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VOTO IN EMILIA: SABOTAGGIO A RENZI. IL TEMPO DEI “GIOCHI” E’ FINITO

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VOTO IN EMILIA: SABOTAGGIO A RENZI. IL TEMPO DEI “GIOCHI” E’ FINITO

SUL VOTO PD IN EMILIA ROMAGNA

 

Elezioni in Emilia Romagna: siamo alla sconfessione della linea blariana intrapresa da Renzi? Certo. Ma c’è qualcosa di più, di più clamoroso e anche (perché no?) più inquietante.

Qualcuno dirà: in un partito, come il PD dell’èra renziana, impegnato a cercare un proprio profilo di rinnovamento, alla ricerca di nuovi referenti nella società civile, ciò sarebbe fisiologico. In questo senso, nella misura in cui il PD cerca di accreditarsi verso un elettorato “nuovo”, è fisiologico che l’elettorato “vecchio” si disaffezioni. E questa è certo la lettura più rassicurante che dell’astensionismo in Emilia Romagna sarà data nei prossimi giorni dall’entourage renziano. Ma le cose ieri sono andate proprio così?

Ora, a mio modesto avviso, in Emilia, non siamo davanti ad un caso fisiologico di astensione, ad un segno di passività dell’elettorato (come spesso capita in concomitanza a gravi scandali politici: es. le spese pazze, la condanna del Presidente Errani etc.). No: in Emilia, diversamente, siamo di fronte ad un vero e proprio Aventino, ad una astensione, in qualche modo organizzata. Il PD, particolarmente in una Regione storicamente “rossa” come l’Emilia, sa mobilitare gli iscritti in occasione delle elezioni con una organizzazione quasi militare, un mutamento così rapido e repentino del tasso di affluenza alle urne, dal 70% di giugno 2014 (in linea con la tendenza degli ultimi anni), al 38% delle regionali di domenica (quasi il 50% in meno) è sospetto … Non c’è solo fisiologica disaffezione: c’è una vera e propria “Intelligenza Politica” che ha inteso sfruttare l’astensione per lanciare messaggi politici di un certo tipo a Renzi e ai suoi.

Siamo al “sabotaggio”? Al netto delle dietrologie, certamente, siamo in presenza di un vero e proprio “trappolone” teso alla dirigenza renziana. Le dietrologie, sul punto, da domenica in poi credo si sbizzarriranno, alla ricerca del “grande vecchio” di questa “trappola” (si dirà il Sindacato, altri, i bersaniani etc.) Al momento, non serve dare un volto al “colpevole”. Possiamo, però, dire che chi punta oggi all’Aventino, in opposizione a Renzi, punta ad alzare il tiro dell’opposizione interna nel PDe si prepara ad un’escalation di conflittualità, nel segno del filybustery politico. Forse che lo scontro Renzi-Altri sarà la riedizione del “copione” dello scontro Berlusconi-Fini, scoppiato ad aprile 2010, anch’esso in concomitanza ad elezioni regionali? Allo stato attuale, non losi può escludere … Fossimo, comunque, in Bonaccini, il neoeletto Presidente della Regione Emilia, non confideremo in una navigazione tranquilla della sua giunta …

E Renzi, a differenza di Berlusconi nel 2010-11, è dotato di sufficienti “anticorpi” per respingere l’offensiva? La vera assicurazione per Renzi sarebbe che il premier desse davvero fondo a molti slogan riformatori e rinnovamento che pure conclama. Ma Renzi, più che una piattaforma di vero riformismo, ha finora opposto alla Sinistra interna la classica “politica dei due forni” a immediato impatto “elettorale”: “Fate quello che volete-dice Renzi alla Sinistra- tanto io vinco a mani basse negli elettori di centro e centrodestra e presso la base PD, che vede in me il Campione che può finalmente portare alla vittoria la Sinistra, dopo anni di risultati incerti”.

 

Ebbene, da domenica è proprio questa “politica dei due forni” la vera trappola per Renzi: la vera trappola, cioè, sarebbe l’incapacità di Renzi di uscire dal “tatticismo” elettorale con il quale, finora il premier è riuscito a barcamenarsi tra simpatizzanti e “Sinistra critica”. Del resto, se (come il voto in Emilia lascia pensare) va profilandosi un vero e proprio “muro contro muro” Renzi-Sinistra interna, difficilmente gioverà al premier ripiegare su qualche “contentino” alla Sinistra (tipo ammorbidimento del Jobs Act). Ma nemmeno l’eventuale scissione della Sinistra, potrebbe non salvare Renzi dall’attuale morsa: persa, infatti, la base PD “fidelizzata”, e restando nel vago e nel generico quanto a piattaforma riformatrice, Renzi potrà anche vincere le elezioni, ma diverrebbe fatalmente ostaggio del “voto liquido”, della “curva della tifoseria”, della parte più volubile e, quindi, emotiva dell’elettorato: quell’elettorato che ieri ha esaltato Monti, e poi l’ha mandato nella polvere, come del resto Grillo … Il tempo dei “giochi” (politici) per Renzi è finito!

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