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La Vicepresidenza del CSM e Giuseppe Fanfani

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La Vicepresidenza del CSM e Giuseppe Fanfani

Il nome indicato dal parlamento quale vicepresidente (è una indicazione generica e non costituisce vincolo), ovvero il nome di Giovanni Legnini, crea qualche mal di pancia dentro allo stesso CSM.

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La fase è delicatissima. Il presidente dell’organo di autogoverno della magistratura, è lo stesso Presidente della Repubblica. E in questo momento il Presidente Napolitano, per la prima volta nella storia della Repubblica, è chiamato a rendere testimonianza in un processo per mafia.

Come rileva Stefano Folli, sul Sole24ore, si è creata una singolare sovrapposizione: Da un lato il presidente della Repubblica che parla nella sua veste istituzionale più autorevole, essendo egli - come è noto - anche presidente dell'organo di autogoverno della magistratura. Dall'altro, lo stesso Napolitano che viene chiamato a rispondere alle domande dei pubblici ministeri in un processo che riguarda un'ipotetica trattativa fra lo Stato e la mafia.

Senza dubbio la decisione dei magistrati palermitani è del tutto lineare, visto che essi ritengono necessario ascoltare il capo dello Stato (al Quirinale e a porte chiuse) al solo fine di accertare i fatti. 

Tuttavia questa scelta viene inevitabilmente interpretata da molte parti, anche alla luce di vecchie e aspre polemiche, come un ulteriore tentativo di minare il prestigio del presidente della Repubblica, suggerendo il sospetto che al vertice dello Stato ci sono segreti e misteri da tutelare. Non sarà così, ma il contrasto fra i due momenti della giornata di Napolitano è stridente. Non a caso oggi c'è chi considera l'annunciata testimonianza del presidente una vittoria o una rivincita del "partito delle procure", in passato sconfitto.

Ma anche questo è un modo di strumentalizzare la vicenda.

E mentre tutte le luci si stanno per accendere sul Quirinale, lo stesso Presidente, parlando in veste di Presidente del CSM, richiama la magistratura all'esigenza di non frenare la riforma che la riguarda.

Sui cieli di Roma si intersecano così vicende di storia patria, la storia personale dell'ex sindaco di Arezzo, l’urgenza di riformare il sistema giudiziario prima che produca il collasso del processo economico, mescolato al bisogno di coniugare con l’affidabilità giuridica, la capacità di mediare i processi in corso.

La storia a volte è frutto del caso. Anche quella del nostro ex primo cittadino, che si troverebbe nel giro di un mese catapultato al vertice del potere giudiziario italiano. 

Il fattore Q potrebbe metterci anche una parolina buona… 

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