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Scelte per la città e pecore sotto formaldeide - lettere alla redazione

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Scelte per la città e pecore sotto formaldeide - lettere alla redazione

Spett. Le Redazione,

 

scrive un giornalista aretino che lavora nell’ambito della realizzazione di prodotti editoriali a promozione del territorio. Se vorrete concedermi uno spazio sulla vostra testata, racconterò la mia recente esperienza con chi è stato incaricato di amministrare alcuni aspetti chiave della nostra vita collettiva, convinto che possa fornire interessanti spunti di riflessione.

 

Un paio di mesi addietro ho avuto un incontro con i referenti del settore cultura e turismo del Comune per verificare la possibilità di un coinvolgimento dell’Amministrazione in un progetto editoriale la cui realizzazione sarebbe comunque avvenuta in autonomia sul piano finanziario, come infatti è stato. Soltanto per inquadrare la situazione fornisco alcuni dettagli sul mio prodotto: è strutturato secondo una formula innovativa, promuove e riunisce l’intero territorio provinciale aretino invitando al viaggio e alla scoperta, possiede un costo contenuto, inferiore ai dieci euro. Comprendo ma non condivido la replica dei miei interlocutori: benché possa ritenersi un progetto valido, Arezzo è inserita al suo interno alla stregua di altre località minori, senza risalto alcuno. Quanto mi lascia perplesso tuttavia è il seguito: è complicata una sua approvazione in Giunta dal momento che la pubblicazione invita a scoprire il territorio, mentre, al contrario, il problema dell’Amministrazione è quello contrario, ossia di trattenere i turisti ad Arezzo. Come se Arezzo, in un’epoca in cui non esistono organi di promozione a livello provinciale, non avesse il dovere di rappresentare tutto un intero contesto geografico – e viceversa, aggiungerei. Inutile sottolineare che il prodotto verrà distribuito in tutta la provincia e che probabilmente Arezzo potrebbe avere una visibilità in diversi luoghi dove altrimenti non sarebbe rappresentata. Non mi si ascolta nemmeno. Questione archiviata.

 

La vicenda si affaccia nuovamente alla mia mente qualche settimana fa, all’indomani della notizia in tempi non sospetti e per vie traverse, del contenuto di Icastica 2014. Una mia conoscente che lavora nel settore dei trasporti di oggetti d’arte mi racconta delle difficoltà connesse con lo spostamento di un’opera insolita, per una rassegna internazionale ad Arezzo di cui non conosce il nome, Icastica deduco, visto il periodo. Trattasi di una pecora sotto formaldeide, firmata dall’autore Damien Hirst. Resto interdetto: una pecora, vera o almeno che tale fu, dentro un materiale altamente cancerogeno. Mi viene inoltre anticipato che i costi del trasferimento, viste la sua deperibilità e pericolosità, saranno piuttosto onerosi. A questo punto, volendo trascurare le non secondarie questioni di carattere animalista e lasciando le speculazioni su quello che sia arte a voci più qualificate, mi sorge una serie di domande. Siamo sicuri che una pecora in formaldeide, senza dubbio di maggiore richiamo rispetto al mio lavoro, sappia trasmettere al meglio l’immagine della città? Siamo sicuri che possa incarnare il nostro patrimonio storico e culturale? Siamo sicuri che riesca finalmente a trattenere i turisti ad Arezzo? E siamo sicuri che Arezzo abbia bisogno di questo per essere valorizzata?

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