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Arezzo Wave chiude in bellezza con Elio e le Storie Tese

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Arezzo Wave chiude in bellezza con Elio e le Storie Tese

Serata di chiusura per Arezzo Wave e alcune considerazioni finali sulla manifestazione.

Questa era la serata di Elio e le Storie Tese e nonostante qualche goccia di pioggia che faceva temere il peggio ha fatto ripopolare Arezzo Wave per la serata conclusiva dopo il passo falso del sabato  sera.
Sulla performance di Elio c'è ben poco da dire: era esattamente come tutti se l'aspettavamo nella girandola surreale di un repertorio in scaletta che dopo 25 anni di successi è a dir poco granitico.
La vera sorpresa della serata sono stati gli Svizzeri Kadebostany che non so dire se siano  il miglior gruppo di questa edizione ma (complice una originalissima versione di Heroes di David Bowie) sono sicuramente  quelli che mi son piaciuti di più. Se prendiamo i Soft Cell e gli Yello ci aggiungiamo un po' di electro, una voce femminile quasi soul, dei fiati circensi e li mettiamo in un frullatore il risultato, per nulla scontato, ha un nome ed è appunto Kadebostany.
Altro momento importante della serata è stato quello in cui Joseph Arthur ha incantato la platea con un folk cantautorale incentrato sulla spoglia essenzialità di voce chitarra e armonica a bocca che mi ha portato alla mente lo Spreengsteen di Nebraska.
Terminata quindi questa edizione di Arezzo Wave 2014 è giunto il tempo di tirare le somme con qualche considerazione finale.
 

Il successo delle serate di Emis Killa e quella di Elio e le storie Tese porta inevitabilmente a un confronto col flop della terza serata di sabato, quella che non inseriva a cartellone nomi di artisti di particolare grido o acquisita notorietà di massa e porta dritti alla conclusione che non è più il contenitore che fa la differenza, ma la fa l'artista.

Questo è un principio che vale per tutti i festival, ma un tempo non valeva per Arezzo Wave: c'eravano abituati "male", ma badate che questa è la normalità delle cose.

Già perchè eravamo abituati  ad un Arezzo Wave dove il pubblico veniva indipendentemente dagli artisti in campo. Veniva a prescindere.
Abbiamo assistito alle stramberie etniche e di generi più cult e  ad edizioni con un cartellone composto integralmente di musicisti  misconosciuti ai non addetti ai lavori, e che solo in alcuni casi sarebbero diventati famosi (anche di li a breve) ma nella quasi totalità non lo sarebbero diventati proprio mai, una moltitudine terminata nel grande oblio, e nonostante tutto il pubblico affollava le serate di Arezzo Wave sempre e comunque: Questo proprio perchè il contenitore contava più dell'artista. 
- Che fai stasera? 
- Vado ad Arezzo Wave. 
- Chi suona?
- Boh! io ci vado.
 
Cos'è cambiato da allora?
Sicuramente un insieme di fattori e concause che elenco brevemente.
Da un lato dopo i fatti del campeggio e le successive peregrinazioni per lo stivale si è creata una sorta di inevitabile disaffezione tra il pubblico e la manifestazione, e che il tira e molla (anche mediatico) degli ulti due anni ha probabilmente pure acuito. 
Dall'altro se un tempo Arezzo Wave fu uno e trino, durante l'ultima decade c'è stato un vero e proprio proliferare di festival di ogni ordine e grado, e ormai ogni comune della provincia e di tutte le provincie limitrofe cerca di farne uno con alterne fortune e alterna qualità ma l'assuefazione in ogni caso è inevitabile e con quella anche la voglia di prendere la macchina e farsi un po' di km per andare a vedere un festival ad Arezzo quando ne hai uno sotto casa semmai la prossima settimana.
Se a questo si aggiunge il costo del biglietto il gioco è fatto, perchè nessuno oggi come oggi regala un euro per gli appuntamenti al buio: ecco perchè è l'artista  che ora fa la differenza, pure per Arezzo Wave.
 
Ci sono comunque lati positivi anche in una situazione come questa, abbandonata infatti la grandeur dello stadio semivuoto del 2012 che metteva francamente depressione,  con questa edizione 2014 il festival ha assunto una dimensione congrua e il risultato complessivo a mio avviso è ottimo per  le risorse che sono state messe in campo, segno che lo staff della fondazione ha occhio lungo e enormi competenze.
 
Penso a questo punto che la cosa migliore che potrebbe fare Arezzo Wave per operare un vero rilancio sia quella di sforzarsi di rimanere ad Arezzo "a tutti i costi" ricreando quel tessuto di rapporti e amore che ne hanno decretato in passato fortuna e successo, e per far questo serve "stabilità" e almeno un paio di edizioni consecutive di buon livello come quella appena conclusa.
Le peregrinazioni non fanno bene.
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