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Le riforme fatte col lapis a tavolino e la realtà che non combacia

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Le riforme fatte col lapis a tavolino e la realtà che non combacia

Serata molto brillante quella del nostro governatore alla casa della cultura.

 

Mattatore navigato, ha gestito molto bene il dibattitto in una lunga e nebbiosa serata aretina. Nonostante il tentativo di allargare le luci della ribalta su vari temi, il focus è rimasto sempre attorno alla prossima riforma delle macro ASL.

Sono rimasto sorpreso tuttavia, dal bisogno che il governatore deve aver provato, di specificare, scandendo le parole, che non è sua volontà quella di creare un capoluogo di regione e due vice capoluoghi... Excusatio non petita.

Fino a che gli interventi son rimasti nell’ambito istituzionale, ovvero del politicamente corretto, tutto è filato liscio (anche troppo), ma quando un cittadino (credo medico della ASL) è partito con un vero affondo, il governatore è balzato in piedi e ha cominciato il suo lungo intervento, senza permettere che la situazione prendesse una deriva pericolosa e concludendolo solo quando era sicuro di aver steso ogni velleità, cioè quando mancava poco a mezzanotte e tutti volevano solo andare a letto. Una gestione navigata ed esperta di un dibattito che se lasciato scorrere troppo liberamente, avrebbe potuto diventare un atto di accusa senza appello.

Rossi ormai conosce bene la piazza di Arezzo, sa che nessuno si fa scrupoli a contestarlo duramente e in questi anni ha decisamente migliorato la sua tecnica di comunicazione: con un paio di affondi strappa applausi (“è il momento che anche la pubblica amministrazione si metta a dieta” e ancora in un crescendo di consensi e di entusiasmi: “il settore privato la sua ristrutturazione l’ha già fatta, adesso è il momento del pubblico” con qualche aggiunta colorita per tenere sveglia l'assemblea), ha decisamente fatto cambiare un vento che all’inizio era tutt’altro che in poppa, addomesticando una sala che avrebbe rischiato di trasformarsi in quella della Pallacorda. Come se non ci fosse mai stato lui, nella stanza dei bottoni della pubblica amministarzione regionale da ben 15 anni: prima come assessore alla sanità e poi come presidente. 

Il ragionamento snocciolato dal governatore è lineare e tutto sommato anche giusto: “Viviamo in un momento storico di grande difficoltà economica per il nostro paese. Se vogliamo mantenere un elevato standard di servizi, è necessario fare qualche sacrificio”. Facendo alcuni esempi, ha spiegato che.. “di robot chirurgici in tutta la Francia ne esistono 5: solo in Toscana ne abbiamo 7. Meglio allora concentrarli laddove una elevata qualificazione, stimolata anche dal frequente utilizzo, permette di farne un uso ottimale”. E per spiegare ancora meglio il concetto ha aggiunto: “Vi fareste operare voi in un reparto di chirurgia, dove si fanno 3 interventi al mese?”. Tutto giusto, ma… chi c’era alla pianificazione quando sono stati acquistati i 7 robot? Non potevamo pensarci prima di acquistarli? 

Il vulnus di tutto il suo ragionamento, ancora non lo ha ben individuato nemmeno lui, ma arriverà cadendo come una ghigliottina, quando si cercherà di far combaciare la razionalizzazione amministrativa, con la gestione del territorio.

Fino a che si tratterà cioè di spostare dipendenti (e posti di lavoro e quindi ricchezza) da una sede amministrativa all’altra, i cittadini potrebbero essere tutto sommato indifferenti. Che le fatture e la contabilità la gestisca un posto invece che un altro, poco cambia nell’utilizzo delle strutture, ma quando dovranno essere i cittadini a spostarsi per inseguire il servizio, allora è la gestione del territorio ad essere investita da una serie di problematiche decisamente piu’ complesse.

Mi aspettavo a questo punto, che come un mantra ci ripetesse la filastrocca del passato, quale la presenza altrove quasi esclusiva dei servizi principali. Spostati (vedi Estav, ATO, Tiemme, Estra ecc ecc) solo perché la regione ha fatto in modo che fossero spostati. Ormai sono un vuoto a perdere (e pure un fiasco) e pensare adesso di rivenderceli come originali, avrebbe avuto poco senso. Ma ciò non toglie nulla alla difficoltà di disegnare mappe con il lapis, e pensare di aver inventato così un territorio nuovo.   

Ma il problema è ben piu' serio: quale dovrebbe essere il motivo per cui gli aretini, che dispongono di collegamenti ferroviari ed autostradali con Firenze, collegamenti che permettono spostamenti non piu' celeri (ormai sono affidati solo ai treni regionali) ma regolari ed economicamente sostenibili, dovrebbero prendere la diligenza per Siena? Spostandosi (fuori di metafora) solo ed unicamente con l’auto, mancando non solo mezzi pubblici degni di questo nome, ma anche vie di comunicazione efficienti? Ma quale valdarnotto si sognerebbe mai di passare per la Valdambra e poi attraverso la Colonna del Grillo per arrivare a Siena, quando con pochi minuti di treno potrebbe essere già a Firenze? E quelli di Montevarchi che dovrebbero fare la chiantigiana? E l'alto Casentino, collegato a Firenze via Consuma? O la Valtiberina, che per andare a Siena dovrebbe passare per Perugia? Ma non scherziamo.

Una area vasta che non funziona e non copre il territorio, è una perdita economica ante litteram! E tutto questo perché a Siena, come ci ha ricordato l’intervento che ha fatto balzare in piedi il governatore, esiste una fatiscente università di medicina gestita con metodi borbonici?

Queste sono le riforme fatte a tavolino, che mettono una area a trazione industriale, che da sola copre l’export della Toscana, a servizio di un’area vastissima a trazione agricola, governata da un paesone geograficamente baricentrico. Se però ques'area non funzionerà, non solo sbilancerà la sanità fiorentina, ma farà affondare nei debiti quella senese. 

«La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle». (Klemens von Metternich al congresso di Vienna)

La storia però ha preso un'altra strada

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