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Castiglion Fiorentino: un buco (milionario) con un partito intorno...

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Castiglion Fiorentino: un buco (milionario) con un partito intorno...

 


Quando si parla di conflitto d’interessi, in Italia,  il nome che automaticamente viene alla mente è quello di un noto pregiudicato milanese ma, come il MoVimento 5 stelle ha più volte evidenziato, alle nostre latitudini è la politica,  il suo intreccio nella guida di enti, aziende ed istituzioni, senza una vera e salutare alternanza, il possibile motore di infiniti conflitti d’interesse. Forse non è un caso, perché fa comodo un pò a tutti,  che nel nostro paese non esista ancora una legge incisiva ed efficace in materia. Nel nostro territorio -regione, provincia ma anche comune- è storia la persistenza nell’amministrazione della cosa pubblica, e delle sue ricadute economiche, di una certa area politica, un “continuum” di decenni senza una reale soluzione di continuità. Questo inevitabilmente può generare situazioni paradossali come la vicenda su cui intendo interrogare la Giunta, ma soprattutto il Sindaco Fanfani.

Il tema è quello della proposta transattiva di saldo e stralcio del 50% del debito di 1.900.000 euro maturato al 31/12/2010 nei confronti di Aisa spa, società di capitale interamente pubblico e, giova ricordarlo, gestita e controllata dal Comune di Arezzo con l’85% delle quote. L’iniziativa è intrapresa dall’ Organo Straordinario di Liquidazione del Comune di Castiglion Fiorentino, organo che si occupa del monte debiti dopo il dissesto finanziario, dichiarato nel maggio 2011, provocato da amministrazioni del Partito Democratico che hanno retto per anni il comune della Val di Chiana. Per alcuni esercizi il Comune di Castiglion Fiorentino ha riscosso dai propri cittadini il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti senza pagare la società gestore del servizio, Aisa spa, e distraendo con altre finalità quelle somme. Un esempio lampante di mala gestione della cosa pubblica.

La sintesi della proposta avanzata dai commissari castiglionesi: 950.000 euro entro 30 giorni e siamo pari.

La transazione il 30 dicembre 2013 verrà accettata, sveliamolo subito, ma con un percorso molto accidentato che è sintomo di forti perplessità nell’amministratore unico di Aisa, che aveva già ricevuto due precedenti richieste dello stesso tenore procrastinate nel tempo.

Aisa a fine 2013 si trova in una condizione economica “non florida”, per usare un eufemismo, come si legge nei verbali di assemblea“nei primi mesi del 2014 l’azienda potrebbe trovarsi in fabbisogno finanziario per un certo periodo di tempo dovendo quindi ricorrere ad indebitarsi con il sistema bancario o prorogando il pagamento dei fornitori”. Un modo delicato per dire che soldi in cassa non ce ne sono. Già qui si pongono una serie di interrogativi circa la gestione finanziaria e sul perché si sia giunti a tale situazione.

Stante questa situazione l’amministratore unico di Aisa, correttamente, non se la sente di assumere in totale autonomia una decisione di tale rilevanza e affannosamente cerca di coinvolgere altri soggetti nella catena decisionale. Convoca l’assemblea dei soci, interpella il suo “azionista di riferimento” nella figura del Sindaco Fanfani, chiede un parere ai sindaci revisori e, a riprova del coinvolgimento diretto del Comune di Arezzo, un parere al suo ufficio legale.

Cominciamo dal parere legale. Innanzitutto, sotto il profilo deontologico, appare inopportuno un suo intervento diretto in quanto in conflitto d’interessi, a mio parere,  nella vicenda, essendo sia il legale del Comune, socio di maggioranza, sia di Aisa stessa[i]. Nel merito della questione il giudizio del legale è pressoché neutro, da un lato si profila il possibile danno erariale generato da una decisione di accoglimento dello stralcio, testualmente possiamo leggere“Tale presupposto si concreta se gli organi decisionali adottino decisioni che producano un pregiudizio patrimoniale alla società.”[ii] Sempre nella stessa risposta, al contrario, si mette in evidenza come i tempi di riscossione dell’intero credito possano essere lunghi, viste le procedure di legge da seguire in caso di enti locali che si trovino in situazione di dissesto, e che in definitiva che si debbano svolgere analisi finanziarie, con spazio temporale superiore ai cinque anni, primo, ma non unico, elemento per capire l’eventuale convenienza dell’operazione. In pratica “fate vobis”…  Se un parere legale era necessario era opportuno rivolgersi ad un professionista terzo e competente in materia di contabilità dello stato.

Passiamo alle posizioni espresse dagli altri soci pubblici presenti alle assemblee. Il Comune di Monte Savino ricorda che l’ente debitore non sparirà e quindi il credito potrà essere perseguito nel tempo e si esprime con un voto di astensione. Molto più decisi i rappresentanti dei Comuni di Foiano e Capolona, quest’ultimo rinfaccia all’azienda come avrebbe dovuto impegnarsi maggiormente nella riscossione. Entrambi gli enti esprimono un voto contrario. Il Comune di Arezzo, viceversa, esprime parere di non contrarietà. 

Arriviamo quindi al giudizio di espresso dal collegio dei Sindaci revisori, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una formula molto ambigua[iii] , testualmente: “evidenziando l’opportunità sotto il profilo industriale e finanziario per un’eventuale accettazione della proposta, pur esprimendo le proprie riserve sulla attinenza al dettato letterale della legge ed alle sue interpretazioni prevalenti”. Quindi letteralmente  si afferma la convenienza di prendere subito i soldima questo non pare totalmente conforme alla legge.  Scritto in un atto pubblico fa un certo effetto. 

A questo proposito c’è da evidenziare però, con rammarico, che ancora una volta ci siamo dovuti scontrare con una opposizione all’accesso agli atti, da parte del collegio sindacale di Aisa, nello specifico il verbale d’assemblea in cui si prende la decisione in oggetto, utile a capire come i sindaci siano arrivati a tale deliberazione. Nella risposta di diniego alla mia richiesta si citano articoli del codice civile riguardanti aziende di diritto totalmente privato, mentre è ormai acquisito, dalla giurisprudenza consolidata e dalle sentenze in merito come il diritto d’accesso agli atti dei consiglieri comunali sia praticamente illimitato anche in aziende parzialmente o totalmente private a condizione che conducano un servizio di rilevanza pubblica, caso appunto in oggetto. Una tale risposta, anche dopo il vissuto che il gruppo consiliare del MoVimento 5 stelle, ed il collega Lucio Bianchi in particolare, hanno dovuto subire per condurre il proprio mandato di indirizzo e controllo, francamente, da un’azienda controllata dal nostro Ente non ce lo aspettavamo e testimonia quanta strada deve essere ancora percorsa per giungere ad una reale trasparenza amministrativa. Questa non volontà di collaborazione può ingenerare mille dubbi e sospetti che, viceversa, quando tutto è palese non trovano ragion d’essere. Quale vantaggio, mi chiedo, può tratte un pubblico amministratore da tale condotta?

Tornando all’oggetto dell’interrogazione lo stesso giorno, il 30 dicembre 2013, in cui l’amministratore unico comunica la sua decisione arriva anche il parere scritto del Sindaco Fanfani, un po’ fuori tempo massimo, anche il primo cittadino sostanzialmente non esprime parere rimandando all’amministratore la decisione più conveniente in base ai computi finanziari.

In uno scenario di forti contrasti tra i soci, di pareri legali insufficienti, di non completa attinenza alla legge e alle sue interpretazioni prevalenti, di sostanziale abbandono da parte dei propri referenti politici dell’amministratore al suo destino questo, alla fine, decide collettivizzare 950.000 euro di perdite di Castiglion Fiorentino tra i cittadini aretini  e quelli degli altri Comuni presenti in Aisa.

Voglio infine ricordare  che in primo luogo le vittime sono gli stessi cittadini di Castiglion Fiorentino, che hanno pagato tutto quanto dovuto, e che oggi si trovano costretti, a causa del dissesto, a ripagare l’ammanco prodotto da un’amministrazione dimostratasi incapace di condurre la cosa pubblica.

Premesso tutto questo sono a chiedere:

  • Perché tutto si è svolto al di sopra del Consiglio, delle commissioni preposte ma anche della stessa Giunta comunale di Arezzo che controlla l’85% di una società disposta a tagliarsi un milione di euro di crediti? Una decisione così importante ed onerosa per la collettività aretina non meritava un ben altro percorso partecipativo?
  • Se non ritiene che Il conflitto d’interesse che citavo all’inizio si possa esplicare in amministratori di un partito che dovrebbero perseguire un ente locale governato dallo stesso partito, il quale ente si trova in debito con aziende pubbliche che erogano un servizio primario,  i cui controllori sono sempre di nomina di quello stesso partito?
     
  • Come mai non sono mai arrivate al termine del proprio iter le azioni di riscossione coattiva, che erano comunque state intentate, nei confronti del Comune di Castiglion Fiorentino?
  • Intende il Comune di Arezzo, o dare mandato ad Aisa, di rivalersi sugli amministratori che hanno prodotto tale danno?
  • Come mai non sono stati coinvolti il segretario Generale, anche in funzione delle sue responsabilità in materia di anticorruzione, ed il Collegio Sindacale del Comune di Arezzo?
  • Se ritenga opportuno avviare un percorso quantomeno informativo, che dettagli e ricostruisca i vari passaggi storici, coinvolgendo gli amministratori interessati, almeno in commissione bilancio?
  • Se intenda impegnarsi fattivamente per farmi ricevere il verbale d’assemblea del collegio dei Sindaci revisori di Aisa sopra citato e se voglia prendere una posizione netta di censura verso tale comportamento?
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