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La Città dopo Fanfani, si interroga sul suo futuro

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La Città dopo Fanfani, si interroga sul suo futuro

Partecipato convegno in quello che fu il cinema (e speriamo che lo ritorni ad essere) dell’Arena Eden.

 

Dopo aver riempito ogni ordine di posti, in tanti hanno dovuto partecipare in piedi. Segno che ancora forte è il desiderio di esserci. Il convegno è stato introdotto da una relazione dell’avv. Terracini, dopo il saluto di Angelo Rossi, presidente di LiberAperta-Radicali aretini, membro del comitato nazionale di Radicali Italiani.

Una relazione tecnico/giuridica sul significato storico e culturale della parola “Liberale”. Terracini, figlio di colui che pose la firma sulla nostra costituzione e da 20 anni alla guida della università di Gerusalemme, ha cercato di restituire ad una parola così abusata e bistrattata, la sua essenza politica, economica e civile. Dopo i due successivi oratori, Silvio Simi e Piero Rossi, il primo sulle proposte possibili per risvegliare la città, un progetto fattibile ed innovativo su tasse, infrastrutture e cultura per cambiare la città di Arezzo in 5 mosse. Ma anche un progetto culturale esportabile di "Città liberale" aperta all'intervento diretto dei cittadini in antitesi ai modelli di città programmate nelle stanze del potere e della burocrazia. Piero Rossi dopo una critica serrata alla gestione pubblica, ha fatto il punto sulla scarsa partecipazione dei cittadini alla vita sociale della città.

I giovani aretini, come il resto dei loro coetanei europei, sentono il peso della crisi più di qualunque altra categoria sociale. Studiano come tutti gli altri, per realizzare il sogno della propria vita, ma sono consapevoli che anche sognare è ormai un privilegio. Vivono il dramma della disoccupazione, come tanti padri di famiglia. Lavorano da precari, consapevoli di non poter mai ambire al famigerato posto fisso. Ed a causa di tali disagi, iniziano ad avvertire un senso d’angoscia che non li abbandona mai, una tristezza ed un dolore insopprimibili con il passare dei giorni. Il sistema universitario italiano non offre sbocchi lavorativi, se non un bagaglio culturale personale. Avevamo una grandissima tradizione che abbiamo quasi del tutto perduta. D’altra parte le classifiche internazionali lasciano poco spazio all’immaginazione.

Una società che non riesce a darsi un futuro, senza nemmeno riuscire ad immaginarlo, è destinata ad affondare nel suo passato,  ed è così che si entra nel tunnel della depressione.

E’ così che si cerca qualcosa che permetta di rompere lo schema. E' così che si cercano capri espiatori a buon mercato. I ragazzi avvertono il senso dell’ingiustizia, sanno che i loro padri o i loro nonni, hanno avuto ben altre opportunità e ben altre tutele. Ma sono coscienti che le opportunità non si ottengono per legge e avvertono che il prezzo di quelle tutele di cui altri hanno goduto, è arrivato loro addosso come un conto da pagare senza aver mangiato. Sanno che un po’ di precariato è un prezzo da pagare, ma non vedono la fine a nessuna età. Non credo ci sia nulla di così strano nella gavetta. Non si può garantire tutto all’inizio. Ma la mancanza di stabilità, da un certo momento in avanti diventa fondamentale, perché si deve anche ricevere un riconoscimento per il lavoro svolto. Il talento per crescere, ha bisogno di garanzie. Eppur viviamo immersi nella società del consumo e dell’abbondanza, che solo in apparenza ci rende felici, ma che in realtà ci annega nell’oblio dell’omologazione. Seppur foriera di gioia e benessere, talvolta, la società dell’apparenza risulta in grado di annientare la psiche dei giovani e delle persone più deboli.

Subito dopo gli interventi dei relatori, è iniziato un serrato e ampio dibattito, a cui hanno partecipato molti dei presenti, segno della grande voglia che ancora attraversa il tessuto sociale di Arezzo, di poter essere presenti ed incidere sulle scelte. D’altra parte, eleggere un nuovo sindaco, è un'occasione di partecipazione unica per chi ha qualcosa da proporre che non sia il solito piagnisteo e con l'obiettivo di cercare un progetto immediatamente fattibile e possibile, per far circolare più soldi, per rilanciare l'economia, dare impulso alla nostra banca, per rimettere in moto l'edilizia, per collegare la città alla grande viabilità ferroviaria. Ma anche per eliminare il degrado, costruire una grande fondazione di coordinamento del progetto culturale e artistico e rinnovare il rapporto con l'Università.

 

 

 

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