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La transumanza di Arezzo a Siena, non è dovuta a fattori geografici ma politici. Siamo circondati: arrendiamoci!

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La transumanza di Arezzo a Siena, non è dovuta a fattori geografici ma politici. Siamo circondati: arrendiamoci!

Ma quale baricentro geografico? Basta col credere a Babbo Natale. Siamo grandi ed è il momento di crescere.

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E' forse eccesso di fantasia, immaginare che ci siano motivi politici dietro l'intramontabile campanilismo senese, a cui sono stati offerti contenuti culturali e sostegno mediatico camuffato da folclore, affinchè la città rimanesse il piu’ possibile chiusa in se stessa, impedendole cioè ogni possibile sviluppo imprenditoriale ed economico? Se questi motivi esistessero, avrebbero un nome ed un cognome: si chiamerebbero “Fondazione MPS”.

E' forse eccesso di fantasia, immaginare che fino a ieri la politica, sia regionale che nazionale, abbia tremato alla sola idea che il comune di Siena potesse cambiare colore, perché tutt’oggi questo controlla la fondazione che, benchè ridotta la larva di se stessa, continua a sua volta a controllare la banca?

E' forse eccesso di fantasia immaginare che MPS sia depositaria di segreti inconfessabili? Credo che attualmente tutto ciò sia indimostrabile ma facilmente intuibile. Così come è facilmente intubile che sia l’intreccio politico affaristico tra destra e sinistra, tra Mussari e Verdini, e dietro a loro i vari D’Alema, Berlusconi, Franceschini, Bersani & compagnia cantante, l’origine di quasi tutti i nostri problemi. Altro che alzate di scudi di sindaci e presidenti vari... ci vuole ben altro che una piccozza per rompere una cupola!   

E che i rapporti con Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, siano stati tenuti in piedi sino a gennaio del 2012, lo racconta lo stesso ex sindaco Ceccuzzi ai pm: “Per la carica di presidente della banca ero contrario a una riconferma di Mussari. Ho chiesto loro sostegno politico per l’operazione che da lì a qualche mese sarebbe stata fatta e l’onorevole Bersani mi disse che avrei avuto il sostegno del partito”. Con D’Alema Ceccuzzi parla anche della nomina di Alessandro Profumo “che aveva delle remore” ad accettare l’incarico. “Sapendo di un rapporto di conoscenza con l’onorevole D’Alema gli chiesi di poter parlare con Profumo per convincerlo ad accettare l’incarico”.

Nel 1992 cadde Bettino Craxi e nel 1995 il suo ex-delfino Giuliano Amato, mise il suo nome sulla legge che istituisce le Fondazioni bancarie. Le conseguenze sono storia recente, quella che viviamo.

Sarà un caso, così come emerge dalle carte dell’inchiesta sull’aeroporto di Ampugnano (un'altra voragine di soldi pubblici), che Fondazione e banca finanziassero sia il circolo del tennis di Orbetello su richiesta di Giuliano Amato, oggi giudice della Corte Costituzionale, sia il teatro Biondo di Palermo dopo l'espresso intervento di Gianni Letta? E a chi si erano rivolti Amato e Letta se non direttamente a Mussari?

Sarà un caso che le due banche più compromesse con il sistema affaristico-partitico che ha permeato l’Italia della seconda repubblica, siano anche quelle considerate in ginocchio dagli stress test di Bruxelles?

Sarà un caso che la massoneria italiana abbia nominato al suo vertice, l’addetto stampa del “groviglio armonioso”, anzi di piu’, il suo stesso inventore?

Sarà un caso che il votatissimo aretino Ceccarelli, sia stato tenuto a bagnomaria per anni, per far posto in giunta regionale ad un senese anonimo che si chiamava Ceccobao?  

Sarà un caso che il presidente del consiglio regionale, senese anche lui, sia stato "nominato" insieme allo stesso governatore Enrico Rossi, nelle segrete stanze di Rocca Salimbeni?

Sarà un caso anche l'accorato appello lanciato dello stesso governatore, affinchè i forzieri di MPS non cadano in mani "non" senesi? (come se un milanese o un romano fossero eschimesi) Ed oggi cosa dobbiamo aspettarci da costoro?   

La storia della politica senese si riflette in quella nazionale: ascesa e caduta di Mussari, imposto prima alla guida della Fondazione Montepaschi e subito dopo al vertice di Rocca Salimbeni insieme alla presidenza dell’ABI. Con il sostegno trasversale di tutti i partiti, compreso Forza Italia, che in Toscana poteva contare sulle relazioni di Denis Verdini. Ma soprattutto del Pd, a cui era iscritto e che ha pure largamente finanziato.

Fondata nel 1472 come monte di pietà per “dare aiuto alle classi disagiate della popolazione della città di Siena” (sintetizza Wikipedia) è stata affondata dalle “aspirazioni di mantenimento della propria leadership” dei vertici (hanno ricostruito i magistrati titolari delle inchieste su Rocca Salimbeni). I “vertici” cui fanno riferimento i pm della Procura di Siena (Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso) ruotano principalmente attorno a Mussari. Un anonimo avvocato di Catanzaro che scala nomine e incarichi grazie alle sue conoscenze e amicizie politiche, fino a raggiungere la presidenza dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, grazie al fondamentale placet dell’allora leader di Unicredit: Alessandro Profumo, che guarda caso poi lo sostituirà alla guida di Mps.

Portato a Siena dall’ex sindaco Pierluigi Piccini, voluto prima in fondazione e poi in banca da Franco Ceccuzzi, altro ex primo cittadino (dalemiano) della città toscana, scrive "Il Fatto", Mussari è solo il frutto malato dell’albero cui la politica come una gramigna ha tolto linfa vitale svuotandone le casse. I pm hanno cercato di inutilmente di individuare la tangente, ma  la vera tangente era la gestione della banca: guidare Mps voleva dire distribuire nomine e fondi ad amici e conoscenti.

Scrive un sito online senese: “Gente senza storia contro una città che la storia ce l’ha scritta cominciando dalle lastre calpestate, ai tempi moderni è una guerra che non possono perdere lor signori”.

Adesso che il disastro è ormai fatto, c‘è solo da trovare un rimedio. Come giustificare i 900 e passa dipendenti comunali, contro i 560 di Arezzo, considerando che la città del Palio ha circa la metà degli abitanti?  Come far scomparire anni di clientele, prebende, feste e festini a spese della banca e del comune che la controllava, al cui tracollo è seguito il tracollo di ogni attività culturale, sociale e sportiva?

La politica, dopo aver massacrato la banca della città di Siena, può tentare oggi un seppur impossibile salvataggio in un modo solo, con i mezzi che ha a disposizione: facendola diventare la capitale artificiale e burocratica di un mondo che fino a ieri ha sempre schifato come la rogna dei plebei. E siamo solo agli inizi: la prossima transumanza toccherà il mondo imprenditoriale e produttivo.

Arezzo sarà solo un danno collaterale. Arrendiamoci: siamo circondati! 

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