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Gasperini: "Sono favorevole allo spoil system"

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Gasperini: "Sono favorevole allo spoil system"

Tra le domande rivolte al prosindaco Gasperini durante la conferenza stampa di presentazione della sua candidatura, c’è n’è stata una particolarmente interessante: come intende gestire le posizioni dirigenziali all’interno della struttura comunale?

La risposta è stata lapidaria: "Sono favorevole allo spoil system. Anzi di piu’, intendo mettere mano alle posizioni dirigenziali già prima di affrontare le elezioni amministrative (previste a maggio). Non voglio adesso dilungarmi in dettagli, perché saranno i fatti a palare per me".

La domanda nasceva evidentemente da chi avvertiva che l’ingranaggio burocratico della macchina comunale non stesse girando come dovrebbe. La sensazione che i dirigenti del comune siano spesso parte del problema e non della soluzione, è confermata dai rumors che giungono dal palazzo.

Attenzione: è facile immaginare che l’interesse di un politico è promettere e compito di un dirigente è far evaporare le promesse impossibili. Ma al di là di inevitabili e comprensibili conflitti (nessuno è caduto dal pero), resta un dato di fatto: la macchina burocratica comunale appare ai piu’ impastoiata da incomprensibili difficoltà (che poi miracolosamente si risolvono) che orientata alla gestione snella ed efficace dei problemi.

L’obiettivo della politica è evidente: raggiungere un apparato agile, flessibile e snello, funzionale ad una gestione coerente coi principi di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza è imprescindibile per raggiungere l’ambizioso obiettivo della razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica.

Il potere politico appare invece spesso in conflitto con una burocrazia, al cui vertice vi sono i dirigenti, i quali sembrano assai piu’ interessati a dimostrare il loro potere, che a sostenere giuridicamente ed  amministrativamente l’azione dei rappresentati del popolo. Incredibilmente ed incomprensibilmente questa sensazione è capovolta relativamente ai dirigente dell’ente provinciale. Ma si parla ovviamente di sensazioni generali.

La parola Spoil System, nasce in America, ed è stata resa famosa da un discorso del senatore William Marcy nel 1832, in cui, difendendo una delle nomine del presidente Andrew Jackson, disse: "To the victor belong the spoils of the enemy" (in italiano: "Al vincitore spetta il bottino del nemico")

Allo spoils system si contrappone spesso il merit system (letteralmente: sistema del merito) in base al quale la titolarità degli uffici pubblici viene assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni, senza tenere conto dell'affiliazione politica dei candidati. Un tipico esempio attraverso il quale si realizza il merit system è un concorso pubblico.

Con l'affermarsi in Italia dei sistemi elettorali maggioritari (legge Mattarella per il Parlamento e legge 15 marzo 1993 n. 81 per comuni e provincie), l'espressione spoils system è entrata in uso anche in italiano, per indicare l'insieme dei poteri che consentono agli organi politici di scegliere le figure di vertice come segretari generali, capi di dipartimento, segretari comunali, direttori generali, dirigenti ecc.

La corte costituzionale, nella nota sentenza 233/2006, ha confermato la costituzionalità del sistema dello spoils system (con l’unica eccezione dei direttori generali delle ASL  - Corte Cost. sentenza 34/2010) affermando come la necessità del buon andamento della pubblica amministrazione sia in effetti prioritario rispetto al principio di imparzialità il quale in teoria escluderebbe vertici amministrativi "parziali" verso l'esecutivo; la corte ha però anche affermato come tale sistema non possa infrangere lo spazio riservato all'indipendenza della pubblica amministrazione (generalmente, quello più strettamente legato all'attività della stessa, con la politica incaricata solo di fornire gli obiettivi e le linee guida per raggiungerli) limitando quindi lo spoils system solo alle posizioni apicali ed escludendo la media dirigenza ed i vertici delle società pubbliche; essa affermò anche come il sistema non potesse concretizzarsi in una precarietà inaccettabile della dirigenza escludendo quindi il possibile azzeramento dei vertici delle amministrazioni, cosa che creerebbe anche una pericolosa dipendenza dell'amministrazione verso la politica.

Per quanto riguarda l'individuazione precisa dei vertici amministrativi interessati dallo spoils system la corte non ha fornito criteri precisi capaci di individuarli con precisione; si può solo intuire come siano le posizioni più a stretto contatto con gli organi politici e che, come queste ultime, siano più coinvolte nel processo di formazione degli obiettivi che nella gestione più strettamente tecnica dell'attività amministrativa.

Nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione che ha investito la globalità del sistema, in un’ottica funzionale al contenimento della spesa pubblica e al soddisfacimento dei bisogni dell’utenza collettiva, il ruolo di pietra angolare è stato affidato alla dirigenza amministrativa.

In linea generale, la separazione tra politica ed amministrazione ha rappresentato il filo conduttore attorno al quale è stato disegnato il nuovo volto della pubblica amministrazione mediante il riordino e la razionalizzazione delle strutture, dell’organizzazione, della gestione del personale e dell’azione dei pubblici poteri.

Pertanto, si è tentato di attuare un capovolgimento della tradizionale visione degli uffici pubblici, riconducendone l’istituzione, la strutturazione e il dimensionamento alla sua fisiologica ragion d’essere, costituita da reali esigenze organizzative e da un effettivo fabbisogno dell’utenza collettiva, infrangendo la prassi patologica che piegava l’organizzazione della struttura pubblica al soddisfacimento delle aspirazioni carrieristiche di un certo ceto dirigenziale, agevolmente asservibile al potere politico

La responsabilizzazione del ceto dirigenziale, essenziale per la tenuta del sistema, funzionale alla realizzazione degli obiettivi programmati ed attuata mediante una valorizzazione della professionalità e capacità manageriale dei suoi componenti, ha voluto privarli, definitivamente, del comodo alibi di disfunzioni strutturali dell’apparato o di carenza di organico o di limitazione di risorse economiche.

Si legge su  Noviello – Tenore  (La responsabilità e il procedimento disciplinare nel pubblico impiego privatizzato): “ Tale giustificazione, unitamente alle indebite ingerenze degli organi di vertice politico, costituiva una rapida via di fuga che sottraeva il dirigente a qualunque sindacato sul suo operato, occultando, dietro la facciata di un’amministrazione ingestibile, inefficiente e manipolata dal potere politico, l’onere di una cattiva gestione. Infatti a questa “metamorfosi” della dirigenza, sottratta al tradizionale modello burocratico e inserita in un impianto normativo improntato a criteri di autonomia organizzativa ed efficienza, deve corrispondere anche l’introduzione di nuove forme di valutazione dell’operato dei dirigenti, fortemente incentrate sulla verifica dei risultati conseguiti e degli obiettivi raggiunti; in tale cornice deve inserirsi il nuovo modello della responsabilità dirigenziale, concepita come una responsabilità tipica e specifica del ruolo dirigenziale, ulteriore e aggiuntiva rispetto ad altre forme di responsabilità (civile, contabile, disciplinare etc.), nonché, soprattutto, sganciata dall’illegittimità degli atti e dei comportamenti posti in essere e strettamente connessa alla validità ed all’efficienza dell’attività gestionale svolta”.

 

In conclusione, si auspica che a breve sulla Dirigenza Pubblica si apra un fervido dibattito tra tutti gli attori coinvolti (dirigenti, politici, giuristi, economisti) che approdi a riflessioni rectius a soluzioni idonee ad assicurare al Paese e alle amministrazioni periferiche maggiormente a contatto con i cittadini, dirigenti realmente capaci, autonomi ed imparziali.

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