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La mala erba uccide quella buona (seguito di Ubi minor, maior cessat!)

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La mala erba uccide quella buona (seguito di Ubi minor, maior cessat!)

Flussi turistici e manifestazioni culturali: l'eccezione aretina.

 

Qualcuno può dire che io sono particolarmente critico, ma mi annoia la gaia spensieratezza della coppia per la presentazione del catalogo Icastica tre mesi dopo l'inizio della manifestazione, a 20 giorni dalla fine della stessa: mi viene il dubbio che sia un'ulteriore occasione di fatturazione di consulenze da parte di qualcuno (soldi della collettività); in attesa dei rendiconti ogni mio sospetto è lecito e la mia critica non è diretta all'arte contemporanea, ma all'uso delle poche risorse pubbliche che  viene convogliato verso una manifestazione che non arreca alcun beneficio diffuso nel territorio comunale, a differenza della mission dichiarata in delibera.

Salvo fare pubblicità ad una iniziativa editoriale privata.

I benefici sono puntuali, tutti possono immaginare chi ne ha tornaconto.

Tornaconto che non esiste neanche presso la Provincia di Arezzo, dove l'interessante mostra della fauna selvatica è visibile soltanto su appuntamento o in occasione della fiera antiquaria: non vi stupite, è un'apertura volontaria, senza costo per l'ente, da parte di una dipendente che comprende l'interesse che accomuna grandi e piccoli, che davvero possono vedere da vicino tanti animali selvatici.

Sono visibili anche animali esotici, pappagalli della collezione di Vinicio Grandini, il tassidermista di Arezzo, insomma una raccolta di 600 fra uccelli e mammiferi che non merita l'oblio cui è relegata dal momento della sua apertura nel 2007.

Penso come la Provincia ha speso centinaia di migliaia di euro, e rabbrividisco al confronto con i tagli nei confronti di iniziative didattico- culturali di questo livello.

Grazie a chi si dà da fare, infamia su chi si sottrae.

Pare che i privati non possano essere coinvolti per dare lustro a tale nobile iniziativa: così fosse, sputi ai responsabili. E allora non si giustificherebbero scelte come quella dell'aretina Estra che ha dato soldi ad Icastica, ma nessuno se ne accorge perché il marchio Estra non può comparire a fianco del main sponsor, il competitor HeraComm.

Qualche settimana fa incrociai Mauro Valenti, l'organizzatore di ArezzoWave. Finimmo a parlare delle difficoltà che aveva incontrato negli ultimi anni per organizzare la manifestazione ad Arezzo. Non sono un fan di ArezzoWave, non ci andavo neanche quando radunava decine di migliaia di visitatori intorno a nomi importanti della musica, ma ricordo bene di aver visto passare in tv nazionali filmati di esibizioni di ArezzoWave. Ho sempre ritenuto Valenti un beneficiato politico, ma il suo parere mi interessava anche perché qualche ricaduta sul territorio c'è stata di sicuro e qualche occasione di confronto l'ha avuta, in 28 anni di organizzazione, con Ducci, Vannucci, Ricci, Lucherini e  Fanfani,

Nel secolo scorso (effettivamente sembra passato tanto tempo) il suo budget fra contributi, pubblicità, sponsorizzazioni superava il miliardo di lire, permettendo di mettere a cartellone nomi risonanti che magari facevano la loro unica apparizione in Italia. In tutt'Italia venivano svolte delle selezioni fra bands per partecipare e Valenti mi diceva che sono stati ascoltati oltre 37.000 gruppi emergenti, tramite una struttura ramificata nazionale e collegata ad una rete internazionale che permetteva una ulteriore ricaduta sia sul festival che sui gruppi partecipanti.

Circa le sue esperienze con gli assessori che si sono succeduti, con grande sorpresa l'ho sentito rimpiangere Francesco Macrì, il diavolo e l'acqua santa. Mi raccontava dell'impegno che Francesco aveva messo nel sostenere ArezzoWave al punto di attivarsi in prima persona con le mani dentro un tombino quando ci fu un problema idrico al campeggio stadio. Io me lo vedo Francesco, magari vestito di tutto punto, inzaccherato e fradicio, a buco punzoni, mentre moccola e impreca contro "questi lazzaroni di comunisti". Ma Valenti mi dice che era lì, consapevole del suo ruolo e della manifestazione, travolta poi dal triste episodio della morte di un giovane (che è difficile addebitare all'organizzazione). Quell'episodio fu l'inizio della fine, col cambio di amministrazione e l'arrivo della giunta Fanfani i problemi, le incomprensioni, gli ostacoli divengono enormi: Mauro punta il dito contro un paio di soggetti (su uno dei due concordo), ma certo lui c'ha messo del suo, un carattere poco incline ai compromessi con quel cerchio magico che aveva i suoi beniamini.

Lo spostamento del festival che ne seguì permise a Valenti di apprezzare come la gestione, nell'esperienze aretine, della pubblica sicurezza fosse stata inadeguata, fattore evidente nel confronto con Firenze, Livorno o Lecce.

Mentre ArezzoWave emigrava, venne proposto il “PlayArt”: potrebbero farci una trasmissione su “chi l'ha visto”, infatti è sparito senza che ci siano state le polemiche che hanno sempre coinvolto il festival originale. Dolce oblio...

Il ritorno ad Arezzo non è stato all'altezza delle aspettative, alle difficoltà iniziali di location e proteste assortite, si sono aggiunti esposti ed ispezioni di Inps, Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza e Ufficio del lavoro: attività legittime, anzi doverose direi, ma che a Valenti son parse strumentali, accanimento di qualcuno senza che ne risultatassero sanzioni.

Tali atteggiamenti erano già stati intravisti all'esordio per la insolita richiesta (dicono per la prima volta) di certificati antincendio ad ambulanti che partecipano ad altre manifestazioni aretine.

Il risultato: non mi stupirei se ArezzoWave sparisse nuovamente dalla nostra città, oltre alle difficoltà elencate se ne aggiungono altre derivanti dalla compressione esercitata da Icastica.

Valenti e Casi, due situazioni e personalità diverse, incontrano lo stesso problema: la manifestazione di PG Macrì fa terra bruciata, non restano risorse per le altre, che vengono osteggiate perché viste in competizione con la kermesse sull'arte contemporanea.

A parte le comparsate, gli ospiti gallonati, e gli amici degli amici, -tutti individui il cui soggiorno temo sia stato pagato dal comune di Arezzo-, quante migliaia di euro ci è costato ogni turista che ha soggiornato ad Arezzo per godere delle installazioni, delle declamazioni di poesia, delle colazioni sull'erba, delle infiorata di cannabis sativa o ogni foto della coppia su un periodico a diffusione nazionale?

Ora il Comune incasserà anche la tassa di soggiorno ed il ricavo sara gestito dal comune per promozione del territorio: gli albergatori già sentono puzzo di bruciato, mi pare che è successo uguale a Siena (versati 500.000, investiti 60.000).

 

 

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