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Il coraggio di osare per il futuro.

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Il coraggio di osare per il futuro.

 

Stando alle ultime notizie, Arezzo Wave è andato in meta ed ha trovato una casa che lo ospiterà per il 2014, e la Cultura sembra finalmente entrata nell'agenta del Governo ( per adesso attraverso alcune attenzioni fiscali rivolte a chi vi investirà ) e pur sembrando due fatti separati invece non lo sono.  

La nostra città, è dico "nostra"  perchè pur se abito a Castiglion Fiorentino, da venti anni la frequento, ci lavoro, partecipo alla vita sociale e politica, mi impegno per cercare di migliorarla culturalmente e socialmente, merita più di un dibattito, merita più di un post su fb, merita più di una pallosa e ripetitiva diatriba sul Arezzo Wave. Merita un coraggioso balzo in avanti, una scommessa sul futuro che parta dal territorio, merita un impegno costante e non improvvisato sulla Cultura, merita una classe dirigente attenta e sensibile alle nuove opportunità.

Da anni non riconosciamo più la primavera con le rondini ma con le polemiche su un Festival che è nato ad Arezzo ma che ad Arezzo vive male, dove non è accettato, non è amato, non è rispettato, dove lo si tira da una parte all'altra, dove si cerca di rianimarlo dopo gli infarti del passato. Pur non amando particolarmente il Festival, ritengo sia uno degli eventi da sostenere, attualizzare, promuovere e portare come bandiera, al pari della Fiera, della Giostra o degli Affreschi di Piero. Arezzo è conosciuta nel mondo per tante cose, una è Arezzo Wave. Uno sparuto comitato di cittadini indispettiti, temo non dal Festival, riesce a capirne più di uffici comunali e dirigenti, di politici e di associazioni. Non credo che il problema tecnico dei decibel non esistesse nel momento in cui è stata decisa la location, se nessuno si fosse occupato della cosa sarebbe preoccupante, se qualcuno sperava che il tutto passasse inosservato sarebbe ancora peggio. Il problema non è Villa Severi o Arezzo Wave, Icastica o la Fortezza, il Petrarca o l'Anfiteatro, il problema è la decennale noncuranza e il pressapochismo con cui si affronta la Cultura nella nostra città. Non la si vede come risorsa ma solo come un teatro da riempire o un concerto da fare, un obbligo da assolvere.

La Cultura non è una buca da rattoppare, non è un albero da potare, non è un semaforo o una rotonda, la Cultura è il nostro passato e il nostro futuro, una risorsa da utilizzare per migliorare, per rinascere, per crescere. In una città come Arezzo, dove oggi le grandi industrie sono rare come le cabine telefoniche, ciò che dovremmo usare come rilancio è la Cultura. L'immagine della città e la promozione degli eventi che dovrebbero essere pochi, mirati e buoni, dovrebbe essere l'unico scopo di tutti e invece che protestare dovremmo aprire la mente e capire che dietro al rumore ci sono migliaia di persone che arrivano ad Arezzo, invece di scandalizzarci per i panni stesi dovremmo uscire di casa e cercare di capirli quei panni, per rispondere alle domande dei turisti, ma anche per noi stessi, per crescere. 

Sono quindici anni che lavoro nel mondo dell'Arte e della Cultura, ho passato i momenti migliori di Arezzo ed i peggiori, dalle mostre di De Chirico e Ligabue ad Icastica e ad un museo comunale purtroppo inesistente, dal restauro degli affreschi di Piero con la visita di due Presidenti della Repubblica al loro semi-abbandono, da Riccardo Muti a San Francesco e i fasti del Polifonico, ad Arezzo Wave per anni scomparso, dai grandi del teatro al Politeama fino al Petrarca chiuso, dai cinema in citta alle sale dell'Uci.

Il mondo è cresciuto, molte città hanno capito che solo la Cultura ed il Turismo potevano far invertire la rotta, Arezzo è invece rimasta ancorata ad un miraggio di ripresa industriale, ad un ricordo del passato splendore manifatturiero e terziario, relegando la Cultura ad un orpello spesso denigrato.

In quindici anni ho visto gli investimenti fatti da città più piccole e con meno storia, divenire business e trasformare luoghi sconosciuti in fari nel mondo dell'Arte, mentre ho visto tutti gli sforzi che noi non abbiamo fatto, che tre sindaci e cinque giunte non hanno fatto. Non abbiamo sfruttato gli anni magici del restauro degli affreschi di Piero, non abbiamo evitato la chiusura di cinema e teatri, non abbiamo investito nel futuro, non abbiamo creduto nelle nostre potenzialità, non abbiamo costruito musei o teatri, non abbiamo investito in promozione e abbiamo solo delegato a pochi di soffiare sulla fiamma della Cultura, per evitare che si spengesse del tutto. Nel frattempo e con un totale controsenso abbiamo però potenziato gli alberghi, realizzato rotonde e svicoli, restaurato palazzi, costruito supermercati e centri commerciali, e parcheggi, tanti parcheggi, coperti e scoperti, creato enti per il turismo che non c'è, cacciato un Festival, pubblicato decine di libri e di cataloghi inutili e autoreferenziali, restaurato la Fortezza (che sta restituendo splendori solo immaginati ) ma non calcolato a dovere il possibile utilizzo futuro.Adesso purtroppo è tardi, colti non ci si improvvisa, le mostre importanti non rendono perchè non siamo in grado di farle fruttare a dovere, i cinema chiudono perchè non abbiamo creato le condizioni per la loro sopravvivenza. Unica ricetta è ripartire dal basso, creare un umus culturale, sfruttare e promuovere ciò che abbiamo, lavorare e tanto nel territorio, territorio che per fortuna è pieno di talenti, ed io nel mio campo ne ho visti crescere alcuni che arriveranno molto in alto, un esempio per tutti la giovane artista aretina Sala Lovari, con cui ho lavorato nell'ultimo anno in città è stata selezionate per partecipare ad una mostra negli Stati Uniti, a riprova che un buon lavoro fatto nel territorio può dare i suoi frutti e che la promozione può farli conoscere.

I nuovi incentivi che verranno creati dal Governo sulla Cultura potrebbero essere un incentivo pure per Arezzo e quindi potremmo immaginare il Festival del 2015 magari già da adesso, promuovere gli eventi artistici futuri con largo anticipo, invogliare investitori a scommettere su Arezzo, facendo fare alle rondini il loro lavoro, annunciare la primavera.

Tutto ciò che serve è un radicale cambio di rotta, un rinnovamento generale che sfrutti ciò che possediamo ed investa in ciò che offre la nostra meravigliosa provincia, senza paura e con il coraggio di osare per il futuro, sperando che il vento di cambiamento che soffia in Italia investa anche Arezzo. Se qualcuno protesta, smetterà quando vedrà il risultato, da che mondo è mondo "Parigi vale sempre una messa".

 

 

 

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