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Fare soldi con la gestione dei rifiuti.

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Fare soldi con la gestione dei rifiuti.

E farlo legalmente (e con elevata redditività).

 

Che stupido che sono!

Credevo che la gestione dei rifiuti fosse un problema di civiltà, di sostenibilità ambientale, di tutela dei cittadini.

Durante la conferenza tenuta il 12 aprile scorso a cura della società AisaImpianti, lì sono stato folgorato nel comprendere che tutto è solo una questione di soldi.

Ricordo che AisaImpianti, una società -teoricamente privata, ma pubblica nella proprietà, il comune d'Arezzo- cui sono stati conferiti gli impianti di SanZeno, in prossimità di Arezzo capoluogo, è nata dopo che la gestione dei rifiuti nella Toscana del sud è stata affidata alla società SeiToscana.

Ad inizio conferenza mi ero perso la introduzione del presidente AisaImpianti, Boncompagni, che aveva espressamente fatto riferimento a dinamiche di gestione imprenditoriale, ma sono state sufficienti le parole dei successivi relatori per capire che le preoccupazioni dei cittadini non sono una priorità nel futuro di SanZeno.

Il primo a parlare è stato il direttore della associazione di categoria del pubblico servizio toscano (rappresenta le ex municipalizzate sul modello di Aisa, oltre che SeiToscana): ha parlato di attività industriale il cui problema è l'individuazione della migliore strategia per potenziare con una seconda linea l'impianto di SanZeno -pare evidente che la percentuale di raccolta differenziata e riciclo dei materiali sia problema dei comuni e altri soggetti.

Gli altri relatori, universitari, dietro un effluvio di termini tecnici in lingua inglese (Waste to energy, revamping, repowering, benchmarking, Best Available Technique) hanno messo in evidenza (ma occorrono sensi vigili) un paragrafo che spalanca la porta ad un investimento di milioni di euro su SanZeno.

Cito: "La termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani costituisce operazione di recupero se consegue una efficienza energetica (R1) pari a:

-0,60 in impianti funzionanti autorizzati in conformità della normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1 gennaio 2009;

-0,65 in impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008”.

Proseguo con la citazione "questa distinzione assume particolare rilevanza poiché consentirebbe di classificare, su basi tecniche, l'incenerimento dei rifiuti urbani come operazione di recupero dal punto di vista legale, con tutte le implicazioni di carattere operativo-gestionale e normativo che tale differente classificazione comporta."

Aiuto!

Questa impostazione non è un problema che riguardi solo i cittadini di Arezzo o delle altre poche località nella Toscana del sud che hanno nel loro territorio un inceneritore: si pone come obiettivo secondario il tema della produzione e gestione dei rifiuti mentre l'obiettivo primario è di fare soldi incenerendo il più possibile (ed il meglio possibile).

Riguarda tutti coloro che ricascano nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto: la società -che aveva vinto, a mani basse in assenza di concorrenti, una gara (pubblica ,ma in verità segreta) con un'offerta di cui non si conosce abbastanza- era nata sulla previsione di costruire un inceneritore da 110.000 t annue, dove far confluire la spazzatura raccolta in tutto il territorio con l'obiettivo di fare soldi con l'incenerimento legale dei rifiuti dopo la differenziazione.

Il venire meno di questo nuovo impianto, in seguito alle previsioni generalizzate e a quelle più particolareggiate del piano interprovinciale rifiuti elaborato dalla provincia di Arezzo, sta mettendo in crisi il modello economico che sottostava alla creazione di questa grande società -formata da sei soci privati, ma a proprietà pubblica e da cinque soci privati in maggior parte cooperative; stanno già emergendo le prime crepe che andranno a toccare tutti i cittadini e le aziende nel territorio nonché numerose centinaia di addetti delle precedenti ex municipalizzate.

Oramai esiste la certezza di una richiesta d'aumento delle tariffe piuttosto sensibile (mentre prima tutti dicevano che la razionalizzazione del servizio avrebbe portato a sostanziose economie di scala con ricadute benefiche sulle bollette); i fatti accaduti nella provincia di Grosseto dove i dipendenti dell'ex municipalizzate dei rifiuti che erano stati assorbiti da SeiToscana vengono adesso inquadrati in una delle cooperative, Cooplat, che (e non si è ben capito come, essendo per altro socia di SeiToscana) ha avuto l'appalto da SeiToscana per lo spazzamento di una discreta superficie.

Allarmati comunicati delle associazioni sindacali si susseguono,  gli utenti del servizio tremano.

L'unico che dorme sonni tranquilli è il comune di Arezzo che ha trattenuto per sé l'impianto di SanZeno conferito nella società AisaImpianti. L'unico problema di questa società -a capitale pubblico, ma di diritto privato, con un presidente, due consiglieri, tre sindaci revisori (totale 50.000 euro anno) ed un direttore- è scegliere come aumentare la capacità di incenerimento sino a raggiungere le 55.000 t previste dal piano interprovinciali dei rifiuti.  Da ricordare che la vecchia Aisa è tuttora in vita, affidata ad un referente provinciale del Pd che percepisce 27.000 euro annui, oltre ai sindaci revisori (il presidente lo è anche del collegio di AisaImpianti) fra cui spicca l'ex vicesindaco- sceriffo di Arezzo, l'uomo che ha comprato gli autovelox inutilizzati, quello scaricato da Fanfani per odore di conflitto di interessi.

Insomma Boncompagni ha parlato di “auspicabile” aumento della raccolta differenziata: a loro non interessa più di tanto. Interessa certamente selezionare il rifiuto affinché quello che finisce incenerito abbia un'elevata resa, a loro interessa raggiungere un rapporto di 0,6 fra energia consumata ed energia prodotta. Che ne faranno di tutto il calore che vogliono produrre? Si inventeranno un inutile teleriscaldamento?!

Ci dicono che questo metodo è allineato con quanto avviene nei paesi del Nord Europa dove la gran parte dei rifiuti viene incenerito e quindi interrato, mentre nel sud e resto dell'Europa si privilegia l'invio senza trattamenti ulteriori in discarica.

Il problema della differenziata, nonostante le richieste della Ue, viene risolto a parole, o meglio col silenzio visto che i dati dell'agenzia regionale sono fermi al 2012.

Ma non vorrei che la scelta fosse fra morire per i fumi o morire per le infiltrazioni in falda, dopo aver pagato una salata bolletta. Chi fa spazzamento non ha ricavi dall'incenerimento, se al comune facessero una multa, potrebbe pagare coi ricavi di SanZeno.

Ma la nostra salute? L'ambiente? In secondo piano, incidentali!

L'unica preoccupazione del sindaco Fanfani è quella delle tariffe, anzi ha detto di aver fatto contare a qualcuno quante bollette arrivano.

Io credo che la maggioranza degli aretini non abbia bisogno di contare quante bollette arrivano, le conoscono una ad una: il problema non è tanto il numero, ma gli importi (almeno per gente come me). Forse, per altri individui, la preoccupazione è l'intasamento della cassetta della posta.

Ma faranno la differenziata? Oppure andrà nel forno? La carta brucia bene, come la plastica.

Poi possono sempre sfruttare il fiato che emettono; a chiacchere potrebbero scaldare Poti  ........

 

 

 

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