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QUALCUNO ERA BERLUSCONIANO-LA BALLATA DEL BISCIONE PERDUTO

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QUALCUNO ERA BERLUSCONIANO-LA BALLATA DEL BISCIONE PERDUTO

 

 

Voglio parlare della fine del berlusconismo, come fosse una power ballad. Una di quelle ballate che parlano di amori intensamente vissuti e irrimediabilmente perduti. Voglio parlare della fine del berlusconismo, non come fosse un’analisi sociologica di Ricolfi, non la pur bella nota del Foglio di ieri (La destra che non c’è) di Salvatore Merlo (sul clima di “dorato” isolamento del premier tra Dudù, Pascale e Luxuria, mentre fuori Forza Italia pare travolta dalla forza irresistibile del renzismo), né per mettere a punto una strategia per un renzismo giovane di centrodestra (La Leopola Blu); voglio parlare del tramonto del berlusconismo, come fosse un “canto” che trasuda lirismo, eppure disincanto, come le più belle canzoni popolari, perché si parla di noi, popolo tanto cinico e spregiudicato, quanto profondamente ingenuo e provinciale.

Ci sono epoche in cui idee e miti che credevi appartenessero solo all’immaginazione di filosofi, di scrittori, di poeti divengono realtà. Fu così per Marx, i cui assunti teorici divennero vita vissuta con la Rivoluzione Bolscevica del 1917. E fu così per Berlusconi, il “Guido Gozzano della Politica”. Come il poeta crepuscolare piemontese creò un mondo poetico su misura per le sartine e le zitelle borghesi del suo tempo, che amavano specchiarsi nel loro “piccolo mondo” poetico, fatto di chincaglierie, di cianfrusaglie, di improbabili predilezioni estetiche, così Berlusconi cantò l’ immaginario di un popolo di casalinghe e vecchie zie, che assumevano sembianze di hoolingans quando tifavano nel pubblico di Ok, il prezzo è giusto!, che assumevano pose di baccanti in estasi nei concerti di Iva Zanicchi e Orietta Berti, e che si credevano intenditrici d’arte (più di Ludwig II di Baviera) solo perché ammiravano le chincaglierie e le “patacche” che passavano le aste e le televendite di Cologno Monzese.

“Le buone cose di piccolo gusto” (Gozzano) delle nostre casalinghe di Voghera! Ci siamo creduti liberali in Italia, specchiandoci nel “piccolo mondo” delle nostre Tv (berlusconiane, ma anche RAI!). Ci siamo creduti liberali, non specchiandoci con modelli europei o USA, non specchiandoci nei busti di Cavour o Mazzini, ma specchiandoci nelle griffe dei nostri vestiti, nelle nostre automobili, nelle nostre belle case, di cui andavamo fieri. Le nostre “buone cose, di pessimo gusto”, frutto del “miracolo italiano”. Un miracolo, ottenuto dalle nostre forze, dalla nostra operosità, a dispetto dei Politici e della loro inettitudine. Se eravamo riusciti noi a fare meglio e più dei Politici, perché non avrebbe potuto riuscirci un Imprenditore come Berlusconi? L’illusione della possibile Rivoluzione Liberale Italiana partì da qui …

Berlusconi siamo noi, nessuno creda di sfuggire; nessuno si senta offeso. Berlusconi siamo noi italiani che, dopo decenni di “tutto è politica”, e dopo decenni di politica ipertrofica e corrotta, abbiamo scoperto il “privato”. E in Berlusconi, l’ideologo del “privato”, abbiamo creduto di trovare la salvezza, la soluzione ai nostri problemi pubblici. Invano, già in quel annus mirabilis 1994, quel “gufo” di Norberto Bobbio ci ammoniva in Destra e Sinistra: attenzione, la mera esaltazione del “privato” è anomia, anarchia, porta solo al disfacimento … Dopo anni di leggi ad personam, di riforme pasticciate e inconcludenti, di disastri finanziari (e … di qualcosa di peggio) ci saremmo resi conto che di quelle “cose” di cui andavamo fieri nel 1994ce ne erano molte “poco buone” e molte “di pessimo gusto”…

 

Scrivo; e lo stereo manda The winner take is all degli Abba (1980). Nel gergo calcistico del suo noto refrain (“Chi vince, prende tutto!”), è la ballata di una fine. Potrà non finire il trasformismo e la mala politica di Berlusconi; ma il “sogno anni ‘80”, che ha alimentato il mito berlusconiano, è finito per sempre. Anche noi, ci siamo amati, Berlusconi: e, come negli amori grandi dell’adolescenza, passionali e ingenui, abbiamo creduto di vedere in te noi stessi … idealizzati. Con te, Berlusconi, è finita la nostra età dell’innocenza, il “sogno del nuovo miracolo italiano”. E ci siamo scoperti fragili, piccoli e soprattutto … poveri! E la storia, che ha vinto, si è presa tutto …

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