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Chi sono i poteri forti oggi? Se ne sente spesso parlare, ma nessuno sa con precisione di cosa si stia parlando.

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Chi sono i poteri forti oggi? Se ne sente spesso parlare, ma nessuno sa con precisione di cosa si stia parlando.

Allora è bene sapere che non solo esistono, ma sono addirittura istituzionalizzati per legge. Ad Arezzo, tra gli addetti ai lavori, questi poteri sono stati soprannominati "il galinaio" (con una elle sola)

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Una legislazione scellerata ha deciso di differenziare la parte relativa alla gestione, attribuendola all'esclusiva responsabilità di una classe dirigente e riservando un mero indirizzo politico alla democrazia rappresentativa.  

In parole povere: c’è qualcuno nelle amministrazioni pubbliche, che ha in mano i cordoni della borsa, gestisce i soldi dei contribuenti e questi non sanno neppure chi sia. Come se non bastasse, sfugge a qualsiasi controllo popolare, perché soprattutto è dotato di poteri conferiti da una legge sul lavoro che ne garantisce la poltrona.  A fronte infatti di un incarico dirigenziale, che per legge dovrebbe essere rinnovato a seconda della valutazione che la classe politica esprime sul dirigente, di fatto lo status è di “sostanziale inamovibilità”.

Con il risultato di avere dirigenti incardinati in un'amministrazione nella quale permangono a prescindere dal rendimento, anche se questo fosse pessimo. In pratica cari cittadini, alla parte politica è riservato un ruolo assolutamente secondario e spesso i politici sono solo la facciata di una macchina su cui in realtà hanno scarsa possibilità di interagire.

E’ per questo che dobbiamo tendere ad un modello sempre più sganciato dal formalismo e sempre più proteso alla realizzazione di obiettivi chiari e predeterminati, tra cui la scelta dei soggetti da preporre agli uffici direttivi, le modalità ed i criteri con cui gli stessi sono selezionati.

Ai dirigenti competono «tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo adottati dall’organo politico», oltre a tutti i doveri previsti dal comma 3, «compresa l’adozione di atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, che la legge e lo statuto espressamente non riservino agli organi di governo dell'ente»; inoltre, come previsto dal comma 4, «i dirigenti sono direttamente responsabili, in relazione agli obiettivi dell’ente, della correttezza amministrativa e dell’efficienza della gestione».

La normativa sull’organizzazione delle pubbliche amministrazioni concede tanto potere al ruolo della dirigenza: ad essa spettano 1) le competenze e le responsabilità per quel che riguarda l’attuazione dei programmi, 2) l’adozione dei provvedimenti  3) la gestione delle risorse umane, 4) le gestioni finanziarie e materiali.

Il vero problema che si pone oggi nella gestione delle amministrazioni pubbliche, è quello di far emergere il grado di “fiducia personale” tra dirigente amministrativo e dirigente politico, incorporato in una determinata posizione dirigenziale: per la quale dunque, il potere politico deve essere legittimato a fare scelte insindacabili. In altre parole, lo spoil system.

Il sistema denominato ormai in tutto il mondo Spoil System, può essere considerato costituzionalmente legittimo, per determinati incarichi, non perché questi sono “apicali”, ma perché sono “fiduciari”: caratterizzati, cioè, da un tale intuitus personae, da negare in radice il senso della distanza dalla politica e, se si vuole, dell’imparzialità.

Ma quanti sono i costi che la collettività sostiene per pagare la pletora di dirigenti pubblici che sono disseminati ad ogni livello della amministrazione?

Non è dato saperlo con precisione in modo complessivo, se non a livello statale. Possiamo calcolarlo solo induttivamente. Intanto sappiamo che i dirigenti statali costano ogni anno 25 miliardi di euro di sola retribuzione  A questo importo, sappiamo di dover aggiungere circa 3 miliardi di euro  di premi di produzione. La fonte di tali informazioni (pochissima la trasparenza in materia) è il sottosegretario Angelo Rughetti (fornì i dati durante la trasmissione televisiva «L’Aria che tira»). Negli ultimi 14 anni, se le cifre son queste (e non abbiamo motivo di dubitarne .. anzi) solo di premi, sono stati elargiti a pioggia, nella sola amministrazione dello stato, 40 miliardi di euro (rivalutati) !  

A proposito di premi, sappiamo che quest’anno la Regione Toscana ha messo sul tavolo la cifra di 12 milioni e 600 mila euro, dopo che lo stesso governatore si è vantato aver dimezzato l’importo per il 2014 rispetto all’anno precedente. Approssimativamente possiamo dire dunque che negli ultimi 14 anni, la nostra regione ha versato (25milioni x 14 anni) 300 milioni di euro. Moltiplichiamo per 20, quante sono le regioni e otteniamo l’iperbolica cifra di 6 miliardi di euro di soli premi. Se è vero che alcune regioni sono piu’ piccole, è vero anche che alcune sono molto piu’ grandi, fino alla Sicilia che ha 20 volte i dirigenti e i funzionari della Toscana. A questi importi, dobbiamo aggiungere i dirigenti delle città metropolitane, quelli delle 100 città capoluogo e quelli delle centinaia di comuni d’Italia, dotati di ruoli dirigenziali. Un vero vortice di denari dei contribuenti.

Questa mattina il presidente Enrico Rossi ha dichiarato: E' uno scandalo che alti dirigenti della pubblica amministrazione percepiscono premi superiori a salari annuali di lavoratori delle fasce più basse. Non firmerò più delibere che lo consentono. Rancore e rabbia tra chi non ha e chi ha troppo sono giustamente destinati a crescere. La ripresa del Paese e la tenuta democratica passano invece dalla giustizia e dalla coesione sociale. Le classi dirigenti devono fare un passo indietro.

Ora consideriamo: abbiamo deciso di abolire le province per risparmiare 625 milioni, costo complessivo di tutti i consigli provinciali. Come non provare un certo imbarazzo?  

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