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Il voto sulle regionali in Emilia Romagna apre la porta a qualunque scenario in Toscana

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Il voto sulle regionali in Emilia Romagna apre la porta a qualunque scenario in Toscana

Mamma ho perso la base...

 

 

 

Se è vero che l’Emilia veniva da una catena di scandali che ha coinvolto tutti i gruppi e aveva fatto ritirare tutti i candidati, mettendo in pericolo persino le primarie del PD, non pensino gli amministratori Toscani che la bufera sia solo locale. Sotto accusa non è solo l’Emilia, ma tutto il sistema delle regioni. Un ibrido burocratico, che sommando burocrazia a burocrazia, spese a spese, impastoia sempre di piu’ il paese. 

Se l’affluenza alle regionali dovesse ripetersi anche nelle prossime consultazioni molto piu’ estese (è solo di 4 mesi fa  una dignitosa partecipazione alle europee, da sempre meno attraenti), la vera riflessione andrebbe posta sul sistema istituzionale che ci siamo dati.

Ho sempre pensato che chi non vota, accetta che siano gli altri a decidere. Astenersi significa delegare le proprie decisioni, accodarsi al pensiero degli altri qualunque sia. Ma far finta che una astensione del 63% non sia un segnale significativo, vuol dire fare gli struzzi!

Ho potuto leggere sui SN una interessante riflessione di Riccardo Lo Monaco, che ci parametrava alle nazioni democraticamente piu’ avanzate, citando alcuni esempi:

  • affluenza per l'elezione del sindaco di New York, 24%;
  • affluenza ultime amministrative in UK, 34%;
  • affluenza per l'elezione di quell'alfiere della libertà chiamato Lukashenko, in Bielorussia, 84%;
  • affluenza alle presidenziali in Iran, intorno all'80% con punte del 100% in alcune realtà.

Solo per citare un  pensiero controcorrente. Non ci scandalizziamo dunque per questa astensione da record, ma nemmeno mettiamoci a ballare che va tutto bene sora la marchesa!

Se Rossi desidera una riconferma politica forte, deve utilizzare gli strumenti che ha a disposizione per ottenere una candidatura altrettanto forte, coinvolgendo tutto il partito e i suoi elettori, senza dare l’impressione, peraltro scivolosissima, di una riconferma imposta dall’alto. Una vero dibattito dentro al partito sul suo operato, riaprirebbe una dialettica asfittica, riavvicinerebbe i cittadini alle decisioni, darebbe a lui la possibilità di sostenere pubblicamente le sue scelte, metterebbe all’angolo (forse) le minoranze interne, riceverebbe dalla base una legittimazione politica che forse lui stesso mette in dubbio.

Se il cammino di avvicinamento all’appuntamento elettorale, sarà quanto piu’ possibile partecipato, si eviterà il rischio dello scollamento con la base elettorale che la consultazione emiliana ha mostrato. Un rischio che potrebbe aprire la strada a qualunque scenario. Se infatti il PD pensa di aver partita facile, soprattutto grazie ai gufi e alle cassandre che sentenziando la fine di FI hanno lacerato il centro destra, potrebbe avere amare sorprese. Il crollo delle proposte alternative, non rappresenta motivo di esultanza, perché il guitto capace di incarnare una protesta, e raccogliere consensi a mani basse, è dietro l’angolo che aspetta.

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