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I politici passano tutti, ma i burocrati restano sempre…

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I politici passano tutti, ma i burocrati restano sempre…

Un destino cinico e baro, ci sottrae rappresentanza e ci restituisce burocrazia. La speranza è che siamo solo all’inizio di un processo destinato ad evolversi verso una generale semplificazione amministrativa. Aboliti definitivamente i consigli provinciali. L’ente provinciale sarà affidato ad un commissario di nomima governativa per poi passare (forse) al sindaco del capoluogo (nel 2015)

 

 

E’ ormai realtà nel nostro paese la demolizione dell’Ente Provinciale così come lo conoscevamo, preda del qualunquismo demolitorio e della carneficina della rappresentanza politica. Si aboliscono gli organismi provinciali, si moltiplicano inutili burocrati come i prefetti, che con l’ultima maxi infornata di fine anno (22 nuovi prefetti), sono diventati 207 contro le 105 prefetture in Italia.

Ha buon gioco Matteo Salvini nel riprendere i temi bossiani, che apostrofò i prefetti come «brutti figuri» e «viceré romani». Peccato che Maroni già ministro dell’interno, non mosse una paglia in direzione della deprefettizzazione dello stato

Nel nostro paese ci sono 80 prefetti senza incarico (una ventina saranno a disposizione del ministero), ma con lo stipendio di prefetto, che è sensibilmente superiore a quello di viceprefetto: e questo comporta un esborso per le casse dello Stato, nell’immediato e per gli anni successivi. La logica di questa decisione? Mero arroccamento burocratico, in vista di futuri tagli al numero complessivo dei prefetti, meglio allargarsi, In tal modo, se mai domani dovesse arrivare qualche sforbiciata, sarebbe sempre sul di più già ottenuto. 

Quando si tratta di polemizzare sull’operato di sindaci e presidenti di Provincia, tutti i partiti sono sempre pronti a stracciarsi le vesti per ogni minima mancanza, mentre delle opacità e degli sprechi delle Prefetture italiane nessuno parla mai, Grillo compreso. Nel frattempo il Governo taglia le Province e mantiene le Prefetture, carrozzoni statali che fagocitano circa nove miliardi all’anno per svolgere funzioni che potrebbero ben più efficacemente essere in capo agli enti locali. Come dovrebbe essere in un Paese democratico, dove la legittimazione non proviene da una circolare ministeriale, ma dal voto democratico dei cittadini.

Alla fine questa operazione potrebbe farci risparmiare qualche manciata di milioni (secondo le ipotesi da 32 a 125) sul fronte dei costi della democrazia, ma contemporaneamente, farci spendere più o meno 1,5 miliardi di euro in più, sotto forma di maggiori costi per il personale. Nel frattempo le strade saranno in balia delle buche, i fiumi delle piene, le scuole (non bastano le visitine) della mancanza di manutenzione, gli uffici del lavoro chiuderanno (ma per quello che servono nessuno li rimpiangerà)!

 

Poiché non voglio credere che Renzi (ma anche Letta e Monti prima di lui) non sappia cosa sta facendo, penso che questa fase sia solo un passaggio per disinnescare le resistenze fin qui avute contro l’azione politica che desidera una completa riorganizzazione e ristrutturazione delle funzioni delegate agli enti locali. Mi immagino (lo so, sono un inguaribile ottimista) che questo processo sia solo all’inizio, una sorta di “road map” che non può prescindere dalla demolizione dell’esistente per procedere verso un disegno più complesso di semplificazione amministrativa. Considerando i tempi biblici della politica italiana, speriamo che i nostri figli riusciranno un giorno a vederne il senso compiuto. 

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