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GLI ARETINI NON RINUNCIANO ALLA TAVOLA DELLE FESTE

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GLI ARETINI NON RINUNCIANO ALLA TAVOLA DELLE FESTE

L’indagine della Confcommercio sull’andamento previsionale dei consumi in provincia di Arezzo

 

 

In aumento la spesa per l’alimentare, soprattutto in macellerie, negozi specializzati e pasticcerie artigianali: cresce la voglia di organizzare pranzi e cene in famiglia o con gli amici. Il direttore della Confcommercio Marinoni: “il cibo regala l’effetto cocooning, la crisi aumenta la voglia di coccolarsi tra le pareti domestiche con gli affetti più cari”. Affari in rialzo anche per ristoranti e pizzerie, anche se le cene aziendali sono ormai un ricordo per molti. Per il settore non alimentare, resistono giocattoli e prodotti della tecnologia. La voglia di regalo rimane, a beneficiarne di più i bambini.


Toglieteci tutto, ma non il piacere della buona tavola. Potrebbe essere questo lo slogan degli aretini per il Natale 2014. Perché, se è vero che sotto la morsa della crisi e della pressione fiscale si risparmia un po’ su tutto, perfino sui regali, è vero anche che il pranzo di Natale e il Cenone di San Silvestro restano in cima ai pensieri di molti. “Sotto le feste, una delle poche voci in cui non si risparmia, anzi per cui si spende perfino più del solito, è quella per gli alimentari”, sottolinea il direttore della Confcommercio Franco Marinoni, “si cercano prodotti genuini e idee nuove e originali per imbandire la tavola, per la propria famiglia o per gli amici”.

Secondo l’indagine della Confcommercio, che ha ascoltato un campione di esercenti fra capoluogo e provincia, nei prossimi venti giorni molti aretini si apprestano ad organizzare momenti conviviali in casa propria, oltre che al ristorante o in pizzeria. A beneficiarne sono prima di tutto i negozi specializzati di alimentari che propongono delikatessen della tradizione, ma anche macellerie e pasticcerie. Vini importanti, pronti a cuocere, dolci artigianali, carni e pesce, salumi tipici e qualche sfiziosità più ricercata come il tartufo sono tra i prodotti più gettonati. Funzionano anche i cesti natalizi a base delle stesse specialità.

“Oltre a Natale e Capodanno, ogni momento è buono per creare l’atmosfera natalizia in casa o in ristoranti e pizzerie, che continuano ad avere il loro appeal perché la ristorazione aretina esprime vere eccellenze”, spiega il direttore Marinoni, “il cibo, la tavola condivisa sono un’area di conforto in questo periodo difficile per molti versi. È l’effetto “cocooning”, si cerca tranquillità rifugiandosi negli affetti e tra le pareti domestiche. Questo dà sicurezza, di fronte alle notizie che vengono dal mondo esterno e che gettano ombre lunghe sul futuro”.

La voglia di convivio coinvolge anche ristoranti e pizzerie. Secondo la Confcommercio la tradizione delle cene aziendali, che in passato alzava i fatturati dei locali a dicembre, si è affievolita ormai da qualche anno. Ma reggono le cene tra amici e le occasioni importanti come il pranzo del 25 dicembre e il Cenone del 31. “Ci sono prezzi e menù per tutti i gusti, per il Cenone si parte dalle 40 euro in su, fino alle 150 per i ristoranti più sofisticati, a fronte di un menù a base di molte portate e molto ricercato”, dice Marinoni, “i locali si sono adeguati ai tempi, c’è anche chi continuerà a proporre un menù alla carta per lasciare liberi i propri clienti di spendere quanto vogliono”.

Di certo, se fa bene allo spirito la voglia di “cocooning” non fa molto bene agli acquisti. “Il settore non alimentare resta penalizzato, confermando anche in questo primo scorcio di dicembre la tendenza dell’intero anno”, sottolinea il direttoredella Confcommercio Marinoni, “le spese obbligate hanno drenato le risorse disponibili alle famiglie, perfino la tredicesima per molti è già impegnata. Resta poco margine alle spese voluttuarie, soprattutto perché ci sono nuovi aumenti nell’aria e c’è sempre la solita incertezza politica ed economica che ormai sta fiaccando il nostro Paese. Basta guardarsi intorno per capirlo: le famiglie aretine quest’anno sono stranamente sobrie anche negli addobbi natalizi, le case sono meno illuminate rispetto agli scorsi anni. Se non fosse per le luminarie organizzate nelle strade da Comune e commercianti, il Natale aretino sarebbe spento”.

Nel complesso, se nel 2009 erano solo tre italiani su dieci a prevedere un Natale dimesso, ora, nel 2014, i “pessimisti” salgono a sette. Tra loro c’è chi sconta nel quotidiano problemi concreti, come disoccupazione o perdita del lavoro, ma c’è anche chi, fra tasse in aumento costante e figli da crescere, ha timore per il futuro e preferisce non azzardare.

Sul versante dei regali, l’unica certezza restano quelli per i bambini. “Il dono ai più piccoli non si tocca, giocattolo tradizionale o strumento di elettronica che sia, sarà quello per cui le famiglie spenderanno di più”. Secondo l’indagine effettuata a livello nazionale dalla Confcommercio, i regali di Natale sono considerati spese necessarie e gradite per il 50% circa degli italiani. Per quanto riguarda la scelta dei prodotti da mettere sotto l’albero, sale la percentuale di italiani che punterà sulla tecnologia: erano il 10% due anni fa, ora sono il 15%. Ma la maggior parte si rifugerà in doni tradizionali, come accessori, libri, profumi, ma anche capi di abbigliamento.

Secondo la Confcommercio aretina, a falsare ed inquinare il mercato nel settore non alimentare, abbigliamento e calzature in testa, sono anche i saldi mascherati effettuati da alcuni negozi e le promozioni per cessazione attività. Ovvero, i negozi che al 31 dicembre chiuderanno i battenti stanno facendo vendite straordinarie per esaurire la merce. “Per carità, è un’operazione legittima, e pure molto triste per quello che ci sta dietro, ma è ovvio che incida negativamente sul fatturato dei negozi che lavorano a prezzo pieno” dice Marinoni, “per capire come davvero andranno i consumi di Natale comunque non ci resta che aspettare il 20 dicembre, la data intorno a cui di solito vengono accreditate le tredicesime. Sperando che davvero non siano già state tutte ipotecate per le spese obbligatorie”.

 

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