Prima Pagina | Economia e lavoro | Burger King e la pompa di benzina: un nuovo arrivo in città.

Burger King e la pompa di benzina: un nuovo arrivo in città.

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Burger King e la pompa di benzina: un nuovo arrivo in città.

 

La catena di fast food Burger King aprirà il 9 settembre anche ad Arezzo.

Questo è solamente uno degli ultimi investimenti che la multinazionale americana ha fatto nel territorio toscano.

All’inizio dell’estate sono apparsi per la città annunci di lavoro con su scritto: “E’ necessaria la disponibilità a lavorare per turni, sia giorno che notte, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi compresi e a spostamenti in altri ristoranti del gruppo.”

Con le prossime aperture l’azienda si vanta di esser riuscita ad aprire più di 100 “ristoranti su suolo italiano” e di aver dato lavoro a più di 2500 persone. 

Anche ad Arezzo circa 20 persone presto lavoreranno per Burger King.

Il nuovo ristorante sarà situato dietro il distributore Mazzi, in zona Santa Maria.

Il prodotto simbolo della cultura americana è l’hamburger. In Toscana non manca di certo la carne di alta qualità e molti, ancora prima che Burger King aprisse ad Arezzo, hanno cercato di reinterpretare questo piatto utilizzando “carne chianina”. La pietanza è molto buona ma non ha ricevuto il successo che ci si sarebbe aspettati. Il costo varia dagli 11 ai 17 euro.

Burger King si colloca su una fascia più bassa del mercato. Con 7/8 euro si può comprare un pasto completo. Solo il panino costa tra 1 e 4 euro. Due delle principali ragioni per un costo cosi ridotto sono: la qualità e la quantità.

Occupiamoci di qualità. Da dove viene la carne utilizzata per confezionare gli hamburger di Burger King? Nel sito della multinazionale, nella pagina Qualità-Freschezza, si legge: “L'azienda Svizzera Fredag AG fornisce ai ristoranti BURGER KING® carne di manzo al 100%. In base all'etichettatura, è possibile risalire al nome dei bovini dai quali proviene la carne. Questa documentazione precisa e non lacunosa circa la provenienza del prodotto, vale anche per tutti gli altri ingredienti e, conseguentemente, per tutti gli altri fornitori.”

Ci sono due dettagli che incuriosiscono: il primo, il fornitore Fredag AG; il secondo è la frase: “Questa documentazione precisa e non lacunosa circa la provenienza del prodotto…”.

L’azienda Fredag AG è un’azienda che ha sede in Svizzera. Il suo sito è in tedesco e francese e al momento sembra che non esista una sezione in italiano e neppure una in inglese. Non siamo riusciti a trovare informazioni precise sulla carne che viene utilizzata per confezionare i panini venduti in Italia. In aggiunta l’azienda Fredag AG è parte di un gruppo ancora più grande chiamato Orior. Anche in questo caso non ci sono informazioni chiare sulla provenienza della carne destinata a Burger King. Il sito è in francese, tedesco e inglese. Manca l’italiano.

Per quanto riguarda invece il secondo punto, ossia la chiarezza delle etichette che denominano la provenienza degli ingredienti, è possibile notare già dal paragrafo precedente che non c’è chiarezza. Dietro alla facciata pulita e popolare di Burger King si nasconde una miriade di aziende e azionisti sparsi per mezzo mondo che si sovrappongono l’uno all’altro in un labirinto di scatole cinesi all’interno delle quali è molto difficile orientarsi. Alla fine, si rimane con slogan come “carni certificate”, oppure “100% bovino”, oppure ancora “chiarezza delle etichette”.

In ultima analisi queste parole lasciano il tempo che trovano, ma allo stesso tempo assolvono la funzione di rassicurare il consumatore distratto e svogliato sulla genuinità di quello che sta mangiando. In un mondo fortemente centrato intorno al marketing, alla facilità di accesso delle informazioni e all'ostentazione dei propri meriti pur di guadagnare un euro in più, l’incapacità di accedere ai dati reali sulla qualità degli ingredienti utilizzati è un fatto molto eloquente. Se veramente questa azienda potesse vantarsi della qualità della propria carne e della sua provenienza lo metterebbe in prima pagina e sarebbe molto semplice trovare queste informazioni. In conclusione, la documentazione “precisa e non lacunosa” risulta invece essere del tutto imprecisa ed estremamente lacunosa. La domanda rimane: Da dove viene la carne che verrà consumata nel Burger King di Arezzo? Attendiamo l’apertura per andare a chiederlo di persona ai gestori.

Negli Stati Uniti i fast food sono il cibo dei poveri. Sono il cibo ad alto contenuto calorico e di grassi, prodotto su larga scala per abbassare i costi e massimizzare il profitto. La maggiore concentrazione di Fast Food si registra nei sobborghi degradati. I grassi della carne scadente e gli zuccheri delle bevande gassate sono una delle principali cause di obesità negli Stati Uniti. Ci sono intere sezioni nel New York Times dedicate a questo problema. In aggiunta, i problemi di salute dati dal consumo di questo tipo di prodotti è talmente grave e diffuso, che l’opposizione  ha perso la connotazione politica di anticapitalismo e lotta alla globalizzazione. Siamo andati oltre. Per molti è una quesitone di vita o di morte.

Il costo dell’olio extra vergine di oliva negli Stati Uniti è alle stelle. La stessa cosa vale anche per una buona mozzarella e dei pomodori del contadino. Per mangiare una mozzarella in carrozza con due fette di pane e un po’ di olio extra vergine, negli Stati Uniti, ci vogliono circa 10 dollari. Un panino alla mortadella costa 15 dollari. In Italia, siamo intorno ai 2/3 euro.

I costi alti degli ingredienti di buona qualità negli Stati Uniti sono la ragione per cui le persone meno abbienti vanno ai fast food. Con 1 dollaro si prendono un hamburger. I risultati sono davanti agli occhi di tutti. I fast food sono diventati il simbolo di una società diseguale dove il profitto viene prima di ogni altra cosa, incluso la salute dei suoi stessi cittadini. Allora perche' ci sono delle persone che pensano di fare profitto vendendo tali prodotti in Italia?

Negli Stati Uniti un nuovo modello di business si sta affermando, quello della produzione indipendente e locale. Le persone si stanno liberando dalla tenaglia corporativista che ha monopolizzato il cosi detto “libero mercato” del nuovo mondo. In controtendenza invece, il mercato europeo (che fino ad adesso aveva resistito anche grazie ad uno Stato forte e ad un sistema educativo presente ed efficiente) si sta aprendo sempre di piu' alle ingerenze di multinazionali che praticano economia su larga scala e accentrano, distruggendo inevitabilmente la piccola-media impresa.

I neo-liberali, coloro che credono nella libertà di scelta di un individuo che si articola anche per mezzo della libertà di acquisto, potrebbero argomentare che, se il consumatore non gradisce tali “ristoranti” è libero di non andare e il mercato si regolerà da solo. Ci si dimentica però di prendere in considerazione che l’invasione di catene, grandi magazzini, outlet e via dicendo, porterà molto presto all’estinzione di quello che fino a dieci anni fa era il modello economico portante dell’Italia. Con l’estinzione della piccola-media impresa sparirà il sapere che è l’unica arma a disposizione per resistere all’accentramento monopolizzato di poche multinazionali. Ci ritroveremo molto presto a scegliere se andare a Burger King, McDonald o alla multisala.

La città di Arezzo già porta le cicatrici di questa trasformazione: I grandi magazzini dominano l’anello esterno e il centro è quasi completamente svuotato di artigiani e piccoli imprenditori. Rimangono uno stradone di pietra e delle luci neon di negozi in franchising che vendono roba fatta in Cina.

I problemi che l’apertura di Burger King pone sono molti, proprio per questo Informarezzo si occuperà di trattarli nella maniera più completa ed imparziale possibile.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00