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Lettera al direttore

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Lettera al direttore

Stimato Direttore,

non credo che i suoi lettori, affezionati o occasionali che siano, si adombreranno troppo per il suo endorsement a favore di uno dei politici candidati alla presidenza della nuova o ex provincia. 
Per l'interesse che può suscitare l'elezione, diretta o indiretta non fa differenza, di un presidente provinciale nell'Italia di oggi (ma anche in epoche passate non ha mai accesso grandi passioni), anche i suoi lettori più dissenzienti le perdoneranno questo outing (politico, s'intende)..

Quello che invece stupisce è il tenace attaccamento che ancora molti hanno all’idea di provincia intesa come indispensabile ente politico eletto dalla popolazione di una data circoscrizione territoriale.

Per quanto la democrazia prema a tutti, non si capisce il rifiuto a considerare una diversa soluzione per lo svolgimento di funzioni che sono, in fondo, meramente tecniche e attuative di decisioni politiche e di piani regionali quali: i servizi di trasporto , la costruzione e gestione delle strade provinciali, la regolazione della circolazione stradale; l’ edilizia scolastica, la raccolta ed elaborazione di dati, l’ assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali; il controllo dei fenomeni discriminatori e la promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.

Una soluzione, cioè, che superi senza ripensamenti il modello basato su un ente politico di area vasta quale era (o meglio cercava di essere) la precedente provincia, per svolgere quel tipo di compiti.

Non crede anche lei, in questo anno 2014, che le smisurate, rispetto al passato, capacità di lettura e interpretazione dei fenomeni economici, territoriali, sociali di una comunità e la velocità e le nuove modalità di interazione umana che lo sviluppo tecnologico consentono, rendano ampiamente sufficienti il livello regionale e quello comunale per garantire la rappresentanza degli interessi, dei bisogni, dei valori e dei fini che i cittadini italiani (toscani in questo caso) esprimono e intendono realizzare in ambito locale attraverso il sistema democratico e il meccanismo della rappresentanza politica?

Eppure, esperienze non troppo lontane nel tempo, che credo anche lei abbia vissuto, hanno ben dimostrato come a certi livelli e per certi servizi, la rappresentanza politica per le gestione di enti proprio non serva, o sia addirittura dannosa. Basti ricordare l'esperienza della sanità pubblica, con il suo modello della USL politica sul quale si è basata per lunghi anni, e il sentimento di vero e proprio sollievo quando faticosamente la società italiana riuscì a liberare la gestione territoriale della sanità dalla morsa dei partiti e dei politici.
Tutti, credo, riconoscono oggi come migliore, anche dal punto di vista della democrazia, l'attuale modello della sanità, rispetto a quello “politico” precedente.

Tornando alla provincia, questa, anche nel precedente ordinamento in via di superamento, non faceva altro che eseguire indirizzi, direttive, programmi e interventi, decisi dal livello regionale.

A cosa serve dunque la politica a questo livello e per questi servizi?

Questo ente, contrariamente all’ibrido che ci è stata proposto, dovrebbe essere invece trasformato in una vera e propria agenzia tecnica specialistica per lo svolgimento di quelle funzioni basilari elencate (con in più eventualmente quelle ora affidate ai consorzi di bonifica) depurate di qualsiasi connotazione politica al suo interno. Un’agenzia di diretta emanazione regionale, che soggiaccia al controllo dal basso dei comuni, ma che sia gestita solo da una direzione tecnico/ingegneristica selezionata con rigorosi criteri di merito tecnico, che attui sì, indirizzi , programmi e obiettivi fissati dalla regione (condivisi e controllati dai comuni) ma che agisca operativamente (tante scuole, tante strade, tanti corsi d'acqua ecc.) secondo logiche gestionali rivolte solo alla efficienza, efficacia e rigore nell'impiego dei denari della cittadinanza.

In questo modo, non perderemo più il nostro tempo ad eleggere presidenti, consiglieri, assessori provinciali e a stare dietro alle loro ambizioni, pretese, esibizioni e alle logiche partitiche che li guidano.
Ci libereremo, inoltre, di tante segreterie di presidenti e di assessori, di tante auto blu, di tanti autisti, di tante spese di rappresentanza, di tanti bollettini di informazione sulle prodezze dei vari politici di turno ecc., tutte cose che semplicemente non possiamo più permetterci e che non interessano più a nessuno.

E i dipendenti stessi si libereranno dalle logiche politiche e partitiche che in un modo o nell'altro condizionano il loro lavoro.

Se la persona che lei appassionatamente sostiene, ha davvero tutte le qualità che le riconosce, le proponga, semmai, di candidarsi a sindaco di qualche comune, o al consiglio regionale. Per entrambe le cariche ci sono elezioni alle porte e noi ne avremo sicuramente da guadagnare.

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