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STEFANO MUGNAI: «RIMPASTO IN SALSA ROSSI E SANITÀ AL VELENO»

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STEFANO MUGNAI: «RIMPASTO IN SALSA ROSSI E SANITÀ AL VELENO»

A scenari politici mutati, una giunta regionale mutata: questa l’argomentazione con cui il governatore della Toscana ha inteso giustificare la sua azione di rimpasto. Ma quale discontinuità? In una giunta che passa dall’essere ostaggio di divisioni interne superate solo nel nome del conductor Rossi, all’essere figlia di divisioni esterne come quelle – laceranti e vistose – che l’ascesa di Matteo Renzi a premier ha messo in evidenza o quella consumatosi all’interno di due gruppi consiliari come l’Udc – con uno dei due consiglieri, Marco Carraresi, pronto a consegnare alla maggioranza il proprio voto – e il Centro Democratico – la cui capogruppo Maria Luisa Chincarini è uscita dall’aula pur di non votare?

Certo, si sposta di un voto al centro, questa giunta che perde il Prc di Monica Sgherri, non incassa il voto favorevole di Maria Luisa Chincarini e si prende il soccorso di Marco Carraresi. Non ci pare, insomma, che questo rimpasto ‘in salsa Rossi’ sia destinato a produrre un gran rilancio d’azione. Che poi, a ben guardare, la spinta dovrebbe farsi sentire su piani e documenti che la giunta regionale avrebbe dovuto approvare da quel dì. Altro che ultimo tuffo come invece si ritrova a fare. Un documento su tutti? Il Piano sanitario e sociale integrato, chiamato a governare i tre quarti del bilancio toscano e atteso per inizio legislatura, e invece ancora in alto mare nonché in attesa del giudizio di legittimità da parte del Collegio di garanzia statutaria dell’Assemblea toscana di cui io stesso ho chiesto l’attivazione. Ma ce ne sono altri. Eh, se ce ne sono…

Mi permetto di dubitare che questo rimpasto contenga in sé l’energia necessaria a far compiere nell’anno che ci separa dalle elezioni regionali tutto ciò che in quattro anni è rimasto non compiuto, più cheincompiuto. La fretta di non arrivare al giudizio dei toscani con un nulla (o poco) di fatto è chiara. Ma non basta a giustificare né l’inerzia pregressa, né la frettolosità presente. Che, per altro, ha il dispregio di render tutto piuttosto goffo. Lo afferma – pare, perché la maggioranza si è rifiutata di mettere il documento a disposizione del Consiglio prima del voto sul documento proprio sul rimpasto – ancora una volta il Collegio di garanzia statutaria, che si è espresso dichiarando illegittima la rimozione della ormai ex vicepresidente della giunta Stella Targetti cui i toscani avevano espresso la loro fiducia votando Rossi in ticket con lei. Così come è stato confermato anche dal Presidente Alberto Monaci, colui che quel parere aveva richiesto, nel corso del dibattito. E’ un parere non vincolante, ma è impossibile negare che sia fonte di imbarazzo. Anche sul crac della Asl 1 di Massa Carrara e sulla relativa voragine di bilancio da 420 milioni di euro Rossi continua ad accumulare brutte figure: è di pochi giorni fa la terza sentenza su tre che assolve l’ex direttore generale Antonio Delvino, su cui il governatore aveva scaricato ogni responsabilità. E poi c’è il Pit – approvato e subito contestato nel suo nodo più controverso, ovvero il futuro dell’aeroporto di Firenze – e dunque di fatto bloccato: proprio come avevamo previsto; proprio il motivo per il quale ci eravamo astenuti.

Non passa giorno, in sostanza, in cui la giunta non dimostri di esser piombata nel caos più totale. Tutto concorre a individuare una Regione in difficoltà. Nei momenti difficili, i veri leader tirano fuori la loro forza carismatica. Ma io, in questi quattro anni, di leadership forti non ne ho viste.

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