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PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA: FASCISMO E ANTIFASCISMO, COME IL CACIO … SUI MACCHERONI

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PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA: FASCISMO E ANTIFASCISMO, COME IL CACIO … SUI MACCHERONI

 

Gli aggettivi, si sa, sono un problema molto rilevante della lingua italiana. L’Accademia della Crusca raccomanda che gli aggettivi seguano sempre il nome: così nel classico caso che l’aggettivo intenda specificare una qualità oggettiva (colore, luce, sapore etc.) di un sostantivo (ad esempio “trecce bionde”, “occhi scuri” etc.). Tutto questo, salvo che l’aggettivo sia utilizzato in funzione connotativa (evocativa, poetica): es. le “bionde trecce” di Battisti.

C’è stato un periodo in Italia in cui l’aggettivo “antifascista” (o “fascista”) veniva messo su ogni cosa come il prezzemolo … anzi: il cacio sui maccheroni … Io non so se la Crusca abbia mai avuto modo di confrontarsi con il caso dei … “maccheroni antifascisti”.

Non è uno scherzo o una boutade, cari lettori (aretini e non): ogni anno, al 25 luglio, è invalsa in alcune aree d’Italia l’usanza di celebrare la caduta del fascismo, con una tavolata di maccheroni (appunto “antifascisti”), a memoria della tavolata organizzata a Campegine, il 25 luglio 1943, per festeggiare la caduta del fascismo, dai Fratelli Cervi, noti martiri antifascisti reggiani.

L’uso dell’aggettivo “antifascista” (successivo al sostantivo “maccheroni”), in ossequio alla regole della Crusca, farebbe pensare che “antifascista” sia una qualità propria della pasta: come c’è la pasta di grano duro, di semola … E del resto, non vi è mai capitato? E’ usuale nei negozi sentire le brave massaia discutere con il negoziante In questi termini: “Guardi bene di non rifilarmi un’altra volta i suoi maccheroni fascisti”… A dire il vero, tra fascismo e pastasciutta storicamente sono corsi momenti di tensione: specie quando, in piena “polemica antiborghese” negli anni ’30, il Segretario del PNF Starace voleva bandire la pastasciutta (come cibo borghese e panciafichista)…

C’è stata in Italia l’epoca del “tutto è politica”: quando, cioè, nel “secolo breve” (1919-1989), l’impegno politico “antifascista” … (o “fascista”) doveva essere totale, anzi totalitariamente assorbito dall’ideologia. Quando la lotta, la militanza ideologica assorbiva tutto, e non guardava in faccia a nessuno …

“Giustiziato dai Partigiani Pappagallo fascista STOP. Il 25 aprile 1945 fu sorpreso mentre cantava ‘Giovinezza’. STOP”. Così, un telegramma in un celebre film di Totò del 1951 (Totò e i Re di Roma). Una gag straordinaria, coraggiosa per i tempi, ma che rende bene il “corto circuito” (non solo linguistico …) del “tutto è politica”: quando anche un pennuto, che cantava “Bella Ciao” o “Giovinezza”, faceva la differenza … 

Così all’indomani delle “Leggi fascistissime” del 1925-26: quando lo Stato italiano (come la Società) divenne totalitariamente … fascista; quando la Previdenza Sociale, la Scuola d’Infanzia, la Biblioteca, il Circolo dei Commercianti … tutto portava rigorosamente il fatale aggettivo “fascista”. In quegli anni, nel dubbio, alcuni Dirigenti Pubblici, temendo di incorrere nei fulmini della polizia politica di regime, pensarono bene di intitolare: “Nettezza Urbana Fascista”, “Pompe funebri fasciste”, “Latrine Pubbliche fasciste” etc. Mussolini in persona se ne adirò e vietò espressamente, in questi casi,l’uso dell’aggettivo “fascista”. Per converso, quando “tutto è politica”, può diventare “antifascista” ogni cosa (e non solo i “maccheroni” …).

L’uso degli aggettivi nell’epoca del “tutto è politica” ha prodotto esiti davvero paradossali. Siamo tutti debitori a chi, come i Fratelli Cervi, diede la vita perché l’Italia ritrovasse la Libertà. Stiamo, comunque, attenti all’uso delle parole: in queste circostanze, infatti, complice la retorica, è un attimo cadere nel ridicolo (anche se involontario), anche per le ricorrenze più serie.

 

Cosa ci vuole a chiamare i “maccheroni” di Campegine, “maccheroni della libertà”? Si può fare? Io dico di sì.

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