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Riforma delle provincie. Bersani: ”Speriamo che non nevichi”

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Riforma delle provincie. Bersani: ”Speriamo che non nevichi”

 

La battuta di Bersani, sul “speriamo che non nevichi”, è carica di significati.  

L’abolizione dei consigli provinciali, non ha in realtà modificato nulla nel funzionamento della macchina amministrativa provinciale. In compenso si è provveduto a tagliare i fondi e probabilmente lo stato si accinge a prelevare anche parte delle dotazioni proprie (es. la tassa sulle RCA). Ma le funzioni sono sempre quelle. Al punto che alcune province hanno dubbi se riusciranno a pagare le bollette energetiche per il riscaldamento dei plessi scolastici o in caso di neve, se avranno i fondi per mettere in funzione gli spalaneve. Figuriamoci se riusciranno a fare opere di ordinaria o peggio, straordinaria manutenzione agli edifici scolastici.

In questo quadro si muove la Toscana, che per prima ha  insediato l’Osservatorio regionale, così come previsto dalla legge.  Alla presenza dell’assessore regionale Vittorio Bugli, del sindaco della Città metropolitana Dario Nardella, dei presidenti delle nuove Province, di Anci e Upi, si è insediato l’Osservatorio regionale previsto dalla legge 56/2014 (la cosiddetta legge Delrio) per avviare il lavoro sul riordino delle funzioni.

Nella strategia generale del governatore infatti, l’abolizione degli enti provinciali è l’occasione per spostare sulla regione le deleghe, in un progressivo processo di accentramento di competenze e quindi di potere. Un programma che comincia a delinearsi al di là degli annunci e dei proclami e che prevede anche una progressiva concentrazione di ricchezza su tre città: Firenze, Pisa e Siena.

Ed infatti sotto l'albero Enrico Rossi si prepara a donarci le tre super Asl, al quale se ne aggiungerebbe una specifica per l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.  E poi, almeno nelle intenzioni, strombazzate a gran voce nei megafoni della stampa, via con i risparmi sul personale basati sull’eliminazione degli incarichi “doppioni”: dal 6 all’8 per cento in meno rispetto all’attuale organico di circa 52mila persone, con un taglio secco che oscillerebbe quindi tra le poco più di 3mila e le 4.200 unità (non so perchè ma mi ricorda l'abolizione delle province). Una accellerata a tavoletta quella del presidente della Regione Enrico Rossi: i tempi stabiliti sono strettissimi, anche se i particolari non si conoscono ancora ufficialmente ed i mugugni non mancano. I mugugni? Bei tempi quando i consigli comunali riuniti in straordinaria, avrebbero fatto il diavolo a quattro. Ormai anche questi sono sonnacchiosi e lumacosi enti, cloroformizzati da una politica poco avvincente. La verità è che gli enti locali non sono nella condizione di discutere, solo mendicare aiuti, per arrivare a fine mese, a messer lo granduca, sovrano incontrastato della marca toscana, dalle cui bisacce e dalla cui magnanimità, dipendono ormai tutti. Alcuni come figli, altri come figliastri. Ma quando si ha fame, poche sono le opzioni, meno ancora le proteste. 

Sulla questione province, la regione è oggi in realtà, l’unica possibile istituzione in grado di intervenire nel buco legislativo lasciato dallo stato che ricordiamo, non ha ancora provveduto a rilasciare le norme attuative di questa bislacca riforma.

A proposito di questo vuoto mi permetto di osservare che evidentemente la fretta non è stata una buona consigliera ed il premier deve aver avuto (ma la mia è solo fantasia) qualche forma di ripensamento. Ma il treno della riforma è stato ormai lanciato in questa folle corsa verso il nulla e prima di dare altre accellerazioni, si stanno immaginando le varie ipotesi e gli scenari che ne conseguono. Il risultato è che oggi l’ente regionale si trova nella posizione migliore per dettare tutte le condizioni.

Come da sempre anche in questo giornale avevamo sostenuto, prima andavano ricollocate le competenze, poi abolita la centrale di regia. Delrio ha optato per la soluzione opposta, e adesso rischiamo il caos nella gestione del territorio.      

Già dal comunicato stampa emesso dalla regione, si intuisce molto bene il quadro che va delineandosi: “Dall’incontro è emersa la comune valutazione sulle opportunità che la legge offre per ridisegnare i diversi livelli di governo in Toscana: la volontà dei componenti l’Osservatorio regionale è quella di affrontare questa importante sfida con un lavoro che porti ad una posizione unitaria e condivisa, che possa fare da battistrada per il paese. Per questo, nei giorni scorsi è stato avviato il percorso tecnico con l’invio, da parte del presidente della Regione ai presidenti delle Province, delle schede di rilevazione utili alla mappatura del personale e delle risorse finanziarie e strumentali delle Province stesse.

I componenti l’Osservatorio hanno ribadito, inoltre, l’impegno a portare avanti i contenuti del Protocollo d’intesa firmato l’8 luglio scorso da Regione Toscana, Anci Toscana, Upi Toscana e Organizzazioni sindacali dei lavoratori. Va da sé che il riordino delle funzioni deve essere accompagnato da un quadro finanziario che sostenga le riforme”.

Io credo che alla fine dovranno essere i comuni a farsi carico delle deleghe che progressivamente saranno lasciate in balia dei flutti, senza peraltro alcuna forma di copertura.

Ah dimenticavo: per quanto riguarda la neve, potremmo sempre fare un consorzio volontario di bonifica delle strade nevose, con partecipazione di tutti gli abitanti e cartella di pagamento obbligatoria. 

Morale della favola: cittadini preparate il portafogli!  E io paaago... 

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