressione stessa.

4) Infine la Corte ha considerato contrastante “il potere di ordinanza” con l’ art. 3 della Costituzione, espressivo del principio di eguaglianza. L’ attribuzione al Sindaco di un potere totalmente discrezionale e svincolato dall’ accertamento di presupposti specifici, potrebbe risultare foriero di arbitri e discriminazioni, in quanto esercitato, di volta in volta, sulla base di presupposti differenti, realizzando nei confronti trattamenti diseguali nei confronti dei cittadini italiani.

5) Pertanto, stigmatizza la Corte, l’esercizio di tale potere non può mai considerarsi svincolato dallo svolgimento di un’approfondita attività istruttoria, diretta alla raccolta ed alla valutazione completa dei dati da quali emerge la situazione di urgenza qualificata che legittima l’azione del Sindaco. Né può pretermettersi l’adeguata motivazione dell’ordinanza oggetto di esame, che deve dare conto di tutti gli interessi coinvolti. Infine dovrà essere considerata l’ineliminabile necessità che tale ordinanza risulti rispettosa del principio di proporzionalità, elaborato dalla giurisprudenza comunitaria e recepito dall’art. 1 della legge sul procedimento amministrativo: si impone al Sindaco l’adozione della soluzione che, pur risultando idonea al perseguimento dell’interesse pubblico avuto di mira (e, dunque, a fronteggiare adeguatamente la situazione di urgenza qualificata), determini il minor sacrificio possibile per gli ulteriori interessi pubblici e privati coinvolti dall’esercizio di tale potere.  Inoltre, è tenuto a comunicare preventivamente tali provvedimenti al prefetto, anche ai fini della predisposizione degli ulteriori provvedimenti che risultino necessari per la loro attuazione 

6) Il Sindaco dunque, deve considerarsi abilitato all’ esercizio del potere di ordinanza soltanto laddove ciò risulti assolutamente necessario per fronteggiare situazioni urgenti dalle quali, qualora si agisse secondo le modalità ordinarie, potrebbe scaturire un danno irreparabile per  l’ incolumità pubblica e per la sicurezza urbana e dunque, la compromissione di esigenze della collettività costituzionalmente rilevanti e che gli effetti di tale potere avranno immediata cessazione al termine della urgenza come sopra individuata.

Per completezza è opportuno a questo punto richiamare la contingibilità e l'urgenza, quando ciò risulti necessario per ovviare a casi di emergenza connessi con il traffico o con l’ inquinamento atmosferico o acustico, ovvero quando a causa di circostanze straordinarie si verifichino particolari necessità dell’ utenza o per motivi di sicurezza urbana.

Il fondamento di tale potere contingibile ed urgente attribuito al Sindaco risulta oggetto di specificazione all’ interno del summenzionato decreto del Ministro dell’ interno. Tale provvedimento puntualizza il concetto di “incolumità pubblica”, affermando la sua riferibilità all’ integrità psico – fisica dei cittadini, che il Sindaco, in quanto ufficiale del Governo, è tenuto a tutelare avverso le situazioni di pericolo urgente.

Attenzione: per quanto concerne, invece, il concetto di “sicurezza urbana”, è definito dal Ministro dell’ interno “quale regolare e civile convivenza dei cittadini nella quotidianità, e quale regolare svolgimento dei rapporti sociali”, di fatto sottraendo ai sindaci ogni potere di emanare ordinanze in materia.

 

 

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