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Si cancellano le province, si moltiplicano i prefetti: è la burocrazia che avanza!

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Si cancellano le province, si moltiplicano i prefetti: è la burocrazia che avanza!

Un destino cinico e baro, da una parte ci sottrae rappresentanza, dall’altro ci restituisce burocrazia. I politici passano tutti, ma i burocrati restano sempre. Evviva, siamo tutti più felici!


 

Strana visione della democrazia nel nostro paese: affidata a dei burocrati, a dei rappresentati nominati dal governo e non dai cittadini. A loro Letta (vedi seguito) affida infatti: 1) la libertà dei cittadini, 2) l’esercizio dei diritti, 3) la coesione sociale, 4) la funzionalità del sistema, 5) la tenuta dello stato. Una dichiarazione che associata alla appena decretata fine dell’ente provinciale, ha un vago retrosapore golpista. Una visione centralista e governocentrica del potere che ha ormai preso corpo nel nostro paese, preda del qualunquismo demolitorio e della carneficina della rappresentanza politica. Aveva ragione il duce quando diceva che governare gli italiani non è difficile, è inutile. Questa visione "lettiana" della democrazia, è ben spiegata nel messaggio di auguri che lo stesso presidente ha rivolto ai prefetti, che con l’ultima maxi infornata di fine anno (22 nuovi prefetti), sono diventati 207 contro le 105 prefetture in Italia.

Alla faccia della "spending depiù" !

Scrive Letta: “L’occasione delle festività natalizie mi è particolarmente gradita perché mi offre l’opportunità di esprimervi la mia riconoscente gratitudine per tutto quello che fate, con competenza, dedizione e passione nelle diverse realtà in cui operate, tutte accomunate, in questo particolare momento storico, da un diffuso disagio sociale, che è disagio di vivere, e quindi impone una più forte rete di protezione e di solidarietà. Sono convinto, per averlo potuto constatare in questi mesi di lavoro a fianco a voi, che rappresentate l’istituzione più sensibile a ciò che accade nella società e quindi, quella da cui ci si aspetta un’attenta lettura delle diverse istanze che impongono risposte sempre più tempestive, adeguate e responsabili. E’ con consapevolezza che uso la parola responsabilità, in quanto l’essenza stessa della vostra missione riguarda in primo luogo la libertà dei cittadini e la garanzia dell’esercizio dei diritti, in uno con la tenuta della coesione sociale, ancor più necessaria nel difficile momento e tra le tante tensioni che il nostro Paese sta vivendo. In una realtà fortemente caratterizzata da un’accentuata vocazione autonomistica che fa del pluralismo una sfida ed una ricchezza per il Paese, a voi prefetti, nella vostra funzione di amministrazione generale, spetta il delicato compito di assicurare, nel rispetto delle prerogative di ciascuna componente istituzionale, la funzionalità del sistema nella sua interezza e la sua complessiva tenuta. Molti gli impegni e le sfide che ci attendono anche nell’anno che sta per cominciare. Sono certo che insieme, come ogni grande squadra, animati dalla nobile idea di essere al servizio della Repubblica e dei suoi cittadini, lavoreremo per assicurare ai nostri figli la speranza di un domani migliore".

Ha buon gioco Matteo Salvini nel riprendere i temi bossiani, che apostrofò i prefetti come «brutti figuri» e «viceré romani».

Nel nostro paese ci sono 80 prefetti senza incarico (una ventinma saranno a disposizione del ministero), ma con lo stipendio di prefetto, che è sensibilmente superiore a quello di viceprefetto: e questo comporta un esborso per le casse dello Stato, nell’immediato e per gli anni successivi. La logica di questa decisione? Mero arroccamento burocratico, in vista di futuri tagli al numero complessivo dei prefetti, meglio allargarsi, finché i ministri di oggi si prestano ad assecondare un passo del genere, suggerito dal ceto prefettizio. In tal modo, se mai domani dovesse arrivare qualche sforbiciata, sarebbe sempre sul di più già ottenuto.  

Dice Matteo Salvini: “Quando si tratta di polemizzare sull’operato di sindaci e presidenti di Provincia, tutti i partiti sono sempre pronti a stracciarsi le vesti per ogni minima mancanza, mentre delle opacità e degli sprechi delle Prefetture italiane nessuno parla mai, Grillo compreso. Nel frattempo il Governo taglia le Province e mantiene le Prefetture – continua il segretario - carrozzoni statali che fagocitano circa nove miliardi all’anno per svolgere funzioni che potrebbero ben più efficacemente essere in capo agli enti locali. Come dovrebbe essere in un Paese democratico, dove la legittimazione non proviene da una circolare ministeriale, ma dal voto democratico dei cittadini”.

Lezione di democrazia dalla Lega Nord, che (almeno a parole) ha non una ma cento volte ragione e che fa seguire alle parole i fatti, preparandosi ad un referendum per chiedere l’abolizione delle Prefetture. È quello per cui la Lega scenderà in piazza nei prossimi giorni, per raccogliere le firme. Non sanno quanto è dura, ma lo scopriranno presto.

Peccato che Maroni già ministro dell’interno, non mosse una paglia in direzione della deprefettizzazione dello stato.

Ma questa è un’altra storia. 

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