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Il Capo Gruppo Francini: “la mia priorità è l’unità dell’opposizione nel nome degli interessi della città e dei cittadini”

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Il Capo Gruppo Francini: “la mia priorità è l’unità dell’opposizione nel nome degli interessi della città e dei cittadini”

Francini pare voglia prendere le distanze da chi pretende di tirarlo per la giacchetta, affinchè aderisca ad un gruppo anzichè ad un altro, in cui pare ormai comporsi la galassia del centro destra italiano. Per chi è stato eletto in una lista unitaria, che doveva rappresentare tutta l'opposizione, trovarsi adesso nella necessità di dover scegliere, può essere anche un bivio impossibile o uno strappo doloroso, ma anche una scelta non dovuta.

 

“Comprendo confronti e differenziazioni ma abbiamo un dovere: lavorare per Arezzo prima che i danni della Giunta Fanfani si moltiplichino ulteriormente”

Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Fratelli d’Italia e chi più ne ha più ne metta. Non voglio sminuire l’importanza delle varie sigle alternative alla sinistra ma, visto che in questi giorni sui media locali non si parla d’altro chiamandomi spesso in causa, ritengo opportuno e doveroso, verso gli amici e gli elettori, precisare quelle che sono le mie intenzioni.

Premetto subito a scanso di equivoci che non nego la mia simpatia per il Presidente Silvio Berlusconi e rispetto per tutto quello che ha rappresentato e rappresenta nel nostro Paese come non nego di avere rapporti e affinità culturali con amici “romani” a cui tengo molto, penso al Ministro Lupi.

Detto ciò faccio notare che sono semplicemente il Capo Gruppo consiliare – primus inter pares – di sette amici eletti consiglieri con il voto di preferenza, che nel nostro Comune rappresentano la vera opposizione alla Giunta Fanfani e al suo ormai proverbiale immobilismo. Un gruppo consiliare che continua ad esprimere la sola alternativa per il futuro di questa città, amministrata da una sinistra sempre più gattopardesca, desiderosa di “cambiar tutto purché nulla cambi” (l’arrembaggio al carro di Renzi, ove accorre chi non più tardi di un anno fa esprimeva opinioni di tutt’altro che tenere sul conto del nuovo segretario, ne è la prova più evidente, ancorché da molti taciuta).

Al gruppo consiliare devo la mia presenza politica sui media; a questo gruppo, soprattutto, devo il mio rapporto con tante realtà cittadine che da solo non sarei mai stato in grado di avvicinare, né di conoscere. Avendo sulle spalle la responsabilità di guidare l’attività consiliare del gruppo, al quale appartengono amici che esprimono sensibilità e riferimenti politici diversi, ciò che oggi avverto come primo dovere è quello di lavorare per l’unità almeno in consiglio comunale per poter continuare a condurre una propositiva opposizione all’amministrazione Fanfani, anche in vista delle future elezioni amministrative.

Le questioni attinenti alle sigle sono certo importanti, ma si tratta di temi che interessano ad oggi solo il centro e che non spostano di un centimetro i problemi dei cittadini di Arezzo, dalla sicurezza, alle buche sulle strade, ai problemi di viabilità e parcheggi, fino al lavoro. Se domani l’opposizione a Palazzo Cavallo dovesse dividersi in più gruppi non cambierebbe di certo, ad esempio, la critica radicale sui 900.000 euro spesi dal Comune per la pista non-ciclabile di via Calamandrei, né il giudizio sul 1.200.000 euro gettato dal Comune di Arezzo, tramite Coingas, per la Casetta (o la villa?) dell’Energia: la nostra presa di posizione, semplicemente, sarebbe solo più tenue, perché una voce forte si sente meglio di mille flebili e confuse tra loro.

E’ per questo che al momento prediligo in maniera assoluta l’unità del gruppo consiliare che, se diviso, sarebbe sicuramente più debole.

Chi ha imparato a conoscermi sa che fuggo volentieri da prese di posizione retoriche; del resto la strada dell’unità nelle istituzioni è proprio quella che continuano serenamente a percorre in molte amministrazioni locali. Il mio tentativo, ad ogni modo, è ad alto rischio di fallimento: se in qualcuno del gruppo dovesse prevalere la legittima passione per le cose “romane”, a dispetto di quella per le cose “aretine”, anche io non potrò non pormi di fronte alla scelta; tuttavia, fino ad allora, la strada che intendo percorrere sarà quella dell’unità, nell’interesse di Arezzo, degli aretini e, perché no, della stessa e vasta area che ambisce a rappresentare la sempre più necessaria alternativa alla sinistra in questa città.

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