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Prosegue la depaueparazione della città: sovrintendenza trasferita a Siena

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Prosegue la depaueparazione della città: sovrintendenza trasferita a Siena

La terra che dette i natali a Piero della Francesca, a Michelangelo Buonarroti, a Francesco Petrarca, a Pietro l'Aretino fino a Giorgio Vasari, primo mentore della storia dell'arte e della conservazione, non è degna di una sovrintendenza.

Il ministero dei beni culturali si prepara ad una rivoluzione nella gestione del patrimonio di beni artistici e storici dell’Italia. Arezzo ne farà come al solito le spese.

La volontà di Franceschini parrebbe quella di rendere più snella la struttura di gestione e governo delle istituzioni della cultura.

Ma è una volontà che rischia di rendere periferici poli importanti, che potrebbero essere decapitati della possibilità di organizzarsi.  

E’ il caso della Soprintendenza di Arezzo, che potrebbe ben presto perdere i dirigenti, accorpati  a Siena, verso cui ormai stanno facendo traslocare armi e bagagli tutta la città di Arezzo. 

Crecando di capire di cosa si tratta, si intuisce che il carattere evidente della riforma, è la netta separazione tra la tutela e la valorizzazione. Della prima, e solo di essa, si occuperanno le nuove Soprintendenze alle Belle arti e Paesaggio e le Soprintendenze Archeologiche, mentre la valorizzazione spetterà da ora in poi, ai nuovi Poli museali regionali.

Vengono riorganizzate a livello centrale le Direzioni Generali; la più importante novità, a livello territoriale, è la creazione della Direzione generale Musei, che ha come conseguenza lo scorporo delle attuali Soprintendenze per i beni Artistici e Storici, il cui personale verrà in parte assorbito dalle nuove Soprintendenze alle Belle Arti e Paesaggio, e in parte andrà a formare l’organico dei Poli museali regionali.

Le Soprintendenze Belle arti e Paesaggio nate dall’accorpamento delle Soprintendenze Beni Artistici e Storici e Beni Architettonici in un primo tempo previste territorialmente, visti gli ulteriori tagli di sedi dirigenziali in base all’ultima stesura del DPCM di riorganizzazione, aprono uno scenario di ulteriori accorpamenti sul versante Soprintendenze. Naturalmente da ciò deriverebbe un pericoloso depauperamento con allungamento dei tempi procedurali e la vanificazione dei rapporti di fattiva e positiva collaborazione che contraddistinguono il dialogo fra gli enti pubblici territoriali che fino ad oggi ha permesso di creare tante occasioni di crescita culturale e tutela del patrimonio.

C’è da chiedersi anche quale sarà il compito di tutela che dette Soprintendenze saranno messe in condizioni di svolgere, visto lo sradicamento e la lontananza dalle realtà territoriali che inevitabilmente produrrà questo accorpamento

Ma la realtà è che la riorganizzazione degli Uffici periferici del Mibact, è solo una conseguenza della spending review, e non  una scelta di efficientazione delle già fragili Soprintendenze periferiche. E questa riflessione è già sufficiente a far tremare i polsi!

La conferma ci viene dal sito stesso del Ministero che, alla pagina dedicata esordisce così: ”La riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) trae origine, come è noto, dalle politiche di spending review attuate da ultimo con il decreto legge n. 66 del 2014, convertito nella legge n. 89 del 2014. In base ai tagli operati nel 2012-2013, infatti, ogni Ministero era tenuto a dotarsi di un nuovo regolamento di organizzazione che recepisse le riduzioni di pianta organica. Il MIBACT adempie, finalmente, a tale obbligo e ridisegna se stesso in modo fortemente innovativo, in linea con le misure già adottate con il d.l. n. 83 del 2014, convertito nella legge n. 106 del 2014 (c.d. decreto ArtBonus).”

In altre parole si è decisa una riduzione delle postazioni territoriali, senza alcun riguardo alla sostanziale storicità dei beni su cui si interviene. Appare chiaro come una città e un territorio come il nostro, già di per se difficile, con decine di progetti per i quali occorre dotarsi del parere paesaggistico e per i quali la Soprintendenza deve necessariamente vigilare e partecipare, allontanare decentrandone la sede, renderà piu’ complesso e difficile il rapporto con la popolazione e i suoi enti di riferimento.

Becchi e bastonati!   

Gasperini: “da 3 a 1 Soprintendenze. Film già visto. Ne vorremmo cambiare il finale”

Dichiarazione del Pro Sindaco Stefano Gasperini

L’annunciato accorpamento delle Soprintendenze ai beni culturali di Arezzo, Siena e Grosseto non può non creare dubbi su come si voglia procedere nella riorganizzazione dei livelli istituzionali nonché degli enti, aziende, uffici che erogano servizi per i cittadini.

La necessità di riorganizzare, razionalizzare e risparmiare è ovviamente condivisibile. Una condivisione che viene però frenata da un metodo verticistico che prima cancella e poi spiega come verranno erogati i servizi.

Nel caso della Soprintendenza, poi, ricompare il solito copione in base al quale si unificano i servizi delle tre realtà meridionali e il nuovo centro è sempre a Siena. Vorremmo discuterne. E, soprattutto vorremmo sapere, quali effetti avrà sul territorio aretino l’annunciato accorpamento.

Dindalini: “ Non consentiremo che un petalo alla volta, si spogli la margherita dei servizi nella provincia di Arezzo.”.

E' di oggi la notizia secondo cui il Ministro Dario Franceschini intenderebbe riorganizzare le soprintendenze. All'interno di tale provvedimento, pare sia prevista la soppressione della direzione di Arezzo che verrebbe accorpata a quella di Siena.

“Si tratta di una bozza non ancora approvata, ma imminente – dichiara il segretario provinciale PD Massimiliano Dindalini – ma il concetto di fondo non cambia, ossia che la città di Arezzo, non può essere spogliata di tutto, non siamo una margherita a cui ognuno toglie il petalo che interessa. Adesso basta – prosegue con decisione Dindalini – occorre che tutte le forze istituzionali, a partire dalla città, tutte le categorie economiche ed i parlamentari facciano valere le caratteristiche e le peculiarità del nostro territorio, per difendere le qualità dei servizi e la presenza ad Arezzo di importanti centri di interesse economico ed istituzionale.”

Il Segretario Dindalini, giustamente preoccupato per questo possibile ulteriore depauperamento del territorio aretino, prosegue segnalando la disponibilità del PD provinciale a trovare spazi di dialogo con il Governo attraverso i parlamentari aretini.

 

 

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