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Sul ponte sventola bandiera bianca…

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Sul ponte sventola bandiera bianca…

MILANO, 10 dicembre (Reuters) – Banca d’Italia, al termine dell’ispezione di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio conclusasi il 6 settembre scorso, ha rilevato circa un terzo di crediti deteriorati... Boom!

  

 

 

Ma come siamo arrivati a tutto questo? La nostra Banca, scrivono i sindacati interni, dopo più di 130 anni di autonomia è costretta ad arrendersi all’evidenza ed a ricercare un processo di integrazione e/o aggregazione con un altro gruppo bancario che consenta di raggiungere dimensioni aziendali tali da garantire maggiore stabilità per il futuro.

Imputato maggiore, come sempre, la cattiva qualità del credito che ci ha portato a dover spesare circa 800 milioni dal 2009 ad oggi e che necessiterebbe di ulteriori rettifiche per 80 milioni oltre che di un’attenta revisione delle posizioni a incaglio e a sofferenza.

Vediamo qualche criticità..

I 15 membri del consiglio di amministrazione hanno goduto per anni, della possibilità di richiedere ed ottenere dalla banca per se stessi o per proprie società, affidamenti anche per importi considerevoli. Più o meno una media di 20 milioni di euro a testa. Almeno una decina tra loro (solo l'ultimo CDA ne ha fatto a meno) ne hanno usufruito a piene mani. Questi soldi sono quelli che i cittadini hanno affidato alla gestione della banca, e sono stati gestiti con largo margine di discrezionalità dai membri del consiglio.

Se questa norma era assolutamente legittima sul piano formale, in realtà ha permesso la dispersione degli investimenti sulle più disparate aree geografiche e di interesse strategico, limitando la possibilità di intervenire sul territorio di riferimento. Quale interesse avrebbe dovuto esserci nell' affidare aziende di Bergamo o di Benevento:  il territorio su cui è cresciuta Banca Etruria è un altro, su quello dovevano essere concentrati gli investimenti.  Questi erano i principi che avevano permesso alla vecchia Banca Mutua Popolare Aretina di svilupparsi nel secolo precedente. Lo stretto rapporto con quella terra d'Etruria, da cui è bene non dimenticarlo, proveniva quasi il 70% delle risorse di questo istituto.

Ma questo è tutto sommato il male minore. Magari si fosse trattato di sola dispersione. Gli ultimi dati in nostro possesso, ci raccontano di decine (e sono ottimista, molto ottimista) di milioni di euro a contenzioso o ad incaglio, riferiti ad utilizzi diretti del solo CDA della banca. Posizioni a sofferenza che in qualche caso (dati fine 2012) superano abbondantemente i 60 milioni di euro inchiodati su un singolo consigliere (ma voci non verificate indicano una cifra doppia).

La scelta di finanziare grandi imprenditori e gli amministratori della Banca, è stata veramente infelice. E’ infatti rarissimo trovare una banca che affida in modo così rilevante il proprio stesso management, ma al contrario, proprio per evitare i naturali possibili conflitti di interessi ed eventuali rischi creditizi, questi vengono di solito “aiutati e consigliati” a ricorrere ad altri istituti.

Se la dispersione degli investimenti in aree diverse da quella di riferimento, ha limitato la capacità di credito della banca, le sofferenze provocate negli affidamenti di diritto al CDA, ne hanno minato l’immagine e messo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza.

Alla luce di queste riflessioni, ma anche degli ultimi eventi che stanno coinvolgendo Banca Etruria, assume una nuova luce ed è molto più comprensibile la corsa, anzi la rincorsa, a caccia degli azionisti durante l’ultima assemblea elettiva. Una macchina da guerra che vedeva schierati dirigenti, funzionari e quadri (proprio quelli il cui sgabello adesso vacilla) all’inseguimento di ogni azionista/elettore.

A pensar male si fa peccato…

Ma il punto critico di non ritorno sono state le scelte strategiche errate e i rischi nei vari comparti della Banca e delle controllate, come l’aver concesso un finanziamento di 10 mln di euro al Gruppo immobiliare Isoldi di Forlì, affidamento erogato  nel 2010 mentre l’azienda era o stava per entrare in Amministrazione Controllata. Difficile cadere dal pero e dichiarare che non si sapeva nulla. E sarei pronto a scommettere i miei pochi spiccioli, che nei prossimi mesi verrà fuori che anche Banca Etruria ha fatto prestiti ad amici degli amici, regolarmente falliti!

Le dimissioni di Masera.

Dietro i tanti applausi che si sono susseguiti e oltre la parata di amministratori locali che hanno mostrato la loro gioia per l’andamento della banca (!), all’ultima grande assemblea ordinaria, sono arrivate inaspettate le dimissioni di Masera (ex Dirigente della Banca d'Italia, nonchè ex Ministro ). Dimissioni che alla luce degli eventi, lasciano aperte tutte le possibili interpretazioni. Non ultima, la forse poca coincidenza di vedute sulla gestione della stessa.  Il resoconto di gestione al 30 settembre 2012 infatti, già evidenziava rettifiche su crediti  per 90 mln di euro, superiori di circa 25 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e questo naturalmente non faceva presagire niente di buono

L’utile di circa 4 milioni, dichiarato nel  1° trim. 2013 mostrava che in realtà la situazione era drammatica. Ma chi poteva credere che in tre mesi sarebbero cambiati i Fondamentali di bilancio al 31.12.2012? Fondamentali che presentavano partite anomale su crediti per 1,5 miliardi di euro e tantissimi altri problemi nelle partecipate, negli oneri di gestione, ma soprattutto gravi carenze sotto l'aspetto strategico.

La verità che è sotto gli occhi di tutti è che le azioni Banca Etruria hanno perso il 96% circa del loro valore in pochi anni. Questo perché la banca è stata carente di strategie, collezionando errori gravi, con acquisizioni errate e con sprechi di patrimonio enormi: Banca Popolare di Roma,  partecipazione di maggioranza nella Banca Lecchese, acquisizione di una Banca risultata vuota come la Del Vecchio, 14 sportelli acquistati da UNICREDIT soprattutto nel Molise e tantissime partecipate inutili.

Scrivono ancor più duri i sindacati di BE: Ovviamente, quanto sopra, è frutto di gravi responsabilità e incapacità che necessariamente dovranno essere individuate. Chi ci ha ridotto in questa situazione non potrà non rispondere del proprio operato.

Che dire poi del comparto Creditizio, con impieghi erogati a grandi azionisti ed Amministratori,  anziché alle piccole e medie imprese del territorio di storico insediamento. . . Per non parlare dell'ultimo aumento di capitale, dove c'è stata troppa farraginosità nei confronti degli azionisti: in pochi avevano capito qualcosa sul meccanismo del raggruppamento di azioni.  Ma non era meglio non fare alcun raggruppamento ed emettere le nuove azioni a 0,12/014 anziché a 0,60?

Per quanto concerne gli Organi di Vigilanza, la prima ispezione del 2002 evidenziava un giudizio in prevalenza sfavorevole ed ulteriore requisito patrimoniale del 2%, oltre a quello previsto per tutti, ancora in essere. Una nuova ispezione nel 2010 (ultimata a maggio) emetteva un giudizio in prevalenza sfavorevole, con il Consiglio di Amministrazione accusato di aver compiuto un atto illegittimo nella stipula dell'accordo con il Presidente onorario, mai fatto approvare dall'Assemblea.

Nessuno ha mai portato a conoscenza dell’assemblea dei soci, nè l'accordo, nè i rilievi di Banca d'Italia. Risultato: sanzioni nessuna. E questa è Banca Italia.

Oggi sul ponte di comando sventola bandiera bianca. Fuori di metafora, Banca Etruria dovrà essere incorporata da un’altra Banca, con sicura perdita di qualsiasi autonomia, affossando per sempre l'economia aretina già in grave declino. Intanto il direttore generale si è aumentato lo stipendio a circa 640 mila euro contro i 420 mila di due anni fa… 

Ancora scrivono i sindacati: Non permetteremo a nessuno di fare i propri giochi prescindendo dal bene dei lavoratori, non lasceremo che anche nella nostra banca chi ha sbagliato o comunque ha fallito nel proprio intento esca di scena con qualche poltrona garantita e con buonuscite milionarie. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e questi occhi vigileranno attentamente e pretenderanno di essere ascoltati sia come lavoratori sia come soci di una banca che è ancora una banca popolare con voto capitario!

Forse davvero meglio sarebbe il commissariamento, che in un colpo solo potrebbe cancellare gli Organi Amministrativi e di controllo. I Commissari potrebbero dismettere tantissimi investimenti (Del Vecchio, Lecchese, Etruria Informatica le due BAP Vita e danni, tantissimi sportelli nel Molise, Lombardia, Emilia e parte del Lazio, per fare una Popolare interregionale Toscana-Umbria) e alla fine dell’operazione riconsegnare la Banca ai Soci e quindi alla gestione ordinaria (salvo problemi gravi e conseguente liquidazione).  Tenendo presente che la riconsegna alla gestione ordinaria, avviene di solito solo se la situazione tecnico-patrimoniale lo consente e se c'è un  gruppo di persone che l'Organo di Vigilanza ritiene affidabile per una nuova gestione…!

Sul ponte intanto continua a sventolare bandiera bianca… 

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