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Zonin pronto a riaprire l’offerta su BPE. I dubbi degli aretini…

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L'opera del Caravaggio portata a Vicenza L'opera del Caravaggio portata a Vicenza

 

La Popolare di Vicenza pronta a riaprire al ribasso, la trattativa con BPE per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza. Ma i rischi di questa operazione sono molteplici. Cosa sarà del patrimonio d’arte che è della banca? In particolare cosa accadrà alla collezione che fu di Ivan Bruschi, che è stata trasformata in una casa museo e in cui sono conservati reperti archeologici inestimabili? Dovremo assistere inermi alla partenza dei vagoni piombati verso Vicenza? Come ai tempi di Napoleone e dei nazisti? Questo è ciò che è accaduto a Prato con la collezione Alberti.

Palazzo degli Alberti è uno storico palazzo gentilizio di Prato, situato nel centro della città, nell'isolato fra via Banchelli, via Rinaldesca e via dell'Altopascio. Sede storica della Cassa di Risparmio di Prato, oggi del gruppo Banca Popolare di Vicenza, qui l'istituto bancario aveva collocato e aperto al pubblico la sua notevole raccolta d'arte.

Tradizionalmente detto "Il casone degli Alberti" ha l'ingresso è sulla piccola piazza che si apre su via Rinaldesca.

Il nucleo principale era costituito da una preziosa raccolta sul Barocco toscano, con opere dei migliori artisti del Sei-Settecento: Matteo Rosselli (notevole il Mosè salvato dalle acque), Jacopo Vignali, Giovan Battista Vanni, Francesco Furini, con un morbido David e Golia, Giovanni Bilivert, con una sontuosa Angelica e Ruggero,Carlo Dolci, Cesare, Vincenzo e Piero Dandini. Bellissimi ancora la Flora di Giusto Suttermans (dove è ritratta Vittoria della Rovere), dal colore denso e succoso, un bozzetto e una veduta di Livio Mehus, opere del Conti, del Martinelli e del Salvestrini.

Arricchivano la raccolta alcuni dipinti prestigiosi: la monumentale e drammatica Coronazione di spine (1604 circa) del Caravaggio, scoperta come opera originale solo durante il restauro, una Madonna col Bambino, opera giovanile di Filippo Lippi e uno splendido Crocifisso (1505 circa) di Giovanni Bellini, contemplazione purissima della morte a un passo dalla vita che rinasce, e inoltre opere di Santi di Tito e un notevole gruppo di sculture del pratese Lorenzo Bartolini.

Le opere maggiori (Bellini, Lippi e Caravaggio), sono state trasferite a Vicenza nel 2010 dalla banca proprietaria odierna della galleria e, pare, non siano destinate a ritornare a Prato.

Contro tale decisione, e contro la minaccia di ulteriori trasferimenti di opere d'arte, si sono mobilitati la cittadinanza e la autorità pratesi.

La senatrice fiorentina Rosa Maria Di Giorgi, e il deputato pratese Matteo Biffoni, in merito alla vicenda hanno espresso giudizi al vetriolo: "Spogliare un territorio dei suoi capolavori artistici è un atto degno dei conquistadores di Cortez o dei nazisti nella seconda Guerra mondiale. L’acquisizione di una banca da parte di un altro istituto di credito, non può autorizzare atti che privino il territorio e i cittadini di quadri di eccezionale pregio, come fossero bottino di guerra”.

La Banca Popolare di Vicenza, nel 2008 aveva acquisito la Cassa di Risparmio di Prato portandosi via - sembrava temporaneamente per una mostra - parte rilevante della collezione artistica pratese. La promessa era riportarli "in città" una volta conclusa la mostra vicentina. Ma così non è avvenuto e il rifiuto del presidente della banca Gianni Zonin, nel corso di un incontro con il presidente della Provincia, hanno fatto esplodere il caso.

Da imprenditori a prenditori, il passo è breve!  A buon intenditor poche parole…

 

 

 

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