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Tra cucinare il tofu e parlare d'arte esiste qualche differenza

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Tra cucinare il tofu e parlare d'arte esiste qualche differenza

A tentare di condizionare ulteriormente la nostra libertà sono arrivati anche gli animalisti o aspiranti tali. Quando abbiamo letto del mailbombing contro Damien Hirst non credevamo ai nostri occhi.

 

 

 

«Sono a Napoli nel 2004 presso il Museo Archeologico, sono alla retrospettiva di Damien Hirst», scrive il mio amico Gianni Barelli.

«Quello che vedo: una mucca tagliata e messa sotto formaldeide. Una testa della suddetta specie animale amputata e gettata a terra dove mosche si nutrono del sangue raggrumato, una pecora divisa a metà, simbolo della separazione dalla madre. A ogni passo sono stupito e rapito, che un concetto settecentesco quanto contemporaneo sia lì davanti a me e mi guardi con gli occhi della nostra paura più grande: la morte».

Continuiamo a scambiarci opinioni sull'opera di Hirst.

«La  paura per la  morte e per il dolore, si esprime in maniera trionfante nelle chiese barocche, dove la trasformazione che la morte si porta appresso si manifesta in due concetti fondamentali: mutamento e conservazione», prosegue Gianni. «Sono due aspetti importanti che già nella natura morta del Seicento e Settecento si  esprimevano nelle categorie della Vanitas (sfiorimento della bellezza) e del Memento Mori (istante di morte), cioè mutamento e conservazione dell'istante della morte, il famoso "in punto di morte". Hirst ci descrive un mondo che conosciamo molto bene cioè l'angoscia per  la mancanza di tempo e dell'antropica paura della fine del tempo stesso».

A questo punto prendiamo il catalogo della mostra Damien Hirst: il tormento e l'estasi (Napoli 2004) dove l'artista dichiara che tutti gli animali esposti sono morti per morte naturale, importantissimo tassello da sottolineare.

E allora torniamo agli “amanti della pelliccia sintetica” che si sono schierati sul fronte del no aprioristico e pregiudiziale senza sapere che una bella percentuale dell'opera di Hirst è composta da opere che NON CONTENGONO ANIMALI MORTI e che nel caso di molti degli animali esposti, questi sono morti non per volontà di Hirst, ma perché il tempo a loro dedicato su questa terra era finito.

Quindi per cosa si infuriano gli animalisti?

Si infuriano perché la morte gli ha portato via il gatto? Il pesce rosso è saltato fuori dalla palla di vetro suicidandosi? Hirst non ha fatto altro che prendere il pesciolino morto e imbalsamarlo, ed è vietato tutto questo? È vietato imparare dal mondo animale come la vita stessa si manifesta in tutte le sue contraddizioni ?

No, crediamo che non lo sia.

Rispettiamo l'idea del cruelty free, finché resta una scelta personale e non si trasforma in una disinformazione circolare e in una censura preventiva, morale ed estetica, che culmina nell'arte negata, in una città che ha ben poco da offrire dal punto di vista dell'Arte Contemporanea.

Ci viene da pensare che chi vive ad Arezzo sia in un certo senso destinato per sempre a fare i conti con etruschi, porchetta e poco più, finché resterà l'idea che investire nella cultura significhi semplicemente spartirsi un malloppo e non investire sull'essere umano, fornendogli gli strumenti per conoscere qualcosa che non abbia già visto.

Riflettiamo sul fatto che ogni anno l'Amministrazione Comunale stermina migliaia di zanzare attraverso una disinfestazione a tappeto e nessuno dice nulla, eppure, anche una zanzara è un essere senziente, magari meno bello di una farfalla.

Crediamo che così come nell'analisi di un'importante partita di calcio si sentano tutti improvvisamente degli allenatori, lo stesso sia successo con un grande evento come Icastica, dove "gattare" cinquantenni e giovani pionieri della cucina vegana abbiano formato un club di improbabili critici d'arte.

Non vogliamo giudicare Icastica a priori, lo faremo eventualmente dopo aver visto gli artisti in mostra; ma una cosa è certa: non accettiamo e non accetteremo mai nessun tipo di censura sull'arte, che resta comunque per noi uno dei pochi mezzi di divulgazione e di riflessione in grado di scatenare grandi passioni.

 

Gianni Barelli, Gea Testi

 

 

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