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La lunga diatriba sulla variante al bilancio e il cavaliere bianco e rosso

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La lunga diatriba sulla variante al bilancio e il cavaliere bianco e rosso

Una lunga storia iniziata una settimana fa, quando la giunta chiese una variante al bilancio, per poter finanziare opere soprattutto di manutenzione stradale, annessi e connessi.

La legge richiede per questo tipo di votazioni, una maggioranza qualificata, non dei presenti, ma degli aventi diritto: quindi 17 voti favorevoli, visto che il consiglio è composto di 32 membri.

In teoria nessun problema: con l’ingresso di Luigi Scatizzi, la maggioranza avrebbe dovuto essere di 17 a 15.

Il caso volle però, che quel giorno un consigliere di maggioranza fosse assente (giustificato) e al momento del voto la maggioranza fosse di 16 a 12, valida per approvare le opere richieste, ma non sufficiente a raggiungere il fatidico quorum. Dunque si alle spese, ma no alla copertura. Un classico caso di parità: la variante non era respinta, ma nemmeno approvata.

Nella pomeriggio di ieri, alle 15, il consiglio è stato nuovamente riconvocato per l’approvazione della ormai famosa variante "tappa buche".  Che non sarebbe stato un cammino facile lo si immaginava, ed infatti si è aperta subito la questione procedurale. Le opposizioni, appellandosi al regolamento comunale, hanno provato a  far valere la tesi, che la ripetizione della votazione non fosse comunque legittima, appellandosi al regolamento ed in particolare all’ art.67 commi 3 e 4:

Comma 3 - In caso di parità di voti o di mancato raggiungimento della maggioranza qualificata eventualmente richiesta, la pro­posta non è approvata. Il presidente può disporre la ripetizione della vota­zione infruttuosa nel corso della stessa seduta.

Comma 4 - Salvo i casi particolari previsti dalla legge, un provvedimento non ap­provato alla seconda votazione o re­spinto alla prima non può, nella stessa adunanza, essere fatto oggetto di ul­teriori discussioni o votazioni.

Si discuterà a lungo di questa vicenda. La tesi dei giacobini e dei montagnardi è che il testo: “può disporre la ripetizione della votazione nel corso della stessa seduta” potrebbe anche voler significare che il presidente “deve” farlo “solo” nella stessa seduta. 

Onestamente è una interpretazione un po’ rocambolesca, e rocambolesca è dire poco!

Ma onore al merito delle opposizioni, che provano ad arrampicarsi anche sugli specchi insaponati. Tuttavia alla fine, ogni pregiudiziale cade a colpi di maggioranza (semplice) e alle 19, dopo 4 ore, si passa alla soffertissima votazione. 

Tutto è bene quel che finisce bene, diranno i nostri lettori. E invece no, dice la storia. Perché il caso ci mette nuovamente lo zampino. E lo zampino sta nel fatto che un altro consigliere è assente (giustificato per motivi di lavoro).

Sembrerebbe tutto da rifare. Di nuovo una situazione di parità teorica. Ed è a questo punto che a metterci una pezza arriva Chiericoni. Forse anche un po’ stufo di ore e ore di discussioni sui massimi sistemi, sui valori della democrazia, sul senso dell’opposizione e sui diritti delle minoranze, sul possibile che diventa necessario, sulla pace nel mondo a rischio con questa votazione, decide di mettere fine alle diatribe sulla variante tappa buche…  e vota a favore.

Ironia della sorte: un membro della lista Lucherini che salva la giunta che fu di Fanfani dall’inevitabile figuraccia!

Va precisato che solo di figuraccia si sarebbe trattato e non di commissariamento come pensano in tanti. La mancata approvazione di una variante infatti, al massimo impedisce di tappare le buche, ma da sola non basta ad invocare un commissario. Nella peggiore ipotesi, serrati i ranghi e cambiati "du centesimi" della varante, si sarebbe fatta votare di nuovo a breve.

Mentre nel frattempo è cominciato il tiro a segno delle uova “boglie” (virtuali) sul povero araldo, tutto condito da alti lai, noi ci diamo appuntamento alla prossima avventura.

Da Palazzo Cavallo, è tutto! 

 

 

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