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Crisi economica aretina: fatti e rifatti.

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Crisi economica aretina: fatti e rifatti.

 

 

L'Istituto nazionale di statistica ha comunicato i dati del prodotto interno italiano arrivando a al 13º trimestre consecutivo di mancata crescita. A forza di crescita zero o diminuzione del valore aggiunto sviluppato dalla nostra nazione, siamo regrediti ad un livello dell'economia pari a quello dell'anno 2000.

Il debito pubblico è oltre 2.130 miliardi di euro, gli indicatori previsionali segnalano il proseguire di stagnazione o regressione anche per i prossimi trimestri, dopo che in molti si erano sbilanciati nell'attribuire qualche segno positivo.

Persino l'impatto di alcune attività fuorilegge nel ricalcolo del prodotto interno lordo non ha aiutato significativamente per il deficit, la soglia del 3% viene imposta come limite per gli accordi dell'Unione europea. Encomiabile lo sforzo da parte di alcuni paesi a richiedere ad una diversa contabilizzazione delle spese: la crisi del mercato interno è così profonda che solo una revisione dei parametri che permetta ad esempio la indispensabile messa in sicurezza del nostro territorio può far scaturire quell'insieme di opere pubbliche che nel passato, in più occasioni, ha permesso alla nostra nazione l'uscita da tali momenti recessivi.

Il territorio aretino sta attraversando dal 2008 ad oggi un periodo di chiara difficoltà per quanto riguarda il settore manifatturiero trainante, oreficeria ed argenteria. Nella difficoltà di confrontare i numeri, cioè depurare i fatturati dalle oscillazioni dei metalli preziosi o dall'impatto delle operazioni che riguardano esclusivamente i metalli puri (lingotto o grani), si percepisce con chiarezza la difficoltà delle aziende a sviluppare valore aggiunto. La compressione dei margini, la diminuzione complessiva del mercato e della quota che si aggiudica la produzione italiana, la esternalizzazione di produzioni, l'impatto di truffe o fallimenti o furti, si evidenziano tutti nella diminuzione delle imprese operanti e nel numero degli addetti occupati.

La contrazione del credito bancario dovuta sia all'aumento delle quotazioni che alle scelte operate dagli istituti di credito provoca una difficoltà quotidiana che si aggiunge alla volatilità dei mercati esteri e dei loro ordinativi.

Qualche giorno fa Paolo Casalini si è sforzato di capire la contraddizione sui numeri che a livello provinciale indicano una contrazione del prodotto interno sviluppato dal territorio aretino in opposizione con una immagine tutto sommato positiva da parte dei vari settori che concorrono alla ricchezza del territorio: nella sua riflessione indicava la causa nell'allontanamento dei fatturati derivanti dalle forniture di prodotti e servizi propri delle aziende partecipate (Estra in primis).

La gestione dei rifiuti -scivolata nel senese, il trasporto pubblico-scivolato nel fiorentino, la fornitura di gas metano e la gestione della rete distributiva-scivolati nel pratese- hanno provocato lo spostamento di centinaia di milioni di euro dalla nostra provincia ad altri territori, con il conseguente tracollo dell'indicatore complessivo.

Quanto scrive Paolo non è sbagliato, ma non rappresenta tutta la verità.

Il territorio sta perdendo gran parte del fatturato anche per la cessazione o ridimensionamento di tantissime attività manifatturiere o commerciali: la recente messa in Rete dei procedimenti fallimentari messi in essere nel territorio aretino indica in circa 450 le procedure attivate negli ultimi cinque anni. Nomi importanti (per dimensioni o ricadute), nomi storici (per anzianità o notorietà), nomi legati a fatti di cronaca giudiziaria, c'è posto per tutti.

Nelle costruzioni troverete il gruppo mancini (mbf, ciet, tte) oltre alla mabo ed alle aziende collegate al settore (sgrevi, mattesini, bracci, laurenzi, tab). Nel settore dell'arredamento le aretine deltongo e municchi ed importanti falegnamerie tiberine; nel fashion: ellemoda, cose di lana, inthema, delsiena. Nelle lavorazioni metalliche: saico, casprini, menci; nell'alimentare: konz, cadla despar, mulino sociale e forno di SanSepolcro. Tralascio il settore orafo, troppi nomi.

Eppoi le crisi struscianti e persistenti come deltongo, 1ar, buitoni o più recentemente l'ex-eutelia, attuale cloudItalia: ci sono politici che fanno l'aria sorpresa, ossia cascano dal pero. Suvvia!!

In ristrutturazione anche l'azienda che doveva sfondare il mondo all'interporto di Indicatore, con presidenti/professionisti di lusso e gambe di creta, la a.l.i.: cittadini, attenti!

Altri segnali critici vengono dalla ex powerone adesso passata ad abb.

A breve parlerò del grande malato, anche se non si può dire: BancaEtruria e di quanto pesa quello che avviene in via Calamandrei.

Spicca il silenzio della politica, tutta presa dalle sempre incombenti elezioni, salvo qualcuno che si permette di parlare di temi che non gli competono, ricordo Fanfani, ora detto il fuggitivo, quando tuonò contro l'offerta vicentina.

Il titolo vale ora la metà di quanto offrivano (offrire, la prima fase di una trattativa; discutere, la seconda fase; concludere o mollare, la terza): come si mette ora? Poco cambia se è lui ad aver influenzato il CdA o viceversa,

E tutti i soci che hanno rimesso a causa di quella (perlomeno improvvida) presa di posizione? 

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