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Io sono una donna transessuale e il governo mi sta negando i diritti - Traduzione dal The Guardian

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Io sono una donna transessuale e il governo mi sta negando i diritti - Traduzione dal The Guardian

Il pezzo che segue è la traduzione dall’inglese di un articolo pubblicato il 9 di Dicembre sul The Guardian. Oltre al contenuto che ha una valenza puramente informativa, ciò che ha grande rilevanza, è la storia del suo autore.

Chelsea Manning infatti è conosciuta in tutto il mondo per aver trafugato dagli archivi segreti del Ministero della Difesa Statunitense dei filmati che mostravano crimini di Guerra compiuti dagli Stati Uniti durante la Guerra in Iraq. In particolare ha trafugato un video, pubblicato poi per intero da Wikileaks, dal titolo Collateral Murder, che mostra Elicotteri Apache dell’esercito americano uccidere un giornalista ed un fotografo della Reuters a Baghdad. Il governo degli Stati Uniti aveva liquidato l’incidente affermando che i due giornalisti erano stati uccisi in seguito ad un agguato per mano di nemici, ma fu poi costretto a ritrattare in seguito alla pubblicazione del video. Il soldato al tempo chiamato Bradley Manning trafugò il materiale masterizzandolo su un CD di Lady Gaga e passando così inosservato dai controlli. E’ stato condannato a 35 anni di carcere. Al momento ne ha scontati circa tre. Solamente una volta che il processo si è concluso Bradley ha deciso di dichiarare la sua vera identità e di iniziare l’iter necessario per il cambio di sesso. Da quel momento in poi è diventata una figura di riferimento per i movimenti civili che lottano per una maggiore trasparenza degli apparati militari del governo americano, ma anche per i movimenti che lottano in difesa dei diritti dei transessuali. L’articolo che segue è uno dei tanti che ha scritto in difesa di questi diritti in alcune delle piattaforme di informazioni più importanti nel mondo occidentale.

 

“L’arco morale dell’universo è lungo, ma tende verso la giustizia”, dice una frase spesso citata di Martin Luther King.

Sono una giovane donna transessuale. Posso confermare che nel lungo termine si può parlare di miglioramento della giustizia, ma spero che la curvatura possa divenire più pronunciata nel breve periodo.

Quando si parla di lotte per i diritti civili, ci sono molte cause lasciate a metà. Quella lotta è visibile in ogni storia di attivismo che cerca di ampliare le riforme delle leggi in merito all’immigrazione negli Stati Uniti. E’ una cosa ovvia, soprattutto quando la gente si mobilita in seguito all’uccisione di un cittadino americano nero disarmato da parte di un poliziotto bianco (senza che la legge prende provvedimenti contro il colpevole), come è successo nel caso di Michael Brown a Ferguson e quella di Eric Garner a New York.

Nonostante ci sia una forte e sistematica discriminazione dei transessuali – coloro la cui identità di genere differisce dal sesso al quale sono stati assegnati alla nascita – la lotta per i diritti civili della comunità transgender è largamente invisibile alla maggior parte dei nostri concittadini.

Sfortunatamente, mi sembra che quando si tratta di affrontare problematiche della comunità transessuale, la maggior parte delle persone che sono cisgender – parola utilizzata per descrivere tutti coloro la cui identità sessuale è in linea con il sesso che gli è stato assegnato alla nascita – si concentrano troppo sull’aspetto amministrativo, legale e medico dell’identità transessuale. Tale attenzione in queste definizioni di genere restringe e, molto spesso, conduce a degli ostacoli difficili da superare per la maggior parte delle persone transessuali.

Prendete per esempio qualcosa di semplice come scattare una foto per un documento d’identità. Molte persone ne hanno bisogno per il loro posto di lavoro, per la patente e molto spesso ce ne vuole una anche per votare.

Per molte persone nella comunità transessuale richiedere documenti identificativi è un’esperienza difficile. A molti viene detto che non appartengono a niente perché la loro categoria non appare in nessuna delle piccole caselle messe a disposizione dal sistema. Per coloro che fanno parte del corpo dei militari americani, la violazione di tali diritti civili fondamentali li mette addirittura in pericolo di vita.

Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa, sono disponibili solamente due opzioni: Uomo e donna. Il risultato è che i transessuali sono costretti ad avere un genere in linea con quello che gli è stato assegnato alla nascita – ossia maschio per i transessuali femmina e femmina per i transessuali maschio – e non c’è alcuna altra scelta per tutti coloro che non rientrano in queste categorie. I transessuali quindi sono costretti, o ad avere un documento che non rispecchia la realtà delle cose, oppure sono costretti a spendere tempo e denaro per modificare questi dati. Entrambe le situazioni sono frustranti, imbarazzanti e possono umiliarci, renderci ridicoli e vittime di violenza.

Le sfide che i transessuali sono costretti ad intraprendere – anche solo nell’avere accesso ai documenti identificativi – sono il risultato di pregiudizi che sono diventati parte delle istituzioni e che danno per scontato che i cisgender siano la norma e che i transessuali solamente una deviazione di questa norma. Quando il tuo stesso governo sviluppa delle politiche che mandano il messaggio che una certa categoria di persone non esiste – o che non dovrebbe esistere – è una cosa devastante. Non ostante ci siano numerose prove che transessuali siano esistiti nella maggior parte delle culture in varie epoche storiche e, non ostante ci sia un consenso da parte della comunità medica che i transessuali possano vivere a lungo in modo sano e produttivo, molti governi continuano a imporre delle barriere che rendono la vita di un transessuale quasi impossibile.

Ho richiesto di cambiare il mio nome a Gennaio di questo anno (2014). Anche se accompagnato da un legale, ci è voluto quasi quattro mesi per redigere la bozza della petizione prima di poter andare davanti alla corte. L’udienza era pubblica e sono stato costretto a pagare $500 per pubblicare una nota legale in un giornale locale. Nonostante fosse chiaro che mi identificassi come una donna e, nonostante abbia due psichiatri che mi seguono nella mia transizione, seguire l’iter di modifica del mio nome non ha alcun effetto “legale” nel genere che lo stato mi impone di avere.

L’identificazione fotografia però non è l’unica posta in gioco per i transessuali. Secondo il National Centerfor Trangender Equality ad un transessuale su 5 è stata rifiutata l’assegnazione di un alloggio a causa della loro identità sessuale. Un transessuale su 10 invece è stato sfrattato per la medesima ragione.

Ci viene anche negata la possibilità di servire la nostra nazione nei corpi militari salvo che non si presti servizio nascondendo la propria identità, come nel mio caso.

Molti transessuali – specialmente persone sotto la soglia di povertà e di colore – sono anche portati a ricevere meno assistenza legale e medica perché sono vittime di una grande discriminazione. In tali situazioni dove la rivendicazione di diritti è necessaria, il problema non è solamente l’inclusione o l’avere le stesse opportunità di altri; è un problema di fondo proprio perché questi sistemi sono strutturalmente sviluppati per favorire cisgender con alti stipendi, bianchi ed eterosessuali. Come fanno allora i transessuali a cambiare un sistema all’interno del quale la loro esistenza non è nemmeno contemplata?

Un dottore, un giudice e un pezzo di carta, non dovrebbero avere l’autorità di dire chi lui o lei sia. Dovremo avere tutti l’assoluto e inalienabile diritto di definire noi stessi, nei nostri termini e con il nostro proprio linguaggio. Dovremo essere tutti messi nelle condizioni di poter esprimere la nostra identità senza avere paura di conseguenze o ripercussioni. Dovremo tutti essere riconosciuti dalla società nella quale viviamo per ciò che siamo.

 

 

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