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SUI TAVOLI DI BAR E RISTORANTI SPARISCE LA VECCHIA OLIERA

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SUI TAVOLI DI BAR E RISTORANTI SPARISCE LA VECCHIA OLIERA

Dal 25 novembre sui tavoli di bar e ristoranti devono comparire ad uso dei clienti soltanto bottiglie di olio di oliva con tappo anti-rabbocco.

È scattata il 25 novembre la nuova normativa che obbliga gli esercenti dei pubblici esercizi a presentare ai clienti solo contenitori monouso di olio o bottigliette anti-rabbocco etichettate. Massimiliano Micelli, responsabile provinciale di Fipe Confcommercio: “se l’obiettivo era garantire genuinità e freschezza, è bene sapere che in genere le sofisticazioni partono a monte e non a valle della filiera alimentare. Inoltre, i contenitori antirabbocco sono quasi introvabili sul mercato e la legge non chiarisce quali sono conformi e quali no. Insomma, l’esercente è lasciato solo a rispettare una norma poco chiara”. Ma le sanzioni per chi non lo fa ci sono già e sono pesanti…

È il nuovo obbligo introdotto dalla “legge Europea 2013-bis” , che di fatto, impone l’uso esclusivo di contenitori monouso o bottigliette anti-rabbocco etichettate (ovvero dotate “di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta”).

Pesanti le sanzioni amministrative previste per gli operatori che non si adeguano, facendo sparire i “vecchi” fiaschettini per l’olio. Forse più romantici e tradizionali, ma ora fuori legge.

L’obiettivo della norma è nobile: impedire l’alterazione del contenuto dell’olio indicato in etichetta ed essere certi della sua genuinità e freschezza. “Ad essere sbagliata, però, è la premessa”, dice il responsabile della Fipe Confcommercio aretina Massimiliano Micelli, “intanto, perché le sofisticazioni dei prodotti alimentari, olio compreso, in genere avvengono a monte della filiera, e non a valle, cioè nell’ultimo anella della catena,  l’esercente che si interfaccia con il consumatore finale. Così, neppure questo nuovo obbligo può escludere che nei contenitori monouso finisca chissà che tipo di olio. E in caso di frode alimentare l’esercente va considerato una vittima alla stregua di un cliente finale”.

“L’altro nodo critico della norma”, evidenziato Micelli, “è che attualmente i dispositivi antirabbocco previsti dalla legge sono quasi introvabili. Per di più il legislatore non chiarisce quali caratteristiche debbano avere per essere considerati idonei e conformi. Il rischio è che gli operatori usino in buona fede contenitori che chi fa controlli non considera adeguati”. Insomma, uno dei tanti casi assurdi della farraginosa burocrazia italiana.

“Fipe Confcommercio si è attivata per richiedere i dovuti chiarimenti al Ministero delle Politiche Agricole. Ma nel frattempo, in caso di controlli, suggeriamo agli operatori di fare presente che non è stato possibile approvvigionarsi di olio in contenitori anti rabbocco perché tali contenitori non sono stati omologati o dichiarati conformi dalle competenti autorità. Qualora poi i ristoratori fossero oggetto di contestazione, dovranno far riportare sul verbale di non aver potuto reperire sul mercato le bottiglie con dispositivo anti rabbocco e sottoscrivere tale dichiarazione”.

“Va ricordato”, conclude il responsabile della Fipe Confcommercio aretina, “che la norma non si applica agli oli utilizzati in cucina, che potranno quindi continuare ad essere conservati nei soliti contenitori”.

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