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Letture Estive dal The Guardian: Le compagnie di telefonia mobile hanno fallito - e' arrivato il momento di nazionalizzarle

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Letture Estive dal The Guardian: Le compagnie di telefonia mobile hanno fallito - e' arrivato il momento di nazionalizzarle

Introduzione di Cesare Baccheschi

Tutti in Italia hanno un cellulare e molti hanno un telefono che può navigare su internet, scattare fotografie e fare filmati. Sono simili a dei computer e molti ironizzano che la chiamata è oramai l’ultima funzione a cui si pensa nel momento in cui si considera l’acquisto di un tale oggetto.

La grandissima diffusione di questi oggetti ha trasformato il mercato e i servizi su rete mobile in una questione nazionale. Il loro corretto funzionamento non deve piu' essere sottovalutato e ci devono essere delle regolamentazioni precise in modo da evitare trabocchetti e malfunzionamenti. Allo stato di adesso gli utenti sono considerati come dei polli da spennare e il sogno americano de "il cliente ha sempre ragione" non fa parte di questo modello di business.

L’11 Agosto è stato pubblicato sul The Guardian un articolo che gaurda alle compagnie telefoniche inglesi e a tutti i problemi inerenti alla privatizzazione della rete mobile. Propone anche una soluzione: la nazionalizzazione del servizio. Seppur idea impopolare di questi tempi, c’è un fondo di verità nelle argomentazioni menzionate in questo articolo e, proprio per questa ragione, è importante leggerlo.

 

 

Le compagnie di cellulari hanno fallito – E’ arrivato il momento di nazionalizzarle.

Parlare di nazionalizzazione è un taboo tra le élite politiche e mediatiche. Basta solo menzionarla che sono garantite accuse di essere un “dinosauro”. Basta quindi immaginarsi l’orrore della classe dirigente quando, inseguito ad un recente sondaggio, è stato concluso che 7 su 10 cittadini inglesi vogliono la nazionalizzazione dell’energia, e due terzi dell’elettorato voleva le ferrovie e i servizi postali di nuovo nelle mani del pubblico. Persino chi ha votato Ukip – che sono conosciuti per la loro opposizione alla sinistra – hanno supportato la nuova nazionalizzazione dei principali servizi. Mentre i nostri leader politici sono infatuati di Milton Friedman, il pubblico sotto molti apsetti sembra spaziare tra John Maynard Keynes e Karl Marx.

Un conto è per i servizi di cui lo stato era già in possesso, ma che ne pensiamo invece della rete telefonica mobile? Anche solo suggerirlo sembra una cosa ridicola. Ma se le persone sono cosi propense a nazionalizzare le ferrovie, perché la stessa cosa non potrebbe valere anche per la rete mobile dei telefoni cellulare? Si tratta di un monopolio naturale e la frammentazione della rete di telecomunicazioni la rende insufficiente. Il loro servizio è molte volte scarso perché mettono il profitto prima dei bisogni del consumatore. E invece di essere il prodotto di un mercato dinamico e di un forte spirito imprenditoriale, il loro successo tecnico è dovuto per la maggior parte al settore pubblico. A parlare cosi sembra di sostenere un’argomentazione fortemente orientata verso sinistra, ma le ragioni per la nazionalizzazione della rete di telefonia cellulare sono meno assurde di quello che possano sembrare. 

Ciò che irrita maggiormente un utente di un cellulare sono le aree dove non c’è copertura. Tutti hanno questo problema. Persino David Cameron è dovuto tornare prima dalle sue vacanze in Cornovaglia perché aveva problemi con il segnale del cellulare. Questo non è solo un problema delle persone che vivono nelle aree rurali. Richard Brown vive su una collina a Brighton e non riesce a prendere il segnale di Vodafone non ostante il database gli dica che c’è una copertura perfetta nell’area dove vive. “Per £100 ho comprato un telefono il cui segnale era garantito, oppure ho pagato £100 semplicemente per ricevere servizi di base per i quali già pago £30?” Si attacca al router e consuma la batteria, ma sembra fare pochissima differenza.

Nel suo appartamento di South London, un cliente di EE, Ben Goddard, ha il cellulare che non prende il segnale.  Di conseguenza perde chiamate dalla famiglia e dall’ospedale ed è stato costretto ad installare un telefono fisso. “Non c’è segnale a East London” dice Don O’Hanlon, un altro cliente di EE. “Non provano nemmeno a sistemare il problema, ad offrire assistenza o alcun tipo di aiuto”. EE sembra aver perso ciò che lo distingueva all’inizio. Il suo motto era: “Ogni cosa, ovunque”. Tutti se ne prendevano gioco dicendo: “Niente, da nessuna parte”. Quando poi Ben Parker è passato da EE a Vodafone, si è accorto che il segnale è migliorato, ma ha perso l’accesso ai dati costringendolo a dipendere dalla rete WiFi.

Se avete provato a confrontarvi con i call center delle mastodontiche compagnie telefoniche non è necessario che continuiate a leggere, non fareste altro che rivivere drammi che altrimenti dimentichereste. Dopo che Grace Garland è stato assegnato tramite EE ad Orange, la sua connessione 4G e l’accesso ad internet sono praticamente scomparsi. Un errore da parte di EE ha continuato ad addebitarle il doppio, e il sistema credeva che avesse oltrepassato la soglia massima dei dati, e tutto questo l’ha lasciata senza accesso ad importanti e-mail di lavoro. “Nessuno ha preso le mie richieste sul serio.” Ha detto. “Mi hanno detto che davano in appalto la maggio parte del loro supporto tecnico a compagnie esterne che possono entrare in contatto con loro solamente tramite e-mail. Tutto diventa lento e poco efficace.” Ovviamente le compagnie di telefonia mobile non mettono a disposizione dati sulla loro copertura nazionale e lasciano quindi i clienti a scegliere sulla base di elementi come il prezzo.

Come constatato da OpenSignal - una compagnia che sta ingenuamente cercando di mappare la copertura del segnale tracciando i dati degli utenti – l’utente medio inglese non ha segnale per il 15% del tempo. Questo è il momento in cui l’idea di un monopolio nazionale si fa avanti. Le compagnie telefoniche costruiscono le loro antenne, ma non vogliono condividerle con i loro concorrenti. Questo significa che invece di avere una rete che riflette i bisogni delle persone, non facciamo altro che passare da reti alle quali non abbiamo accesso. In molte aree rurali le compagnie telefoniche decidono di non costruire altre antenne semplicemente perché non ci sono abbastanza persone da giustificarne la spesa per la costruzione. I profitti degli azionisti sono anteposti alla costruzione di un network che dia uguale accesso a tutti i cittadini.

Per essere onesti nei confronti del governo, esso sta promuovendo della azioni che invitano le compagnie telefoniche a condividere le loro antenne. Ma Samuel Johnson di OpenSignal afferma che questo porterà alla copertura di telefonate e di messaggi (non di dati) e ridurrebbe la percentuale senza segnale al 7%. Perché allora non forzarli a condividere anche i dati? “Sarebbe molto controproducente per la competizione, dato che andrebbe ad incidere nei loro profitti” afferma. Non c’è solo questo, infatti, se le misure del governo dovessero esser implementate, il colpo a livello finanziario per le compagnie di telefonia mobile le scoraggerebbe a lottare per accalappiarsi l’ultimo 7% rimasto.

I clienti sono fregati anche in altri modi. L’ex giornalista del Daily Telegraph George Pitcher ha mostrato che la tipica offerta di “un telefono gratis nel momento in cui si firma un contratto a lunga durata” è una fregatura. In un contratto da £32 al mese spalmato su due anni, alla fine si pagano £768, anche se il telefono vale £200. Lui suggerisce di prendere una sim a £15 al mese e di comprare un telefono su e-Bay. In questo modo si risparmiano £400. “Si potrebbero nazionalizzare le compagnie telefoniche e darle alle banche?” conclude. A parte questa ultima affermazione, Pitcher a detto cose giuste. In aggiunta ci sono i costi a presa di giro di sms che possono arrivare anche a p14 ciascuno. L’anno scorso l’organizzazione Citizen Advice ha ricevuto più di 28.000 reclami in merito ai servizi su rete mobile nella maggior parte dei casi da clienti che non riuscivano a recedere dal loro contratto anche se non c’era segnale nella loro area.

Le compagnie di cellulari non sono nemmeno vicine dall’essere il trionfo del settore privato. “Non è una cosa cosi assurda quella di proporre la nazionalizzazione”, dice la professoressa di economia Mariana Mazzuccato. “Queste compagnie non sono il risultato di qualche spinta imprenditoriale partita da un garage. E’ stato tutto finanziato dallo stato fin dall’inizio.” Nel suo lavoro incredibilmente influente The Entrepreneurial State, la professoressa Mazzuccato, sottolinea come le componenti principali dei moderni telefoni cellulari, ad esempio lo schermo sensibile al tatto, l’assistente vocale Siri e il GPS, sono il risultato della ricerca finanziata dal settore pubblico. La stessa cosa vale anche per Internet – è il figlio del complesso industriale militare degli Stati Uniti e il lavoro di Sir Tim Berners-Lee presso l’organizzazione pubblica di ricerca del Cern di Ginevra.

“Questo è il classico caso di economia di scala, o di monopolio naturale, e siamo chiamati a scegliere se far possedere tutto allo stato o ad una singola compagnia” dice Mazzucato. “Quando lo dividi in parti si perdono i benefici dei costi e l’efficienza dall’avere un solo operatore. Molte organizzazioni spendono più soldi nei dividendi tra gli azionisti che nella ricerca e nello sviluppo ritardando, in questo modo, il progresso tecnologico in nome del profitto. E poi c’è Vodafone che è diventata uno degli obiettivi principali dei movimenti contro le compagnie che evadono le tasse. E’ una cosa irritante veramente: hanno lasciato che lo stato finanziasse la tecnologia sulla quale la tua compagnia fa profitto, e poi fai tutto per non pagare le tasse.

Ci sono mille ragioni per cui una rete telefonica frammentata è negativa per il consumatore. Il Dr. Oliver Holland del centro per le ricerche sulla telecomunicazione del King’s College appoggia l’idea di una rete di telecomunicazioni nazionalizzata su base tecnica. Questo è il modo in cui lo spiega. Ogni compagnia di telefoni cellulari si è aggiudicata una parte delle frequenze disponibili. Ma se in un qualsiasi momento molti clienti della stessa compagnia stanno usando il telefono “si verificherà una riduzione nella qualità del servizio semplicemente perché stanno tutti cercando di entrare nella frequenza prestabilita”. I clienti di un’altra compagnia nello stesso momento forse stanno usando il loro telefono molto meno, lasciando quindi la loro fetta di frequenze praticamente inutilizzata. “Se ci fosse solamente una sola entità invece di dividere lo spettro in sezioni, sarebbe possibile utilizzare il servizio molto più efficientemente” afferma.

La questione di nazionalizzare le compagnie telefoniche è abbastanza complessa. Significherebbe creare un network integrato con antenne che servono i clienti in base al bisogno, invece di servire i clienti in base al profitto degli azionisti della compagnia. I profitti invece potrebbero essere reinvestiti in ricerca, sviluppo e per un’assistenza clienti efficiente. Le fregature potrebbero essere eliminate. Non è necessario che i burocrati regolino il servizio. I clienti potrebbero eleggere i loro rappresentanti alla conduzione per assicurarsi che il servizio pubblico sia gestito efficientemente. La nazionalizzazione non è poi necessariamente costosa: Il governo laburista del dopoguerra di Clement Attlee lo cedette scambiando le azioni con i bond del governo. Quindi sì, la proposta potrebbe sembrare inverosimile e i trionfalisti neo-liberali se ne prendono gioco; ma la prossima volta che ti metti ad urlare perché il tuo cellulare non ha segnale, non ti sembrerà piu’ una proposta cosi tanto assurda.

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