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MAFIA CAPITALE: LA RISCOSSA DEGLI “APOTI” (QUELLI CHE NON ABBOCCANO)

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MAFIA CAPITALE: LA RISCOSSA DEGLI “APOTI” (QUELLI CHE NON ABBOCCANO)

 

Avevo 10 anni; anno 1986-87 o giù di lì, e ricordo come fosse oggi una lezione di storia: si parlava del Belice e dell’Irpinia, dei loro abitanti terremotati lasciati nelle macerie e nei container dopo anni e anni di impotente emergenza. Davanti ad un mio compagno molto sveglio (il classico “secchione”) e già politicizzato (vi lascio immaginare di che partito …), che denunciava come lo Stato e la Politica speculassero sull’emergenza, la Maestra, si stringeva nelle spalle: “Belice? Irpinia? Stanno freschi a stare a braccia incrociate ad aspettare lo Stato! Guardate i friulani: appena passato il terremoto, il 06 maggio 1976, si sono subito organizzati, e in pochi anni sono tornati alla normalità, più ricchi e sicuri di prima”!

Con lo scandalo Mafia Capitale, pare di essere all’ “eterno ritorno” dell’eguale; pare la stessa politica che specula sulla Miseria, per fare affari d’oro, soldi a palate …. Una volta, ci si illudeva che certe cose fossero eccezionali, circoscritte. Ma oggi … Gli italiani diventano sempre più poveri: e, quando alla povertà, unisci il disagio di uno Stato che non sa esserti vicino nei casi più gravi, nelle emergenze, al danno si aggiunge la beffa: usque tandem …? Fino a quando il Palazzo abuserà della nostra pazienza?

“La verità è che bisogna essere delle carogne per far fortuna” diceva, davanti al bicchiere, unico amico e compagno di sventura, Andrea Marcocci, lo sventurato Ferroviere di Pietro Germi negli anni ’50. E oggi? Che direbbe un Andrea Marcocci qualsiasi, che ha educato i figli a essere bravi, corretti, educati, che ha combattuto (e rischiato la vita) per la libertà e la Costituzione, a vedersi i propri bravi figli, pur con tutti i meriti e titoli, scavalcati da una banda di lazzaroni che si prendono posti di comando, solo per fare i loro sporchi comodi? La storia di tanti cittadini italiani, giovani e non, pare diventata una lunga, interminabile “galleria di vinti”. Cosa si può fare per invertire la tendenza?

«Che fare?- dice Sonja, nel finale di Zio Vanja di Anton Cechov del 1896- Bisogna vivere! Noi vivremo, Zio Vanja. Vivremo una lunga, una lunga sequela di giorni, di interminabili sere. Sopporteremo pazientemente le prove che ci manderà la sorte. Faticheremo per gli altri, adesso e in vecchiaia, senza conoscere tregua. E quando verrà la nostra ora, moriremo con rassegnazione e là, oltre la tomba, diremo che abbiamo patito, pianto, sofferto amarezza...».

Ci hanno sempre insegnato a non ribellarci, a stare al nostro posto; a non aspettarci niente dagli altri, a contare solo sulle nostre forze, sulla nostra rettitudine, sulla nostra operosità. Come la mia maestra, come i miei genitori. Ma noi, brave persone, cosa ne ricaviamo? Cosa se ne fa il “sistema” della nostra virtù, del saperci … brave persone? Certo, il “sistema” si tranquillizza, è contento: vale o no l’equazione “brave persone = coglioni” da menare come vuoi? Un po’ come i tifosi del calcio, la Politica ci lascia credere che le sue vicende siano un grande gioco … salvo che tutto è già combinato …

“I figli della luce sono meno scaltri dei figli delle tenebre” dice Cristo: e, in effetti, è vero, le brave persone, sono anche quelle più riguardose, quelle che i prepotenti facilmente mettono nel sacco, abusando del loro fair play, delle loro buone maniere. E’ ora che le brave persone, che ci sono in Italia, depongano il loro timore riverenziale verso il Potere, e lo sfidino nell’unico modo che loro è concesso: far capire a chiare lettere che i cittadini “non la bevono” dai Politici. In un Paese, ingessato dal fair play e dalle buone maniere (alla don Abbondio, verso i potenti!), quanto sarebbe salutare una Rivoluzione degli “Apoti”! “Apoti”, in greco coloro che “non la bevono”, che non “la bevono”, dai Politici, che non si lasciano incantare dalle loro lusinghe, che fanno le pulci a quello che dice e che fanno i Politici, sempre pronti a dire bene con la lingua, in pubblico, e a male operare, in privato, nelle sedi “che contano”.

 

Alle ultime elezioni, l’astensione è arrivata quasi al 65%: è prossima la riscossa degli “Apoti”?

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