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La realizzazione della nuova parrocchia di Santa Croce ad Arezzo

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La realizzazione della nuova parrocchia di Santa Croce ad Arezzo

Con la distribuzione prossima di alcune decine di migliaia di pieghevoli, fatti stampare per sostenere la necessità di costruire la nuova chiesa di S.Croce, stanno per accendersi i riflettori sulle polemiche.

 

Analizzando la questione in modo quanto più possibile laico, ovvero liberale e anche libertario, ma cercando di scansare pregiudizi di qualsiasi natura, (mi si conceda appena un po' di pepe in fondo) voglio offrire alcune riflessioni:

1) La stampa e la prossima diffusione del pieghevole, peraltro fatto molto bene, è la risposta dialettica e motivata, della diocesi di Arezzo ai comitati di cittadini che sembrano decisi a sbarrare la strada a tale possibilità. Ma i tempi sono veramente inopportuni. Pretendere che durante una campagna elettorale, i candidati sindaci si avventurino in una polemica doncamilliana, in difesa della erigenda chiesa, è veramente una utopia!

La situazione politica attuale vede: una giunta alle sue fasi finali di vita, un consiglio già dichiarato decaduto ed in carica in attesa di elezioni, un prosindaco a scadenza breve, i quali dovrebbero tutti assieme, mettere in moto una richiesta da inviare ad una regione (che ha una vita ancor più breve), tutta proiettata pure questa sulle prossime elezioni.  Ma quando mai… Anche se è vero che il PD di oggi è a trazione democristiana, in una città sostanzialmente laica nessuno prenderà in seria considerazioni ipotesi di questo tipo. Almeno non adesso. 

2) Anche ammesso e non concesso che la chiesa di S.Croce sia ormai insufficiente alle aumentate necessità della popolazione, aver scelto una posizione in cui è necessario superare lo scoglio durissimo di un vincolo cimiteriale di inedificabilità assoluta, soggetto al parere decisivo della USL, è una partenza in salita. E che salita. Se è vero che gli edifici pubblici (non so proprio se una chiesa possa essere definita tale, ma penso di si) possano ottenere deroghe, è altrettanto vero che per il momento le autorizzazioni concesse nel nostro paese hanno riguardato soprattutto parchi, parcheggi e giardini. Esigenze sanitarie sconsigliano (è nel testo della legge ed in tutte le sentenze relative) edificazioni adibite alla vita umana, includendo tra queste anche le scuole, che pur sempre edifici pubblici sono. Ma è pur vero che le vie del Signore sono infinite.

3) Se non bastasse il vincolo cimiteriale, è necessario variare anche il piano strutturale, che non offre, nemmeno tra le righe delle sue interpretazioni, alcuna possibilità edificatoria in questa area. Variante che necessita di più di un passaggio in regione e proprio in una regione a fine mandato, in cui tutti si apprestano alla campagna elettorale. Dubito in una celere risposta. Ma le vie del Signore sono infinite.

4) Ammesso che la USL dia parere favorevole al superamento del vincolo cimiteriale, ammesso che la regione accetti la variante al piano strutturale, c’è lo scoglio del famoso PIT, il piano regionale sulla salvaguardia paesaggistica, adottato a luglio anche se ancora non approvato (torna in aula a metà ottobre). Quello stesso piano che vorrebbe espiantare 400 ha di vigneti, perché disturbano il paesaggio di Montalcino… Se questo è l’orientamento della regione Toscana, temo che la strada oltre che in salita, cominci a diventare impervia. Ma le vie del Signore sono infinite.

5) Ottenute tutte le deroghe di cui sopra, siamo ancora al punto di partenza.  Dovrebbero essere in ultimo le autorità comunali a dare il via libero definitivo, modificando il regolamento urbanistico. Il vecchio consiglio certamente non farà in tempo e i candidati del nuovo, almeno fino a dopo le elezioni, non avranno certamente nessun desiderio di misurarsi con il problema. Se è vero che le vie del Signore sono infinite, qui ci vuole veramente un miracolo.

6) La stampa del pieghevole di cui sopra, da inviare e distribuire (immagino) nelle parrocchie, denota il vero ed essenziale problema: le critiche più severe all’importante intervento edilizio, vengono proprio dall’interno del mondo cattolico. Da alcune importanti prese di posizione sull’argomento, mi sembra di capire che il dissenso fortissimo sia proprio interno: "In una chiesa che ha fatto delle parole sobrietà, trasparenza, inclusione e soprattutto  povertà, le sue parole d’ordine per il terzo millennio della sua storia, riscuotendo per questo un incredibile consenso, un intervento di qualche milione di euro per erigere un tempio (di mattoni e non dello spirito), in un momento in cui la povertà vera dilaga, in cui le famiglie stentano ad arrivare a fine mese, in cui la crisi morde gran parte della popolazione, rappresenta una scelta  difficilmente condivisibile".

Aver scelto un territorio soggetto a tanti vincoli, peraltro fortemente decentrato rispetto al cuore della comunità fisica di riferimento, pretendendo tuttavia deroghe a tutto, mostra faciloneria, o poca lungimiranza, o troppa arroganza.

E’ vero che certe vie sono infinite, ma bisogna che quantomeno il padrone di casa, sia d’accordo! 

 

 

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