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IL PIAVE MORMORO’…

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IL PIAVE MORMORO’…

La memoria storica dell’Italia nei canti patriottici dal Risorgimento alla Grande Guerra In mostra gli spartiti originali degli inni patriottici in occasione delleCommemorazioni della Prima Guerra Mondiale.

 

 

 

AREZZO

Sale espositive Municipio di Arezzo

2 agosto – 7 settembre 2014

Mostra a cura di Stefano Liberati, Carlo Pagliucci, Dario Marletto.

 

La musica ha da sempre commentato la storia. In ogni campo di battaglia i soldati accompagnavano le loro gesta con inni e marce, ogni momento storico è stato fissato con note musicali, sia per l’insediamento di un nuovo sovrano, sia per la vittoria in una battaglia, per una rievocazione o commemorazione. Le musiche sono di solito associate a versi solenni, densi di amor patrio, facilmente orecchiabili per essere cantate dai soldati nelle marce o nelle trincee.

L’Italia ha avuto sommi artisti che hanno dedicato il loro genio musicale al servizio della Patria. Primo fra tutti Giuseppe Verdi a cui Mazzini volle, nel 1848, commissionare un Inno d’Italia. Gli sfortunati eventi bellici successivi non permisero che l’Inno scritto da Verdi potesse poi diventare quello che oggi noi conosciamo come nostro Inno ufficiale.

Tra i personaggi storici che hanno combattuto per fare l’Italia, tra i più acclamati musicalmente è stato Giuseppe Garibaldi, al quale molti musicisti hanno dedicato inni e marce. Nell’ambito della mostra è compreso lo spartito del primo Inno ai Cacciatori delle Alpi, con un giovane Garibaldi ritratto, in copertina, da Roberto Focosi.

La collezione che verrà esposta comprende circa 150 spartiti di musiche patriottiche italiane composte tra il 1840 e il 1920.

Tra le rarità vi è L’Italia risorta del maestro Mabellini che può considerarsi il precursore diFratelli d’Italia e il primo Inno dedicato a Vittorio Emanuele II, prima ancora di essere nominato primo Re dell’Italia Unita, oltre a una serie di curiosi spartiti, tra cui una Cavour-Polka, musicata da Paolo Giorza o il Gran Valzer scritto da Goffredo Sacconi in Onore di Vittorio Emanuele II.

Di particolare interesse sono alcuni spartiti di canti patriottici popolari, spesso stampati clandestinamente in pochi esemplari e rimasti per lo più sconosciuti.

Non manca lo spartito di una delle più celebri canzoni patriottiche italiane : La leggenda del Piave, con una drammatica illustrazione in copertina di Amos Scorzon.  Il brano fu scritto dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario). La leggenda del Piavefu composta nel giugno del 1918, subito dopo la battaglia sul Piave, conosciuta anche come “Battaglia del Solstizio”, così come la rinominò Gabriele D’Annunzio.

Ben presto venne fatta conoscere ai soldati dal cantante Enrico Demma (pseudonimo di Raffaele Gattordo). L'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane. Il generale Armando Diaz dichiarò che aveva giovato alla riscossa nazionale e scrisse all’autore: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!». Questo brano divenne l’Inno ufficiale italiano dal 1943 al 1946.

In uno spirito di visione internazionale sono presentate due rare edizioni  dell’Inno delle Nazionidi Verdi del 1862 e dell’Inno americano Il vessillo stellato. La visione patriottica nazionale è variamente ed ampiamente rappresentata da intramontabili motivi ormai entrati nella nostra tradizione popolare, quali la storica canzonetta milanese nata ed usata nella Seconda Guerra d’Indipendenza Daghela avanti un passo (più nota come La bella Gigogin), i numerosi canti di montagna e degli alpini creati o rielaborati nella Grande Guerra e le celebri canzoni napoletane composte e cantate nel periodo bellico tra cui l‘intramontabile ’O surdato nnamurato.

Sono rappresentate inoltre alcune marce di corpi speciali, quali  La marcia d’ordinanza della Regia Marina italiana, la celeberrima Fanfara dei bersaglieri e L’Inno del Reggimento San Marco.

Numerosi e commuoventi i canti irredentisti per Trento, Trieste e Fiume, mentre gioiose ed ottimistiche sono le canzoni che accompagnarono la breve  illusione colonialista italiana in Africa.  

Gran parte degli spartiti in mostra sono illustrati da artisti del calibro di Roberto Focosi, Aleardo Villa, Leopoldo Metlicovitz, Adolf Hohenstein, Giovanni Manca, Arturo Bonfanti, Amos Scorzon.

La mostra è arricchita da una sezione dedicata a strumenti musicali originali del periodo della Grande Guerra.

La mostra si fregia del logo ufficiale per le Commemorazioni della Prima Guerra Mondiale e del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il progetto espositivo è stato pianificato dall’Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna in collaborazione con l’Unione Europea Esperti d’Arte.

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