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"Perchè Comune e Atam, nonostante una sentenza esecutiva della Corte di Appello, non pagano gli arretrati ai dipendenti del servizio pubblico urbano?”

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"Perchè Comune e Atam, nonostante una sentenza esecutiva della Corte di Appello, non pagano gli arretrati ai dipendenti del servizio pubblico urbano?”

Dichiarazione di Gianni Pagliazzi, consigliere comunale Moderati e riformisti per Arezzo

 

Sette anni or sono l’Atam fu svenduta dall’attuale amministrazione prima alla Lfi e poi di conseguenza alla Tiemme, svendita che portò i lavoratori del servizio urbano dei trasporti ad avviare con grande dignità una battaglia per vedere riconosciuti i propri diritti. Oggi, a seguito di una sentenza esecutiva della Corte di Appello, Lfi, Tiemme, Comune e Atam sono stati obbligati al pagamento degli arretrati ai dipendenti a cui spettavano. La cosa strana è che mentre impazza la campagna elettorale, mentre Lfi e Tiemme si sono dichiarate disposte a chiudere ogni controversia, c’è invece una reticenza da parte del Comune e della stessa Atam. Perché questo atteggiamento viene ancora una volta dai paladini della legalità che da sempre hanno affermato che le sentenze della magistratura vanno rispettate? Cosa devono fare in più i lavoratori per vedere riconosciuti i propri diritti?

Tra l’altro sono gli stessi lavoratori che, puntualmente, nonostante il Comune sui temi del traffico e della viabilità non li abbia coinvolti, a segnalare situazioni di pericolo come quella della riapertura di Via Roma e Via Crispi a doppio senso, riapertura che senza la transennatura che doveva essere attuata porta i pullman nella svolta a veri e propri pericoli per i pedoni e per la cittadinanza. Come in altre situazioni la Giunta aspetterà che succeda un incidente per mettere in sicurezza questa zona? Credo che ancora una volta i lavoratori e i cittadini si meritino più fatti e promesse mantenute che chiacchiere. Cosa hanno portato di buono tutti questi accorpamenti se alla fine gli aretini si trovano a pagare di più e con servizi peggiorati, meno puntuali o addirittura tolti? Basta con gli slogan smentiti puntualmente come nel caso della Soprintendenza, per la quale agli aretini era stato promesso che il Polo museale regionale, naturalmente a Firenze, sarebbe stato nella nostra città. Ora passiamo ai fatti perché Arezzo torni, ove possibile, alla centralità che merita
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