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La mattanza di Ashraf

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Antonio Stango e Francesco Scatragli Antonio Stango e Francesco Scatragli

Da Antonio Stango riceviamo uno scottante documento

Sono finora dodici le persone inermi uccise dalle forze irachene che hanno sparato sulla folla ad Ashraf; fra gli oltre 400 feriti, molti sono gravissimi.

 

"Secondo nostre informazioni, sette sono morti martedì e quattro nei due giorni successivi", ha dichiarato un funzionario della sicurezza della provincia di Diyala, a nord-est di Baghdad, aggiungendo che negli scontri ci sono stati anche 300 feriti fra i residenti del campo e 50 arresti. Fino a ieri le forze di sicurezza negavano vi fossero dei morti. Da parte loro i Mujaheddin del Popolo residenti nel campo e che combattono il regime di Teheran, parlano di 12 morti mentre l'organizzazione per i diritti umani Amnesty International (Ai) ha denunciato un "uso apparentemente eccessivo della forza" da parte di soldati e poliziotti iracheni. Le autorità di Baghdad avevano annunciato in precedenza la decisione di chiudere il campo di Ashraf, situato nella provincia settentrionale di Diyala, e di espellere verso l'Iran o un Paese terzo i suoi 3.500 occupanti, per lo più aderenti ai Mujaheddin del Popolo, che fino al 2003 erano protetti in Iraq dall'ex regime di Saddam Hussein che li ospitava in funzione anti-Teheran.

 

Chi ha visto il filmato sa che si è trattato di una mattanza, iniziata il 28 luglio e in prosecuzione. Poiché le truppe irachene hanno smantellato le recinzioni di Ashraf, d'ora in poi chiunque - anche inviato da Teheran - può entrare nel campo (che ha un perimetro di circa 24 chilometri) e compiere ulteriori stragi.

 

Il governo italiano si era impegnato, in risposta ad interpellanze, a sostenere la tutela umanitaria dei 3.500 residenti di Ashraf.

 

A quanto accaduto il 28 luglio, in Italia sono state dedicate poche righe di agenzia e spazio zero sui media; invece sulla Washington Post il 29 l'articolo di apertura in prima pagina, sul New York Times il 30 due passaggi significativi in un articolo sul ritiro delle truppe americane.

 

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